Cronaca

Sampietrini incustoditi
Pietre da scandalo

Sampietrini incustoditi
Pietre da scandalo
Chiudi

Strada che vai, cumuli di sampietrini che trovi. Dai vicoli di Monti a quelli di Trastevere, dal Pantheon a corso Vittorio Emanuele II, e così via, da un rione all’altro del centro storico. Ovunque s’intervenga sul manto stradale in selciato, per manutenzione o, più spesso, per le necessità delle aziende di pubblici servizi (telefonia, elettricità, gas o servizi idrici), c’è un mucchio di selci ammassati nei pressi, quasi a certificare che lì sono in corso dei lavori. Niente di strano se non fosse che, spesso, i sampietrini sono lasciati così a languire per settimane, anche ad interventi terminati, in attesa di capire quale possa essere il loro futuro. Due le strade: riutilizzarli o portarli altrove.

Souvenir. Nel frattempo, chiunque potrebbe approfittarne per portarsi a casa un sampietrino-souvenir, o farne incetta per abbellire, magari, il proprio giardino, se non addirittura per commercializzarli. Le pietre, infatti, sono merce rara anche per i selciaroli romani che, riuniti in associazione, da tempo rivendicano la necessità di tutelare il cubetto, elevandolo a “bene storico ed architettonico”. Il più delle volte, infatti, a protezione dei cumuli ci sono solo transenne di fortuna, o reti che stanno in piedi a mala pena. Succede anche che i mucchi diano vita a mini discariche a cielo aperto. Come in via Cardinale Merry del Val (piazza Mastai, foto 2), ormai ricettacolo di bottigliette di plastica, copertoni e cartacce varie. In una città in cui il sampietrino è da secoli pomo della discordia, capace di suscitare litigi e polemiche sino a ieri, quella sotto gli occhi di tutti è una situazione a dir poco paradossale. E pensare che proprio di recente le storiche pietre hanno dato vita a una denuncia di Italia Nostra, dopo che un atelier di design ha creato un catalogo di lampade e di altri oggetti che li integrano come supporto.

Permanente. E c’è anche chi ci scherza. In piazza San Calisto (foto 3), cuore di Trastevere, la mucchia di selci che da settimane occupa gran parte dello slargo sarebbe diventata un’installazione a cielo aperto: “Museo San Calisto-mostra permanente”, recita un cartello attaccato da qualche giorno sulla rete che protegge l“opera”. Satira vera, come si capisce dal titolo creato per la scultura: “Pietra su Pietra, autore Mario Acea, in collaborazione con il Comune di Roma. L’ingresso, si capisce, è gratuito.

Manuele Boggia

COMMENTI