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Han, Tang, Atto 3
C’è qualità in queste elettriche Byd: le abbiamo guidate

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Ci sono Case cinesi che provano a sfondare nel Vecchio Continente, ci sono gruppi che hanno lasciato fare agli europei (per esempio, la Geely con la Volvo, con ottimi risultati), e poi c’è il “metodo” Byd. Ossia, quello per il quale l’auto a corrente viene realizzata completamente nel Paese del Dragone, concentrando in “house” la produzione delle principali componenti (batterie, motori, unità di controllo, chip). Ora, grazie alla sua rapidità d’esecuzione la Byd si appresta ad attaccare il fortino europeo con tre modelli - uno, la Suv Tang a sette posti, aveva già esordito in Norvegia nell’estate 2021 - di fascia premium, ma con prezzi il più possibile accessibili (e per ora non comunicati). Obiettivo, allargare il mercato e il “peso” delle auto elettriche e contribuire a ridurre significativamente le emissioni di CO2 nell’ambiente. È questo l’approccio con il quale il colosso cinese Byd sta per affacciarsi entro la fine dell’anno nel mercato più esigente del mondo. E lo fa con altri due modelli a corrente, dal design ricercato: una Suv di segmento C - la Atto 3 - e una berlina sportiva, la Han. Una gamma vera, differenziata, con la quale il gruppo asiatico mira a farsi conoscere dalla clientela più diffidente in circolazione e a farsi strada in un mercato-sistema che in questo momento sta pagando duramente gli effetti combinati dei rincari energetici, della cronica carenza dei microchip (che arrivano dall’Asia) e dei problemi economici generati dalla guerra causata dalla Russia in Ucraina. 

Sicuri di sé. Insomma, non sembra il momento migliore per uno sbarco in grande stile in Europa, ma il gruppo Byd ha armi idonee da mettere in campo: da quello che abbiamo potuto capire, ci è sembrato quello dalle spalle più larghe, dallo spessore maggiore in termini di risorse, personale e pianificazione, forte di una solida tradizione di realizzazione in proprio dei principali componenti per auto elettriche. Una linea di produzione “corta”, integrata ed efficiente, nella quale è possibile prendere decisioni rapide e tramutare un progetto in realtà in tempi relativamente brevi. Ovvio, poi c’è il prodotto, ossia i tre modelli che andiamo ora a osservare più da vicino, che dovrebbero essere seguiti da altri, chissà, magari da un’utilitaria e da una sportiva, come abbiamo potuto scorgere nel video introduttivo alla presentazione. Su questo e su altri temi, però, bocche cucite da parte del management della Casa. Come non è stato possibile sapere quando avverrà lo sbarco del marchio in Italia: dovrebbe cadere nel corso del 2023, e questo anche perché il nostro Paese, rispetto a quelli del Nordeuropa, non è considerato ancora pronto e ricettivo per le Bev, da un punto di vista commerciale e della rete di ricarica. Ma vediamo più da vicino i tre modelli della Byd.

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Atto 3: la taglia è giusta. Partiamo dal più piccolo, la Atto 3, forse il più adatto, per design e taglia, al nostro mercato. Anche se, quando sbarcherà sul nostro mercato, la Suv potrebbe essere affiancata pure da altri modelli. Sulla Atto 3 i sedili anteriori hanno l’appoggiatesta integrato, per un tocco sportivo. Sono molti i comandi sul tunnel, con il selettore di foggia aeronautica: non convince tanto l’hazard piazzato verso il guidatore, anche se non era possibile sistemarlo sulla console, per via del monitor touch da 12,8 pollici rotante (da orizzontale a verticale, e viceversa). I materiali risultano gradevoli sulla plancia e sui fianchetti porta, pur senza essere ultra morbidi. Piuttosto precisi gli assemblaggi sul padiglione e sui montanti, e ben realizzato il tunnel. La macchina, in sostanza, è curata, anche nei rivestimenti e nei dettagli. Ma a colpire è anche l’originalità del design: in particolare laddove riguarda la protezione delle tasche porta, realizzata tramite qualcosa di simile a tre “corde di chitarra”, che suonano pure quando vengono toccate. In seconda fila lo spazio per le gambe è buono (il passo è di 2,72 metri), come pure quello per la testa, nonostante il padiglione rastremato. Il tetto panoramico, con prima porzione ad apertura elettrica, è di serie su tutti e tre i modelli. I sedili sono morbidi e non molto profilati: vanno valutati sulle lunghe distanze. Comode le bocchette di ventilazione posteriori, con design a lamelle. Lo spazio si ritrova anche nel bagagliaio (capacità, 440 litri), che vanta il piano di carico regolabile e una cappelliera robusta, ma è privo di ganci o anelli di fissaggio. Inoltre, l’altezza soglia del vano non pare così bassa.

