Cronaca

Dissuasore Tommy
Il ministero dice no alla sperimentazione

Dissuasore Tommy
Il ministero dice no alla sperimentazione
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Dissuasore sì, dissuasore no. Deve ancora andare a regime e già si scontra con i primi ostacoli l’annunciata sperimentazione di Tommy, il dispositivo elettronico contro l’occupazione abusiva dei posti auto riservati ai disabili, che prende il nome dal figlio autistico del giornalista Gianluca Nicoletti. Qualche giorno fa a Roma, in via Gulli, è stato installato il primo prototipo, per farne testarne l’efficacia. Realizzato dall’Aci Consult, società del gruppo Aci che si occupa di servizi per l’ambiente e la mobilità, e ispirato dallo stesso Nicoletti, è la prima volta che il dissuasore della sosta viene utilizzato su strade pubbliche aperte al traffico con l’obiettivo di tutelare i diritti delle persone disabili. Ma il percorso da affrontare è tutt’altro che in discesa.

Protegge gli spazi nominali. Lo scopo del dissuasore dovrebbe essere quello di proteggere gli stalli nominali assegnati ai disabili, ma Tommy non convince e il primo a non esserne dissuaso è proprio il ministero per le Infrastrutture e i Trasporti. Rispondendo a una richiesta avanzata dal comando dei vigili del I Municipio circa la possibilità di concedere l’autorizzazione all’installazione, il dicastero ha, infatti, dato parere negativo avanzando tre motivazioni di base.

Preclude la fermata. In primo luogo il ministero scrive che “trattandosi di aree destinate alla riserva di sosta non sembrerebbe preclusa la possibilità, qualora non fossero occupate dal titolare, di essere utilizzate per una semplice manovra di fermata”, questo perché il Codice della strada vieta la sosta negli stalli riservati ai disabili, ma non la fermata che, invece, installando Tommy non sarebbe più possibile. Una motivazione che il comandante dei vigili del I Municipio, Massimo Ancillotti, definisce “risibile”. “Negare la possibilità di utilizzo di dissuasori di sosta negli spazi personalizzati proprio perché quegli spazi potrebbero essere utilizzati da altri soggetti per operazioni di fermata è formalmente corretto, ma sostanzialmente inaccettabile”, dice Ancillotti che, dal canto suo, contesta fortemente anche le altre due motivazioni.

Difficoltoso da usare. In secondo luogo il ministero sostiene che “a seconda del dispositivo adottato, potrebbe risultare ancora meno agevole l’utilizzo dello stallo da parte del disabile, perché si aggiungerebbero a suo carico ulteriori manovre che ovviamente sarebbero eseguite da una persona già in stato di difficoltà”. “Motivazioni che lasciano perplessi”, dice ancora Ancillotti, “l’apposizione del dispositivo, infatti, non sarebbe un obbligo, ma solo un’ulteriore concessione al titolare del posto che ne avesse fatto espressamente richiesta”.

Occupa spazio pubblico. Infine, come terza motivazione, il ministero afferma che “l’installazione di un dissuasore di sosta su uno stallo personalizzato, oltre a costituire un ostacolo, va oltre lo spirito della norma e potrebbe far prospettare una vera e propria occupazione di suolo pubblico, diversamente disciplinata”. Ma, dice ancora Ancillotti, “Qui si discute solo di uno stallo di sosta personalizzato e di un’eventuale struttura diretta a garantirne il rispetto, tutto questo non ha niente a che vedere con l’istituto dell’occupazione di suolo pubblico e solo con un discreto, ma insufficiente, sforzo di fantasia e bricolage giuridico potrebbe esservi confuso”.

Ma altri comuni lo vogliono. Insomma, per Tommy non si prospetta vita facile e quello che poteva sembrare un primo passo per provare a risolvere il problema dell’occupazione selvaggia del parcheggio per disabili, un problema diffuso a Roma, così come in molte altre città italiane, rischia di restare imbrigliato tra le maglie della burocrazia. Intanto se nella capitale, che dovrebbe essere il punto di partenza della sperimentazione, è stata presentata una mozione che, tra le altre cose, impegna sindaco e assessori a verificare la semplificazione del rilascio dell’autorizzazione all’installazione, i comuni di Ciampino e Fiumicino hanno già contattato l’Aci per entrare a far parte del progetto.

