Straordinari slalom tra cactus giganti, sofferti fuoristrada sulle pietraie dei sentieri di montagna, emozionanti corse sulle creste mobili delle alte dune di sabbia, parallele alle furibonde onde del Pacifico. Solitarie marce di trasferimento lungo il nastro d'asfalto che unisce il Nord al Sud di questa incredibile penisola.

Milleduecento chilometri di deserto, due mari, cinquanta isole, oltre settecento specie ittiche che sovrappopolano i fondali e almeno cento diversi tipi di cactus che prolificano a foreste. E poi, le tre suggestive catene di monti coi nomi dei martiri e dei santi (quella sontuosa della Gigantessa), le aquile e i serpenti, le carogne degli animali sulla sabbia, le auto rovesciate, ormai solo scocche vuote e arrugginite. Nella Baja la nostra Panda non ha mai tradito. Neppure quando, col filtro quasi soffocato dalla polvere e le sospensioni tormentate dai sussulti, avrebbe avuto tutte le ragioni di accusare un attimo di stanchezza.

Oltre alle impressioni automobilistiche, dobbiamo segnalare le tappe che, come fuori strada, più ci hanno emozionato (la prima e la penultima senz'altro), e lasciar parlare le fotografie. Già il primo giorno (San Diego-San Quintin) ci ritroviamo sul “difficile”: un sentiero poco più largo della Panda, col tracciato che s'aggrappa e precipita lungo i fianchi di una delle cime della Sierra di San Pedro. Sembra di marciare sul letto di un torrente in secca: è come salire e scendere i gradini appena abbozzati di una scala di pietra, o essere capitati in una cava di sassi. I terribili sassi del Mike's Sky Ranch, l'incredibile centinaio di chilometri della “Baja 1000” così spesso decisivi per il risultato finale di questa corsa straordinaria (Ensenada-La Paz) che, dal 1967, ogni anno a novembre accende gli animi e coinvolge la nazione. Il suo tracciato è parte del nostro itinerario, e vogliamo seguirlo il più possibile. Nei giorni della gara centinaia di mezzi tra vetture, moto, dune buggies e altri veicoli più o meno avveniristici piombano su questo lastricato d'inferno del Mike's anche a 70 km/h, avvolti da nuvole di polvere e di sabbia, fra il crepitio dei sassi sparati via dalle ruote. Con la Panda teniamo un'andatura ragionevole; non potendo evitare gli ostacoli bisogna ridurne il margine di rischio studiando via via i passaggi meno ostici, le pietre dalla forma meno spigolosa, avanzando a passo d'uomo sul ciglio delle buche sino a rassegnarsi ai graffi sulle fiancate provocate dai rami dei cespugli, duri come fil di ferro. La Panda ha il "fiato regolare"; i colpi del fondo si ripercuotono tutti sul volante, ma le reazioni si controllano facilmente. L'impatto iniziale non ci aveva preparato a tanto.

Superato, a San Diego, il confine con gli Stati Uniti, attraversata Tijuana (la prima città messicana, povera e polverosa), lasciamo la strada Mexico 1 che porta a Ensenada (una delle mete turistiche più amate dagli americani) per la Mexico 3, rotta che offre continue deviazioni fuori strada, tra cui una parte del tracciato della Baja 1000 che, come abbiamo detto, seguiremo il più possibile per sottoporre la Panda a una prova a dir poco estrema. Da San Quintin ci inoltriamo nella Valle del Rosario, dove il fondo ondulato di una pianura disseminata di massi alti anche tre metri sottopone le sue sospensioni a una ginnastica sfibrante. Poi, tutto cambia: si viaggia tra estensioni senza fine di cactus, fichi d'India, agavi, tanti cirio filiformi e un po’ spettrali. Poi le montagne della Sierra Calamaque (coi fianchi gonfi d'oro) si aprono con uno squarcio sull'azzurro mare di Cortez, circondando quelle baie dove entrarono da conquistatori, la prima volta nel 1532, i sontuosi quanto prepotenti galeoni spagnoli. E poi, ormai quasi alla fine del viaggio, il tramonto nella foresta gigante di cactus, incredibili candelabri a più braccia che i raggi del sole accendono, uno dopo l'altro, a sciabolate. C'è da bloccare la Panda e godere di questa luce straordinaria, ma in un attimo fa notte, e la magia continua. Il sentiero di sabbia sembra penetrare sempre più nel bosco, si ha la sensazione di essere attirati in questo intrigo di piante deformi, spine acuminate, cespugli minacciosi. La luce dei fari della piccola Panda si mescola alle ombre vaganti della notte e accentua il bianco della sabbia, impalpabile, su cui ancora una volta dimostra di “saper tenere”, con quella sicurezza che fin dall'inizio ha sfoderato. Lontano brilla La Paz. La Paz ventosa. La Paz fiorita. La Paz in attesa del suo domani. E domani, sul lungomare, alcuni ragazzi ci chiederanno con arcaica gentilezza il nome della piccola auto italiana, arrivata sin qui.

