Non c'è niente di meglio, nella vita, che avere delle passioni. Se, poi, sono più d'una e si riesce a soddisfarle in un colpo solo, è un po' come vincere la lotteria. Con le auto e la buona cucina, non è difficile: sono parecchi i ristoranti che permettono di godere dell'abilità dei loro cuochi e, al tempo stesso, di lustrarsi gli occhi con belle macchine e di chiacchierare con cultori dei motori. In quest'estate di ritrovata libertà (di cui fruire sempre con le dovute precauzioni) sarà dunque bello andare alla scoperta di questi locali, dei quali vi proponiamo un'accurata selezione: hanno anche il pregio, infatti, di trovarsi vicino a musei e raccolte automobilistiche, tanto da valere un autentico viaggio a tema.

Giornate complete. Quella di Maranello è una tappa obbligata. Non soltanto per il rinnovato Cavallino, affidato a uno chef di rango come Massimo Bottura, e per l'intramontabile Montana, ma anche perché permette due visite imperdibili: al Museo Ferrari, nella stessa Maranello, e a quello realizzato a fianco della casa natale del Drake, a Modena. Si possono effettuare usufruendo di un unico pass, per vivere un giorno intero all'insegna delle Rosse. I ristoranti Olio e Memorabilia, entrambi a nord di Milano, distano invece una manciata di chilometri da altri due veri templi della passione: il Museo Storico Alfa Romeo e quello Fratelli Cozzi di Legnano. Da Abano Terme, dove vi suggeriamo le Osterie Meccaniche, è facile, infine, raggiungere Romano d'Ezzelino (VI) e il Museo Bonfanti-Vimar, con le sue interessanti esposizioni temporanee.

Cavallino. Un fatto è certo: i vecchi avventori non lo riconosceranno più, il ristorante Cavallino. Resteranno spiazzati di fronte a quella vernice rossa – nonostante sia un colore a loro piuttosto familiare – che riveste per intero l'edificio posto proprio davanti all'ingresso dello stabilimento di Maranello. Si chiederanno dove sia finita quell'atmosfera fané, un po' provinciale, che si respirava nelle sue sale. Strabuzzeranno gli occhi all'arrivo di piatti come il cotechino alla Rossini, ossia un cotechino servito con foie gras (proprio come il classico filetto alla Rossini), tartufo nero e salsa alle amarene di Modena. Poi, però, li assaggeranno. E i conti inizieranno a tornare. Perché è difficile immaginare che in passato abbiano potuto mangiare qualcosa di altrettanto buono, o anche soltanto di paragonabile, al Cavallino.

Al timone, Bottura. Lo storico ristorante di Maranello, infatti, è stato riaperto lo scorso giugno, dopo una lunga ristrutturazione, con una novità clamorosa: le chiavi della cucina sono state affidate a Massimo Bottura, che è modenese, ma soprattutto è uno dei migliori chef del mondo. Basti dire che la sua Osteria Francescana ha da quasi un decennio tre stelle Michelin – il più ambito riconoscimento gastronomico internazionale – e ha capeggiato per due volte, nel 2016 e nel 2018, la prestigiosa lista dei The World's 50 Best Restaurants. Certo, la cucina del Cavallino non ha nulla da spartire – per fortuna, neppure i prezzi – con quella raffinata e complessa della casa madre di Modena, dove, sia detto per inciso, è quasi impossibile trovare un posto, anche provando a prenotare con molti mesi di anticipo. La supervisione di Bottura, comunque, è garanzia di alta qualità, testimoniata anche dal fatto che lo chef del locale è Riccardo Forapani, per 13 anni al suo fianco all'Osteria Francescana.