Manuela Boggia

COMMENTI

  • Secondo me il Ministero age con questo contegno in contradizzione con La Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità, articolo 9: Articolo 9 Accessibilità 1. Al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli ambiti della vita, gli Stati Parti devono prendere misure appropriate per assicurare alle persone con disabilità, su base di eguaglianza con gli altri, l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico, sia nelle aree urbane che nelle aree rurali. Queste misure, che includono l’identificazione e l’eliminazione di ostacoli e barriere all’accessibilità, si applicheranno, tra l’altro a: (a) Edifici, strade, trasporti e altre strutture interne ed esterne agli edifici, compresi scuole, alloggi, strutture sanitarie e luoghi di lavoro;(...)
  • Se ho capito bene: una persona può occupare un posto riservato è dire: mi sono solo FERMATO a... prendere un caffè, intando io continuo a girare con la speranza che il caffè non sia... lungo per poi parcheggiare tranquillamente. Ma fatemi il piacere.......
  • multe salate, -20 punti e controllo fiscale..dire che basterebbero queste cose per far rispettare le regole...
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  • Condivido il parere del ministero. Se uno spazio è giá riservato ai disabili, bisogna rispettarlo. Punto e basta. In caso contrario basterebbe rimuovere subito l´auto con un carroattrezzi. Non basta mettere il cartello di rimozione forzata solo per incassare più soldi con la multa e non rimuovere l´auto. E´una questione di cultura. Basta viaggiare nei paesi del nord europa per rendersene conto.
  • Basterebbe che i Vilgi stangassero con multe da 700 euro come avviene in Gran Bretagna chi occupoa il posto riservatoai disabili. Ma in Gran bretagna anche il aprcheggio in doppia file è sanzionato con una severità ed un rigore sconosciuto in Italia, dove qualuqneu cavillo è buono per non pagare.,
  • completamente d'accordo con il ministero , spendere 200-300 euro (senza contare le batterie semestrali) ad oggetto per poi magari verificare che chi fa il furbo con i permessi cartacei fa il furbo anche con i dissuasori tecnologici fa spendere solo soldi dei contribuenti. Mi associo a chi ha gia' scritto che bastano i cartelli gia' esistenti e sopratutto piu' controlli con rimozione forzata del mezzo a chi non ha diritto alla fermata/sosta.
  • I dissuasori dovrebbero essere permessi solo in aree private. Nel pubblico in un paese civile dovrebbero bastare i cartelli. Certo che la maleducazione ormai è un plus. Comunque un buon 80 % di colpe ce l'hanno anche le amministrazioni comunali che non fanno rispettare i divieti benché conoscano bene la situazione. Se ne fregano perchè non portano soldi in cassa. I vigili a loro volta se chiamati telefonicamente in caso di occupazione abusiva non intervengono forse perché si attengono ad ordini sottotraccia. Provato più volte sulla pelle a torino.
  • Non ho preconcetti, ma fondamentalmente concordo nel ritenere corrette le perplessità del Ministero; il punto è che in un Paese Civile DEVE essere sufficiente la sola presenza del cartello per assicurare che il posto venga lasciato libero; che poi a Firenze ci siano voluti più di 8 ( = OTTO ) mesi per la rimozione del cartello dopo la sollecita comunicazione da parte mia del decesso di mio padre che ne aveva avuto diritto in vita è un altro problema.
  • io direi che il dispositivo "parte già male" essendo ideato da un carrozzone parassita come l'ACI, e difeso da un ufficiale del corpo dei vigili urbani di Roma, che la cronaca e la magistratura ci dicono essere tra i più disonesti e corrotti della penisola. Poi si può discutere su come proteggere il parcheggio riservato ai VERI DISABILI, i quali sono certamente molti di meno del 50% di quanti possiedono il "magico tagliando" che da loro diritto al posto riservato.....
  • Le tre motivazioni del Ministero sono pertinenti, appropriate e condivise mentre invece non sono tali le argomentazioni, peraltro pretestuose e in questo caso risibili, addotte da Ancillotti e contrarie alle indicazioni del ministero.
  • Una volta tanto sono d'accordo con il ministero
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