Come ha superato l'esame "Baja". Ancora una volta, l’utilitaria a trazione integrale ci ha sorpreso per le notevoli capacità di adattamento a ogni tipo di fondo, confermandosi una delle più versatili del mercato, pur con l'aspetto e i vantaggi di una normale vettura. Come al solito, le sue carte vincenti sono il motore brillante e funzionale, la leggerezza dell'insieme e la semplicità dell'impianto di trasmissione, grazie al quale è riuscita a trarsi d'impaccio sulle pietraie che costituiscono i sentieri a nord della Baja, sull'asfalto dei trasferimenti e sulla sabbia dei percorsi a Sud. Del resto, la piccola 4x4 non è nuova a viaggi-collaudo del genere: in una nostra prova speciale ha già superato le insidie dei fondi tormentati dell'Islanda e in numerosi rally africani si è sempre difesa con onore, anche nel confronto con motori più potenti e telai più specializzati. Col passare degli anni (è stata presentata nel 1983) ha migliorato le sue caratteristiche di robustezza: per questo l’abbiamo scelta per la nostra "prova Baja 1000". Non era facile trovate un veicolo con queste caratteristiche d'impiego: c'erano fuoristrada più specializzate, costruite per la marcia su fondi duri e sassosi, e c'erano anche altre berline integrali più potenti o veloci sull'asfalto. Ma il mercato non offriva una vettura altrettanto piccola, affidabile e a buon mercato ugualmente "mobile" su tutti i percorsi, grazie anzitutto alla trazione integrale. Volevamo, inoltre, un'auto facile da guidare, accessibile a tutti, con la quale affrontare senza particolari preparazioni un lungo viaggio, qual è il tracciato della Baja 1000, e rendere così più interessante il collaudo della vettura più piacevole e divertente del mondo.

Altre qualità nascoste le abbiamo scoperte proprio sui fondi particolari del nostro itinerario, ben diversi da quelli per i quali la vettura è stata progettata. Fondi adatti soprattutto alle grandi e potenti off-road americane. La Panda non è e non vuole essere una fuoristrada "pura", ma costituisce un ottimo compromesso al riguardo. Pratica, economica, eccellente sulla neve grazie alla leggerezza e alla tenuta di strada, impegnata sui fondi sabbiosi californiani ha ugualmente dimostrato che il suo piccolo motore Fire offre una coppia più che sufficiente per viaggiare senza problemi anche sui tratti più impegnativi. In passato abbiamo più volte descritto le caratteristiche di comportamento della Panda sull'asfalto o sui percorsi fuori strada tipicamente europei: veloce (supera i 130 km/h), abbastanza brillante (percorre il chilometro con partenza da ferma in 38,7 secondi), ha una notevole guidabilità e un’apprezzabile maneggevolezza, anche quando la trazione integrale è inserita. Tutto è stato confermato negli oltre 2.000 km di mulattiere, sterrati, tratti sabbiosi e strade asfaltate affrontati: non si è mai trovata in vera difficoltà, neanche quando la ridotta altezza da terra avrebbe potuto limitare le sue doti fuoristradistiche. Più di una volta la piccola Fiat ha “toccato” con il fondo i duri massi disseminati lungo le mulattiere, ma grazie alle protezioni supplementari sul pianale tutto è filato liscio. Se n'è accorta persino la guida locale, che ha condiviso con noi le fatiche del raid e che da quattro anni corre tutte le edizioni della Baja 1000. "È sorprendente: con poche modifiche potrebbe ottenere buoni risultati persino nella nostra competizione", ci ha detto.

