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Porsche Mission R
In pista con lo "sparo" da 10 milioni di euro

Porsche Mission R
In pista con lo "sparo" da 10 milioni di euro
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La location è straniante. Non perché il Porsche Experience Center di Los Angeles sia brutto, intendiamoci. Ma perché non essendo il circuito al suo interno una pista "vera" (come invece è l’analogo impianto appena inaugurato in Franciacorta, al punto che ci fanno la Carrera Cup) il percorso sfila accanto – nel senso di una decina di metri, in alcuni punti – a una delle più trafficate autostrade del sud della California. Il che, onestamente, distrae, quando stai guidando una Porsche di cui sai esistono soltanto due esemplari, ognuno dei quali vale circa 10 milioni di euro (me l’hanno ricordato quando sono entrato nell’abitacolo, tanto per mettermi a mio agio). Se riesci a distogliere lo sguardo periferico dal semi che ti sfiora a sinistra, e a concentrarti sul mezzo di cui tieni il volante fra le mani, realizzi lo straordinario privilegio che ti hanno concesso: dimostrando una certa dose di temerarietà (non per le mie doti di guida, notoriamente sopraffine, quanto per il valore dell’oggetto), quelli di Stoccarda mi hanno infatti invitato in California – unico in Italia e fra pochissimi al mondo – a provare la Mission R, concept full electric che riveste molteplici significati per la Casa tedesca. Da una parte, deve indicare la strada per la transizione all’elettrico che inevitabilmente avverrà anche nelle corse, passo delicatissimo per un marchio che sull’eccellenza dell’endotermico ha basato il proprio mito. Dall’altra, rappresenta il punto d’avvio sul quale immaginare il futuro delle sportive entry level di casa: nonostante nessuno voglia ammetterlo (anzi, lo smentiscono tutti con una decisione financo sospetta), la prossima 718 – che sarà Bev (urla e stridor di denti) – prenderà molto dalla Mission R.

Per ora, comunque, siamo allo stadio prototipale. E siccome quelli della Porsche fanno le cose a modo loro, invece di limitarsi a piazzare dentro uno stand una macchina fatta di clay e inondare i media di comunicati stampa, hanno costruito una vera macchina da corsa (per iniziare a ipotizzare un possibile monomarca? Mah, anche qui, grandi smentite): retrotreno della RSR, pneumatici slick, esoscheletro di rinforzo al posto del rollbar (soluzione leggera ma non prevista dai regolamenti, quelli attuali perlomeno), pacco batteria da 80 kWh raffreddato ad olio un po’ come sulla 919, 671 CV in modalità gara (abbastanza per correre 30 minuti prima di scaricare le pile) e 1.073 in modalità quali.

La velocità massima sarebbe di 300 all’ora o giù di lì; visto che non siamo in pista, e non ci sono spazi di fuga ma guardrail su cui schiantarsi, hanno bloccato la centralina ai 130 (peraltro, una concessione alla mia augusta persona, ritenuta l’unica fra gl’invitati degna di credito pistard: gli altri giornalisti, tutti ai 100). Poco? No. Esattamente come accade per le vetture di produzione, i vantaggi dell’elettrico si concentrano nell’accelerazione e nella ripresa, non certo nelle punte velocistiche: quando hai sotto il sedere un ordigno che ti propelle ai cento in 2 secondi e mezzo, magari con le slick fredde, hai ben altro a cui pensare che non alla rapidità con cui salgono i numerini sul volante.