Trattoria contemporanea. «Tutto è nato da una telefonata di John Elkann», spiega la star dell'alta cucina, «che un giorno mi ha chiamato, chiedendomi se potevo andare a prendere un caffè da lui. E anticipando: 'Dobbiamo fare qualcosa d'importante insieme'. Non mi aspettavo una proposta di questo tipo e all'inizio ero un po' scettico: francamente, non mi vedevo in un posto come il vecchio Cavallino. Insomma, ci ho messo sei mesi per dire di sì". Adesso, però, Bottura è orgoglioso del locale che è stato creato e che rispecchia in pieno il suo concetto di trattoria contemporanea: la cucina è legata alle tradizioni del territorio modenese, ma rilette in chiave moderna, anche se senza stravolgimenti. Così il bollito viene cucinato a bassa temperatura, per conservare le proprietà organolettiche delle carni, e i tortellini, cotti in brodo di cappone, sono serviti con un'aerea crema di Parmigiano Reggiano. Il tutto ben si associa all'ambientazione studiata dall'architetto francese India Mahdavi, che ha integralmente ristrutturato e riprogettato il locale, rivitalizzando con sapienza la sua identità, senza snaturarla. Non si pensi, infatti, che sia stata tradita la storia di questa casa colonica, nata come mensa aziendale negli anni 40, per poi trasformarsi in ristorante nel 1950 ed essere testimone, nel corso dei decenni, d'innumerevoli e fugaci momenti legati alla Ferrari e al suo mitico fondatore. Ogni angolo del Cavallino, ogni fotografia, ogni cimelio, ogni poster con le immagini degli annuari storici della Scuderia ci ricorda dove siamo e anche perché. Se poi si mangia meglio di un tempo, in un ambiente di grande piacevolezza, è soltanto un plus. Lasciamo concludere Bottura: "Abbiamo eccellenze straordinarie, nella terra dei motori e del cibo lento, ed è un onore presentarle insieme".

Cavallino, via Abetone Inferiore 1, Maranello (MO); tel. 0536944877; ferrari.com/it-IT/ristorante/cavallino; non ha giorni di chiusura; prezzo medio (primo, secondo e dolce): 50 euro.

Montana. A vederlo da fuori, accanto alla strada provinciale che arriva da Formigine, può apparire come qualcosa di totalmente incongruo. Che cosa ci fa qui, a due passi dal circuito di Fiorano, quello chalet alpino? Ma gli habitué di Maranello lo conoscono bene e, ormai, lo ritengono parte integrante del paesaggio di questo spicchio del Modenese. Perché pochi posti come il Montana, inaugurato nel 1967 da una coppia che aveva lavorato a lungo nella svizzera Crans Montana (e questo spiega tutto), sono intrecciati a filo doppio con la storia della Ferrari. E forse nessun altro ristorante ha visto passare, fra i suoi tavoli, così tanti collaudatori, ingegneri di pista e, soprattutto, piloti di Formula 1. "Michael (Schumacher, ndr) era sempre qui, veniva anche 25 volte al mese", racconta, con un filo di nostalgia, Maurizio Paolucci, l'attuale proprietario, "si fidava soltanto di Rossella (la moglie, ndr), non mangiava un piatto che non fosse preparato da lei. C'era un bel rapporto umano. Adesso, con l'avvento dei simulatori, i piloti si vedono meno, è tutto un po' più asettico".

Il regalo di Montezemolo. Sarà, ma per fortuna questo non è l'aggettivo migliore per descrivere l'ambiente del Montana, un ristorante-museo dove, in ogni angolo, si respira la storia della F.1, a partire da quella delle Ferrari. Così sul bar campeggia il musetto di una vettura di Alboreto, con il mitico numero 27, mentre poco distante spicca quello della monoposto di Schumi, anno 2002, che "Montezemolo mi promise, facendomelo recapitare nel giro di 24 ore", ricorda Paolucci. E poi, caschi, tute, ma anche magliette di calciatori, in primis quelli del Sassuolo. Innumerevoli i tovaglioli con le dediche di personaggi famosi – sportivi e no – a Rossella e alla sua cucina emiliana ("Ammazza se avemo magnato bene!!!", scrive Max Biaggi). Incredibili, infine, i lampadari: sembrano oggetti di design e, in effetti, lo sono. Soltanto che a progettarli è stato lo stesso Maurizio utilizzando… gli scarichi della Ferrari 360.

