Prove Speciali

Volvo C40
Da Bari a Milano, sull'elettrica, con Ivan Capelli - VIDEO

Volvo C40
Da Bari a Milano, sull'elettrica, con Ivan Capelli - VIDEO
Chiudi

Ore 6:00, non si sa mai… Perché 918 km tutti d’un fiato, dipendendo da una spina, potrebbero riservare qualche sorpresa. Bari si sta per svegliare, è quasi all’orizzonte, la C40 è piena di energia e Ivan Capelli tiene le mani fisse alle 9:15 a prescindere, anche se siamo ancora nel parcheggio (piloti, che gente…). Destinazione Milano. Io sono al suo fianco, per capire, condividere e vivere una risalita d’Italia in elettrico. Sono curioso di questa situazione, perché Ivan è "uno vero" (due podi in F.1), chissà cos’ha da raccontare. E l’auto elettrica è un contesto perfetto. Sopratutto sarà interessante scoprire che servizi/disservizi troveremo alle varie latitudini dello Stivale e se il tempo di viaggio promesso dal navigatore verrà mantenuto.

Si comincia. Primi chilometri, prime considerazioni. C’è un silenzio assoluto: non ci sono, per esempio, i rumori tipici dei "pistoni"; oltretutto l'auto è come tradizione ben insonorizzata. La spinta in accelerazione è notevole (i cavalli sono 408) e l’accoglienza a bordo è di livello. 130 km/h fissi, ma non di cruise, perché Ivan preferisce gestire il gas (è lì la sfida…). Davanti agli occhi spicca una finitura strana sulla plancia, una sorta di cartografia stilizzata, in rilievo. “Rappresenta la catena montuosa di Abisko, nel cuore della Lapponia”, puntualizza preciso Ivan. È super preparato. “L’azienda svedese, da sempre attenta alla sicurezza, cavalca in ogni modo questo delicato momento di consapevolezza nei confronti della sostenibilità. Pensa, ricorre perfino a sostanze naturali come il lino o la lana pur di stressare il concetto di economia circolare. Entro il 2025 il 25% di tutti componenti saranno riciclabili. Già ora, questa C40 non ha un centimetro di pelle al suo interno, ma un materiale, chiamato Nordiko, che ne riproduce le caratteristiche. Entro il 2030 le Volvo saranno solo elettriche, entro il 2040 l’azienda sarà carbon free”.

Volvo C40: da Bari a Milano al fianco di Ivan Capelli

Gli assi della C40. Pilota era, pilota è rimasto. Anche nel sapere, nel capire, nell’approccio alle cose e al cambiamento che stiamo vivendo: non dà nulla per scontato, si prepara, ricerca la perfezione. Ragion per cui si è calato nella parte, pianificando il viaggio prima di partire come è d’obbligo fare se dipendi da una spina. Quindi calcolo della distanza, impostazione della meta finale (Milano) e ricerca delle ricariche ideali. La C40 fornisce questi elementi, ha un software sofisticato, un processore intelligente che si rivela un aiuto indispensabile alla guida. Il navigatore diventa un amico fidato e… obbligatorio. L’altro strumento utile è la card Volvo, fornita insieme all’auto, che consente di ricaricare ovunque e di pagare la meno della metà (0,35 euro al kWh invece che 0,79) alle colonnine Ionity.

Rifornimento a Termoli. Prima sosta suggerita: Termoli, 220 km dalla partenza. L’asfalto scorre veloce, c’è poco traffico e un verde commovente ci accompagna al nostro fianco. A tratti, si palesa una lingua blu sulla destra. Ecco perché ci sono così tante targhe straniere sulla strada… Che Paese, il nostro. Eccoci a Termoli, usciamo dall’autostrada, perché la colonnina si trova fuori. Questo è ancora uno degli aspetti da migliorare (da Sud a Nord, il primo rifornimento per Ev disponibile nella nostra tratta, la A14, è l’area di servizio di Secchia Ovest, a Bologna), ma le cose stanno cambiando velocemente. Attualmente, in Italia ci sono nove stazioni Hpc attive, 21 cantieri aperti e una previsione di 100 aree di servizio entro il 2023. A due chilometri dal casello troviamo una Enel X da 50 kW, la potenza più alta in questa zona (alle 11 o 22 kW, le più diffuse, ci metteremmo troppo tempo). Si trova nel parcheggio di un’area commerciale, ma di bar neanche a parlarne… Quindi, per pit-stop al bagno e caffè, dobbiamo fare 500 metri a piedi in fila indiana lungo una strada a scorrimento veloce. Era dal militare che non mi trovavo in una situazione simile…

