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Nuova Lexus RX
Passista nata, con interni sublimi (da tedesca e forse di più)

Nuova Lexus RX
Passista nata, con interni sublimi (da tedesca e forse di più)
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Nonostante nel mondo ne siano state vendute uno sfracello (3,5 milioni di unità dal 1999, per essere pedissequi: da anni è la Lexus più popolare negli Stati Uniti, che a sua volta è il principale mercato del brand di lusso Toyota), la RX rimane per noi sempre più isolati italiani il classico oggetto misterioso. Ed è un peccato, perché la Suv giapponese ha saputo affermarsi in un segmento zeppo di rivali grazie a una formula diversa dalle "solite" tedesche che noi decadenti europei, per ragioni di abitudine e prossimità culturale, inevitabilmente consideriamo lo standard: mentre quelle puntano sulla raffinatezza tecnica e sulle doti dinamiche, la grande Lexus (grande, dipende dalla prospettiva: negli Usa è catalogata come mid size, ma quelli misurano il mondo a modo loro) fa della qualità costruttiva, dello spazio e del confort i propri atout.  

Era dunque inevitabile che arrivata all’ennesimo cambio di modello la RX non tradisse la propria natura, affinando ulteriormente le istanze che l’hanno resa vincente e cercando nel contempo di aggiungere a una formula divenuta classica sensazioni un filo più gratificanti in termini di handling e di guida. Così, ecco arrivare un nuovo pianale, che è poi quello presentato da non molto sulla NX (nome in codice GA-K), sia pur allungato per adeguarlo alle maggiori dimensioni. La gamma motori prevede tre ibridi: due full classici – 350 e 500 – e l’inevitabile plug-in, che a quanto ci dicono in Europa dovrebbe essere la versione di punta, essenzialmente grazie al mercato delle company car ormai orientato – per scelta etica o per convenienza fiscale – verso le ricaricabili (poi, che i pur privilegiati dipendenti si guardino bene dall’avvicinarsi a una colonnina, vanificando con la loro accidia il senso della tecnologia, è un altro paio di maniche). Anche l’unità motrice è presa dalla NX: termico da 2.5 litri e due motori elettrici che servono altresì per la trazione integrale. In teoria, con il pacco batteria da 18,1 kWh pieno si percorrono 80 km. Il lunghissimo test (un giorno intero di guida sulle strade della California) era per metà in autostrada; e se tale scelta ha da un lato evidenziato come le autonomie dichiarate in elettrico siano in quel contesto fuorvianti (a velocità codice, la carica s’esaurisce dopo 40 km o poco più), dall’altro ha portato alla luce la natura da grande routière della RX.

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Dentro è una delizia. Silenziosa, ben sospesa, tarata sul morbido (solo i sedili mi sono parsi rigidi), la RX ha tutte le carte in regola per piacere agli americani, per i quali Lexus è altresì sinonimo di qualità (è anche vero che negli States, prima che arrivassero i maniacali giapponesi, erano abituati al made in Detroit, non proprio un riferimento nel campo). Ed effettivamente l’abitacolo è fatto benissimo, nei dettagli, negli accoppiamenti e pure nei materiali, che fino a un certo punto sono stati il punto debole. Anche il nuovo infotainment funziona bene. Sarà il classico percepito, ma l’impressione è che i tedeschi, negl’interni, si siano fatti superare. Dove ancora prevalgono, invece, è nella "pulizia" di guida. Non che la Lexus non sia gradevole da portare, tutt’altro: ma, pur riconoscendo un sostanziale miglioramento in fatto di precisione e progressività dello sterzo, la RX è – ed è sempre stata – una passista. Una caratteristica non percepibile dal guidatore normale e ampiamente compensata da eccellenze nei campi che il pubblico d’elezione s’aspetta in una Lexus.

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