Montana, via XX Settembre 3, località Spezzano, Fiorano Modenese (MO); tel. 0536843910; ristorantemontana.it; chiuso domenica; prezzo medio (primo, secondo e dolce): 45 euro.

Olio. Vive tutto della passione della famiglia Milini, questo luogo. "Mio padre Luigi", racconta Lucia che, con il fratello Paolo, tra i molti impegni si dedica anche al locale, "aveva creato qui a fianco un'azienda per la stampa su tessuto, inventando personalmente i macchinari". Quando nell'azienda sono in parte subentrati investitori americani, è nata l'idea di riconvertire lo spazio in precedenza occupato da alcuni uffici in una "scatola" (chiamata The Box) capace di contenere le passioni di famiglia, da condividere con i clienti: la buona cucina, le auto storiche (la collezione ne conta un'ottantina), gli oggetti d'arte (numerose le opere esposte nel locale, compresi quadri dell'attore e scrittore Francesco Salvi) e la natura, rappresentata dalle coltivazioni di prodotti destinati alla cucina (e, in questo caso, ha davvero senso parlare di materie prime a chilometro zero).

La visita è guidata. Per i fornelli, la scelta è caduta sullo chef Andrea Marinelli, con esperienze in un ristorante stellato milanese, e su una prevalenza di piatti di pesce; per gli ambienti, che comprendono anche un lounge bar e una terrazza panoramica, l'ispirazione è arrivata dal funzionalismo berlinese e da designer come Ettore Sottsass (non a caso, Lucia è architetto). Ma a colpire è anche la qualità delle vetture della collezione, che è interamente visitabile a richiesta con la preziosa guida di Paolo Milini o di Andrea Gemelli, titolare dell'attigua officina Valvole in testa. Andrea, che mostra con orgoglio ai visitatori un quadernino d'infanzia con incollate foto di fuoristrada ritagliate da Quattroruote, è specializzato nel restauro di vetture storiche (Range Rover e Jaguar in primis), ma s'incarica anche di tenere in perfetta efficienza le auto della raccolta. Che sono esposte non solo nel locale, ma in un padiglione esterno (dedicato soprattutto alla storia della Fiat) e all'ultimo piano dell'edificio. Dove si può restare incantati davanti a una schiera di Giulietta, Jaguar E, Mercedes SL, Porsche 356 e Vespa d'antan.

Olio, s.p. 233, via Varesina 1, Origgio (VA); tel. 0283620900; ristoranteolio.it; chiuso domenica sera (aperto solo il cocktail bar) e lunedì; prezzo medio (primo, secondo e dolce): 70 euro.

Memorabilia. La fantasia al potere: potrebbe essere questo lo slogan di Umberto Colombo, industriale del ramo degli avvolgimenti elettrici prodotti per conto di grandi aziende e creatore di questo locale di Agrate Brianza, nella provincia monzese. Fantasia nel collezionare, nell'esporre e nel proporre ai clienti del locale, aperto come attività collaterale per soddisfare la propria passione: nella sua raccolta, infatti, albergano 166 auto, che in parte saranno esposte ad Arcore, in un museo attualmente in fase di completamento. Al Memorabilia se ne può comunque ammirare una trentina, insieme con scooter (Colombo ha avuto fino a 110 Vespa) e oggetti tra i più disparati a tema motoristico (e non solo). Tra le vetture esposte, al momento della nostra visita (ma possono essere periodicamente sostituite), spiccavano una Rolls-Royce Silver Cloud appartenuta all'attore Cary Grant e una Bentley che fu di Gianni Agnelli; a far loro compagnia, Jaguar E-Type, Chevrolet Corvette, Lancia Delta Integrale, Lancia Fulvia Coupé e, all'ingresso, un pullmino Volkswagen.

