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Mezzi pubblici
Fermi i minibus elettrici dell'Atac

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Ancora disservizi per chi prende i mezzi pubblici a Roma: stavolta tocca ai 60 minibus elettrici dell'Atac, ovvero alle linee 116, 117, 119 e 125 che servono il centro storico. Sul sito muoversiaroma.it l'avviso di sospensione del servizio indica i percorsi alternativi: "Le località raggiunte dai collegamenti saranno servite garantendo le stesse destinazioni dalla rete ordinaria di bus, tram e metropolitana", si legge. Tuttavia, la rete ordinaria non raggiunge così capillarmente le stradine servite dai minibus elettrici, gli unici capaci di infilarsi nel dedalo di viuzze del centro storico. Inoltre, nessuna indicazione viene fornita sui tempi che occorreranno per ripristinare il servizio.

Contenzioso su batterie e deposito. Causa del ritiro dei mini-veicoli elettrici è lo scontro tra Tecnobus, azienda di Frosinone fornitrice dei minibus e dei servizi di assistenza, e Atac: quest'ultima, infatti, non paga la Tecnobus da un anno. Un debito da 1,8 milioni di euro che hanno messo in difficoltà il fornitore. Non solo. L'azienda dei trasporti ha accusato la Tecnobus per il precoce deterioramento delle batterie dei mini-veicoli, usuratesi in tre anni anziché cinque come da contratto, ma la Tecnobus spiega che questo si deve alle cattive condizioni del deposito dei minibus Atac (che si trova a Porta Portese, a Trastevere): costata oltre 1,2 milioni di euro, la struttura non è agibile e il fornitore, che deve occuparsi della ricarica dei minibus, della manutenzione e delle riparazioni, è costretto a lavorare al piano inferiore del deposito, a cielo aperto, in uno spazio che ha postazioni di ricarica solo per 30 mezzi. "Questo non permette di ricaricare di volta in volta le batterie secondo le indicazioni del costruttore e così se ne è accelerato il decadimento", spiega il fornitore. Che aggiunge: "La nostra è una sospensione, non un recesso del servizio. Per riprendere, ci vorrebbe sia il saldo delle fatture sia un miglioramento delle condizioni di lavoro con un deposito idoneo a garantire la corretta manutenzione dei veicoli".

Querelle legale. L’Atac, da parte sua, sostiene che l'arretrato da saldare rappresenta una quota inferiore del 15% del valore dell’appalto e non vi sarebbero quindi gli estremi per interrompere il servizio. Alle prime avvisaglie di crisi, l'azienda dei trasporti ha diffidato il fornitore a proseguire nel suo proposito di cessare il servizio, "ricordando che il mancato esercizio delle linee, in assenza di cause di forza maggiore, prefigura un’interruzione di pubblico servizio", si legge in una nota. "L’Atac confida nella collaborazione del fornitore e ha già indicato delle linee di indirizzo per la risoluzione delle problematiche e conferma la disponibilità al confronto in un tavolo negoziale". La Tecnobus, però nega di essere stata contattata. Così, tra minacce di azioni penali, nell'attesa di una soluzione i 60 minibus restano fermi nel deposito.

Patrizia Licata

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