2021-Porsche-Mission-R-09

Lars Kern, pilotone factory dal palmarés scintillante, mi mostra il percorso e, prima di scendere per lasciarmi il volante, mi invita a spingere: "Ci sono soltanto due rettilinei in cui sentirai la macchina plafonata: per il resto, divertiti". Ubbidisco. Primo stint, inseguendo una GT3 guidata da un istruttore della scuola. La pista, a volerla chiamare così, è un toboga perfetto per esaltare le caratteristiche dinamiche delle Porsche di serie, non certo per fare i temponi. C’è pure una montagnetta in stile corkscrew di Laguna Seca, ma in sedicesimo. La Mission R va come uno sparo, anche se faccio fatica ad abituarmi al freno: non c’è il servofreno, non c’è l’Abs, ma l’effetto spugna dato dalla rigenerazione all’inizio mi sconcerta, premo troppo presto, allora lascio e poi rischiaccio. Quando inizio a capire qualcosa, dopo sei/sette giri, mi chiamano al box: in 20 minuti, sono passato dal 100% al 20% di carica. Ci vogliono 20 minuti per rifornire di elettroni la batteria (a 350 kW, sia chiaro). Riparto e finalmente tutto diventa più lineare. Accompagnato da un ululo quasi insopportabile (ho nelle orecchie gli auricolari per sentire le istruzioni dell’ingegnere di pista, ma non capisco una parola di quello che dice), spingo sempre di più, arrivando infine a portare la frenata dentro la curva per far ruotare meglio la macchina. Stile niente affatto scontato, quando l’auto pesa una tonnellata e mezza e il pacco batterie è dietro di te, e non sotto come sulle normali Bev. La Mission R non fa un plissé. La faccio anche scivolare in leggera derapata in uscita: non c’è neppure bisogno di un tocco di controsterzo per ricondurla a miti consigli, si riallinea e ritrova trazione, tutto da sola. Altri 20 minuti e il tempo finisce. Impressioni? Avrò modo di elaborarle in modo più compiuto sul numero di gennaio di Quattroruote; quel che mi viene da dire, all’impronta, è che questa Mission R sembra la figlia nata dall’incrocio di una 718 e di una Taycan. Un esperimento? Per ora. Ma è chiaro che da questa automobile prenderà avvio uno sviluppo destinato a cambiare i destini della Porsche. Quando chiediamo a Frank Walliser, l’uomo a capo dello sviluppo della 718, come i fedelissimi clienti prenderanno questa rivoluzione, una volta che l’elettrico arriverà alle sportive di serie, la sua risposta è tranchant: "Abbiamo già fatto una rivoluzione: è stato quando abbiamo introdotto la Cayenne. Anche allora nessuno pensava che saremmo riusciti a trasportare i valori della Casa in una Suv. Oggi abbiamo una nuova sfida. E i vantaggi dinamici e prestazionali dell’elettrico sono talmente tanti che non faremo grandi sforzi a convincere il pubblico della bontà della soluzione".

COMMENTI

  • 10 milioni di euro per una macchina elettrica anche se è un prototipo ?? E che c'hanno messo, Musk che pedala ? Comunque scherzi a parte, è un periodo di grande tristezza per l' industria dell'auto. Si è capito, che adesso, tutti, anche l'elettricista sotto casa, è in grado di fare la sua auto elettrica. Infatti si è visto in ogni parte del mondo, anche in posti impensabili, si stanno cimentando a fare automobiline. Sarà la fine dei miti automobilistici, macchine tutte uguali, senza cuore e ne anima, a no anzi, il cuore sarà uguale per tutti: elettrico. Solo una cosa potrà distinguere ogni auto: il rombo. Eh eh eh, e si, quello dato da ogni costruttore alla propria automobilina, da 4 woofer e un sub posto sotto al pianale, rigorosamente impermeabili(sigh).
  • Perfettamente d accordo con Murabito. Macchina non per appassionati di auto. Se bastasse solo lo 0- 100 scelgo le montagne russe. Ma vuoi mettere la musica del 6 cilindri sparato ad 8000 giri !
  • 30 minuti e hai finito di guidare. 10 Milioni di euro compro una F1, macchina senza senso.
  • Che evento emozionante e che chicca. Non sono un fan di Porsche, ma sono tra chi pensa che le azzeccano tutte. Ho visto diverse Taycan e mi son sembrate l'auto piu' bella del mondo, senza eccezioni. E ne ho vista una argento, una grigio topo, una arancione ed una verde oliva romana. Ora, di fronte a questa Mission R mi chiedo soltanto se sotto il vestito si tratta di una Rimac oppure no.
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