Agile e briosa. Ci si trova in fretta al posto guida della Atto 3: il volante non è molto grande ed è leggermente inclinato in avanti, come sulle altre Byd: inoltre la strumentazione raccolta - tipo VW ID.3 - risulta solidale al piantone. La seduta del nostro esemplare è molto asciutta e fasciante, forse non l’ideale per le taglie forti. Una volta in marcia la ruote alte cinese mette in mostra una buona agilità e una spinta vivace, ma progressiva e ben gestibile. La trazione anteriore mostra solo qualche reazione allo sterzo quando si ridà gas a volante non allineato. Nulla di trascendentale. Macchina interessante e di spessore, insomma, questa Atto 3, che ha - per quel poco che si è riuscito a capire in questo mini-test - una certa sincerità in fase di inserimento in curva. Bene la frenata, sicura grazie all’impianto Brembo-Bosch, con un mordente al pedale non certo racing. Limitata, invece, la visibilità posteriore, che dovrà essere assistita da telecamere.

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Comoda e versatile. Sulla Tang si sale di un ulteriore gradino. Facile sistemarsi con le regolazioni elettriche, anche del piantone. La strumentazione digitale è ben più ampia di quella della Atto 3, cui si affianca il monitor touch rotante (azionabile anche dalla razza sinistra del volante) da 15,6 pollici. Le finiture sono di buon livello: plancia rivestita con cuciture a vista e un tessuto morbido nella parte inferiore, che corre sui fianchetti porta. Gli assemblaggi relativi a padiglione e tunnel sono corretti, privi di “giochi” evidenti. La seduta è più comoda e abbondante rispetto a quella della Atto 3, e dunque adattabile a più taglie. Nella seconda fila, scorrevole e frazionata, lo spazio è generoso in tutte le direzioni, e ad aiutare è ancora una volta il pavimento piatto. Per accedere alla terza fila, adatta in altezza anche a una persona di statura media, è necessario reclinare una delle due parti esterne dello schienale frazionato e poi far avanzare il “blocco” grazie alla regolazione longitudinale. L’accesso richiede una certa agilità e non è delle più comode, soprattutto in fase di uscita dall’auto. Il portellone elettrico scopre il bagagliaio, logicamente ridotto se la terza fila è in posizione standard (minimo 235 litri, fino a un massimo di 1.655). Due comode levette consentono però di reclinare gli ultimi due sedili, così si ottiene una zona di carico profonda e regolare. 

Sprintosa. Nel breve test, la Tang si è dimostrata più agile di quello che la taglia (4,87 metri) lascerebbe intendere. Merito della spinta pronta e corposa dei due motori elettrici, che, oltre a erogare in totale 517 cavalli, realizzano la trazione integrale. Lo sterzo, abbastanza leggero, pare discretamente preciso per il tipo di vettura, nei limiti offerti dalle poche svolte presenti nel nostro percorso. Sembra sincero il comportamento in curva, ma il tutto andrà riconsiderato in un vero test su strada. Presente, a mia sorpresa, il Launch control, che si attiva sulla razza destra del volante e che ci ha permesso di staccare un “4,8 secondi” sullo 0-100 km/h indicato nella strumentazione. Energica e piuttosto efficace, a sensazione, la frenata assicurata dall’impianto Brembo. Capitolo rigenerazione: anche nel caso della Tang, l’effetto sembra inferiore a quello della concorrenza, pur selezionando il massimo livello di esecuzione. Insomma, niente “one-pedal” feeling, su queste Byd. 

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Potente e veloce. La berlina Han promette molto, e non solo per i 517 cavalli erogati dai due motori, che, come sulla Suv sette posti, garantiscono la trazione 4x4, un elemento di equilibrio dinamico. Il baricentro è basso e la seduta di conseguenza, con posto guida comodo e ben adattabile. Vettura subito molto pronta e scattante in Sport (ci sono anche le modalità Eco e Normal), forse non un fulmine nei cambi di direzione (la massa, come sulla Tang, è importante), ma il tracciato scelto per questa prima presa di contatto non è certo l’ideale per far emergere le doti di una berlina lunga quasi cinque metri e dal passo di 2,92. Nella prova del Launch control stacchiamo comunque un interessante 4,5 secondi sullo 0-100, non lontani dal dato dichiarato di 3,9. Ma, cosa più importante, la berlina trasmette sensazioni di qualità e un adeguato isolamento acustico. Passando all’abitabilità, sono molto spaziosi anche i posti in seconda fila, dove si possono quasi distendere le gambe. D’effetto il monitor incluso nella parte posteriore del sedile centrale che, una volta reclinato, può essere utilizzato per gestire la climatizzazione posteriore. Infine, il baule ad azionamento elettrico dischiude un bagagliaio profondo e abbastanza ben rifinito. Fin qui le prime sensazioni a bordo delle tre Byd. Ora, attendiamo l’ufficializzazione dei prezzi di listino, grazie ai quali sarà possibile stilare un commento più centrato su questi prodotti. 

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