Dalla terra d’origine. Nel locale di Colombo si va per parlare di auto (spesso i club Asi lo utilizzano per i loro incontri), per ascoltare musica dal vivo (soprattutto blues) e, ovviamente, per pranzare (al prezzo fisso di 18 euro, comprendente un calice di vino e acqua) o cenare. In cucina, a comandare è lo chef Luca La Peccerella, esperienze da giramondo (ha lavorato a Berlino, Varsavia e New York), ma con solide radici beneventane: tradizioni di famiglia che riversa in piatti come la zuppa di pesce o i cannoli, riempiti in sala sotto gli occhi dei clienti. Dalla sua terra d'origine, La Peccerella si fa spedire regolarmente materie prime di qualità: salami, prosciutti, filetti, provenienti da piccoli allevamenti selezionati. Così, dopo aver curiosato negli ambienti annessi, molto particolari (ci sono anche un'intera sala da barbiere e un locale riservato ai trofei di caccia di uno zio), si possono gustare sapori di antiche tradizioni.

Memorabilia, via Archimede 8, Agrate Brianza (MB); tel. 0399630071; ilmemorabilia.it; chiuso domenica (il cocktail bar Depot anche lunedì); prezzo medio (primo, secondo e dolce): 60 euro.

Osterie Meccaniche. Da fuori, la si può scambiare per un'officina. E un carro attrezzi d'epoca parcheggiato nel piazzale antistante rafforza questa sensazione. L'anima, però, è quella di un'osteria, dove si possono prendere aperitivi, gustare pizze (di tre tipi diversi, in base alle farine utilizzate) e godere di una cucina con solide basi tradizionali. Sono le due anime coniugate da Osterie Meccaniche, locale di Abano Terme (PD) nato dalla passione per i motori della famiglia Legnaro. «Con papà», spiega Federico, che gestisce il ristorante, «abbiamo raccolto una cinquantina di auto, d'epoca e recenti, che esponiamo tra i tavoli, sostituendole una volta al mese; oltre alle nostre, ospitiamo vetture appartenenti ad amici collezionisti, che ce le prestano volentieri». Non c'è, quindi, un preciso filo conduttore: al momento della nostra visita, si spaziava da una Fiat 500 R elaborata (con quattro freni a disco) a una Lancia Fulvia Coupé 1.3 da corsa (Gr. 4), da una Ferrari F355 del '95 a una Maserati Quattroporte che correva nella serie V8 Superstars. Tutte vetture di proprietà o messe a disposizione da amici.

Trasformazione ecologica. Alla prossima occasione, però, potrà capitare d'imbattersi in altri pezzi provenienti dalla raccolta di famiglia, come una Bentley Turbo R a passo lungo del '91 o una Ferrari F430 Scuderia, ma anche fuoristrada come le Fiat Campagnola, Toyota BJ e Jeep Wrangler di serie e di epoche differenti. Non mancano neppure esemplari più antichi, come le Ford Model T (la più vecchia è del 1917) e Model A; quest'ultima è stata adattata alla trazione elettrica, ha un'autonomia di una quindicina di chilometri e viene utilizzata per trasportare i clienti dai vicini alberghi (Abano Terme è molto frequentata anche da turisti stranieri). Quanto alla cucina, la scelta spazia dai piccoli piatti con cui accompagnare l'aperitivo (ovetto morbido al tartufo, tartare di manzo al carrello, fiori di zucca farciti) ai taglieri di salumi o formaggi, per finire con le paste fresche e il manzo marinato.

Osterie Meccaniche, via Marzia 46, Abano Terme (PD); tel. 0498669070; osteriemeccaniche.it; chiuso a pranzo (in estate) e lunedì; prezzo medio (primo, secondo e dolce): 35 euro.