Sugli sterrati ha sempre mantenuto una buona aderenza e sui fondi più morbidi si è lasciata guidare con facilità, conservando un comportamento omogeneo nonostante le continue variazioni del fondo. Le robuste sospensioni, che hanno un'elevata capacità di assorbimento, possono affrontare anche una montagna impegnativa: il solo limite è l'altezza da terra, un po' ridotta. Tuttavia, con assetti un po' più rialzati potrebbe passare velocemente anche su tratturi sassosi davvero ostici, come quelli che caratterizzano il Mike's Sky Ranch, la tappa più dura della Baja 1000. Lo sterzo, su questi percorsi, ha mostrato il suo lato migliore: leggero in manovra, comodo alle basse velocità e sul misto grazie anche al tipo particolare di pneumatici adottato (al posto di quelli invernali di serie abbiamo preferito i Pirelli appositamente costruiti per l’Autobianchi Y 10 4WD, che adotta la stessa meccanica della Panda 4x4), più adatti all'asfalto e alla sabbia per la loro mescola più morbida e per i fianchi arrotondati. Il cambio, pur privo delle ridotte, ha in compenso una prima marcia molto corta, utile per sfruttare al meglio il motore e superare i tratti più difficili. La manovrabilità ha risentito solo in minima parte dello sconnesso e dei sobbalzi: anche quando si è costretti a marciare a pieno ritmo, la leva del cambio oscilla appena, mantenendo sempre il rapporto inserito.

Sull'asfalto, la Panda 4x4 ha il vantaggio di un'elevata e riposante velocità di crociera grazie alle cinque marce disponibili. Sullo sterrato più consistente può percorrere le curve a velocità difficilmente eguagliabili da fuoristrada più potenti, ma più ingombranti e pesanti. Sulla sabbia o sullo sterrato sassoso, con la trazione integrale inserita si può spingerla a limiti notevoli, ed eventualmente ripotarla su traiettorie più corrette semplicemente dosando la potenza alle ruote e rendendola sotto o sovrasterzante. Inoltre, tenendo il motore su di giri, sulla sabbia più morbida si riesce a “galleggiare”, mentre altre più pesanti fuoristrada normalmente “affonderebbero”. Una sola volta, sulla spiaggia di Cabo San Lucas, abbiamo dovuto usare le piastre d'alluminio per cavarcela da un insabbiamento. Una nota va ai consumi, che nonostante l'impiego esasperato della macchina, in genere hanno ricalcato quelli riscontrati nelle nostre precedenti prove: dal 13 km/litro sull'asfalto ai 10 sullo sterrato, per arrivare al 9 km/litro nei tratti più impegnativi in montagna, dove è indispensabile l'uso della seconda e della terza.

Saliscendi a "Frisco" in 750. Di Panda in Panda. Da quella integrale alla 750. Dai saliscendi a fondo naturale delle sierras in Baja California a quelli tutto asfalto di San Francisco, nella California degli States. Dalla solitudine del deserto all'affollamento della città. Dalla trazione integrale a quella normale. Dalle foreste di cactus alle ortensie rosa e azzurre di Lombard Street, una strada tutta a “esse” come al mondo non ce n'è. Da una Panda fuoristrada a una cittadina, che ha poco da invidiare alla sorella "esploratrice". Anzi, forse proprio perché hanno la stessa madre come carattere, sotto alcuni aspetti, indubbiamente si somigliano. La 750, infatti, dimostra un'assoluta disinvoltura nell'affrontare quelle salite che a "Frisco" sostituiscono le strade. Si tratta di pendenze tipo “schiena dritta”, ma la piccola Fiat, seppur gravata dal peso di quattro passeggeri e del bagaglio, si è arrampicata con disinvolta agilità. Forse anche con meno affanno del noto “cable car”, tram che tutti conosciamo, e che sotto alcuni aspetti fa di San Francisco la più europea delle città d'America.

Certo, non ci siamo lanciati in uno di quei folli inseguimenti televisivi cui ci hanno abituati il tenente Stone e il suo braccio destro, il biondo Steve; ma sulle belle strade che circondano la baia, la Panda si è trovata a suo agio e non ha accusato complessi al confronto delle grandi vetture americane. Inoltre, dati i limiti di velocità rigorosamente rispettati, qui grandi e piccole auto finiscono per procedere più o meno alla stessa andatura. A San Francisco, poi, si è ritrovata quasi padrona dei posteggi: un buco tra una sette metri e un'altra lo ha sempre trovato, anche nelle zone più affollate. Una volta, tra una stupenda 130 e una gloriosa 124 spider (di quest'ultima ne abbiamo viste diverse in California, sebbene un po' vecchiotte). Alfa "Duetto" che ricordano i tempi in cui anche le italiane di tutti i giorni arrivavano oltreoceano assieme alle più ambite Rosse di Maranello, alle Maserati, alle Lamborghini.