2022-Volvo-C40-Bari-Milano-Ivan-Capelli-08

Dal nastro americano ai consigli sul calcio a Schumy. Abbiamo un'ora a disposizione, il computer di bordo diceva che ci sarebbero volute più di due ore per fare il pieno (ecco perché è importante la potenza di ricarica delle colonnine…), ma noi staremo lì giusto il tempo necessario per incamerare l’energia sufficiente per arrivare al secondo stop (il segreto del corretto uso di un’elettrica è questo). Ripartiamo alla volta di Civitanova Marche, 224 km, dove troveremo finalmente una presa Hpc (High Power Charge), dove potremo ricaricare più rapidamente perché è una colonnina a corrente continua da 300 kW. Sarà sempre fuori dall’autostrada, ma almeno in un’area di servizio, dove potremo pranzare visto che arriveremo intorno alle 13:00. Ivan apprezza la comodità della C40, non si schioda dalle 9:15 e non cambia postura per tutto il tragitto. Mi stupisce la cosa, perché è normale sgranchirsi anche un solo muscolo mentre guidi per così tanto tempo. Lui no. Probabilmente, essendo stato un professionista del sedile, ha fatto talmente tante ore seduto così che non ha bisogno di questo. È un po’ “sovranaturale”. Però si lascia andare a qualche ricordo, e scopro che abbiamo tante cose in comune. Prima di tutto Milano, lui del 63’ e io del 66’, la mamma che non aveva il coraggio di guardarlo in gara alla televisione (idem la mia, terrorizzata dalle moto, pur se non ero in TV…), e questo timore è un comun denominatore di tutti gli sport a motore. Mi parla di come ha iniziato, coi kart, con il papà che lo portava alle gare col Ford Transit del lavoro (era un operatore video). Dei suoi 20 anni da telecronista Rai (io a Eurosport, anche se 20 anni di Rai li ho vissuti anch’io, a TG2 Motori). Parla molto bene Ivan, ha un eloquio forbito, ha il dono della sintesi, un approccio lucido, introspettivo, analitico. Ha così tanti ricordi che vorrei virare il viaggio in un “one to one” con lui, ma il nostro scopo è un altro.  “Non ti preoccupare, che un progetto in testa ce l’ho” - mi dice - “mio papà, essendo un operatore, mi ha fatto un sacco di riprese. Ho tanto di quel girato che potrei fare un docu-film…”. Devi! gli replico. Sarebbe proprio un peccato non farlo. Su tutto, mi rimane in testa l’aneddoto di quando, sotto l’acqua, corse con una tuta non definitiva in cui dovette coprire degli sponsor vecchi con il nastro americano. Per la legge di Murphy, un pezzo si staccò e, per effetto del vortice d’aria, si andò ad appiccicare proprio sul contagiri. Tutta la gara senza poterlo guardare, quindi, perché le cinture non gli davano modo di allungare il braccio per toglierlo. Fascino del Motorsport d’antan. Ma poi anche la parentesi in Leyton House, con cui sfiorò la vittoria al Paul Ricard, o quella volta in cui Michael Schumacher, sempre un po’ chiuso nei suoi confronti, gli andò invece a chiedere consigli calcistici, nella partita piloti-cantanti, perché sapeva dei suoi trascorsi da giovane (Ivan, prima di dedicarsi al volante, era una promessa del pallone).

2022-Volvo-C40-Bari-Milano-Ivan-Capelli-17

Mentre parla, su uno dei pochi curvoni della A14, ha modo di saggiare l’assetto della C40: il suo responso è positivo, pur se ammette di sentire affiorare il peso quando l’auto si appoggia in velocità, ma a me colpisce più la sua naturalezza nell’affrontare quella situazione. E mi dice: “Sai che la Volvo ha prestato particolare attenzione alle batterie? Sono all’interno di una cella strutturalmente pensata per resistere ai crash test”  Ok, Ivan, direi però che non è il caso di verificarlo ora... controbatto. Tra una parola e l’altra, è la volta del terzo stop, a Civitanova Marche, sempre fuori dal casello. Qui si fa sul serio, Enel X da 300 kW (anche se la C40 ne accetta al massimo 150), dove basterebbero 20 minuti, ma noi ce la prendiamo comoda per mangiare un boccone. Ripartiamo alla volta di Bologna, 252 km, alla colonnina della sede di Volvo Italia, con Ivan che non molla l’osso, cioè il volante, da buon professionista della causa qual è. Eppure non ci sono curve, non c’è potenziale divertimento, in cui sfruttare i paddle per ingaggiare la miglior frenata rigenerativa e incamerare energia. È un’auto votata al confort.  Così Ivan mi regala qualche altra perla, tipo quando usavano le benzine aromatiche, particolarmente corrosive, e in un rifornimento gli cadde qualche goccia sulla visiera. Risultato, plexiglass corroso, dovette cambiarlo per ripartire dalla pit-lane (chissà Greta, oggi, cosa direbbe…). Oppure del suo periodo in Ferrari, della difficile convivenza con Jean Alesi… Vabbè, è metà pomeriggio, il cielo si fa scuro, qualche goccia picchia il parabrezza e l’orizzonte milanese si preannuncia ancora autunnale rispetto al clima pre-estivo che ci siamo lasciati alle spalle. Barriera di Melegnano, sono le ore 19:00, con 2 ore e 40 minuti spesi in ricariche, più altro tempo dedicato alle riprese foto/video. Media di 28,2 kWh/100 km, dice il computer di bordo. Avevamo scommesso l’arrivo per cena, ci siamo riusciti. L’ingresso in Milano è una sorta di giro di rientro per lui, abituato alle gare, cioè quelle curve in rilascio dove pensi a quello che hai fatto, a come è andata, a dove avresti potuto migliorare. Qui c’era solo da limare i tempi morti e le pause tecniche per le riprese, ma la nostra non è stata una gara. Bensì una presa di conoscenza, di un mondo che è già qui. L’ultima colonnina è quella del Volvo Studio di Milano, una pensilina futurista con tanto di soffitto stellato. Perché Milan l’è un gran Milan. E Ivan una gran bella persona. Non vedo l’ora di vedere quel docu-film…        

COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO

ultimo commento
ultimo intervento

Volvo C40 - Da Bari a Milano, sull'elettrica, con Ivan Capelli - VIDEO

Siamo spiacenti ma questo utente non è più abilitato all'invio di commenti.
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it