Cronaca

Minibus elettrici: ne resta uno
La crisi del settimo anno

Minibus elettrici: ne resta uno
La crisi del settimo anno
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Destino beffardo, quello che ha voluto che l’ultimo esemplare di minibus elettrico in circolazione nel centro storico di Roma si sia rotto proprio nel pieno della Settimana della mobilità sostenibile (l’appuntamento annuale dedicato ai dibattiti sulle alternative di trasporto all’auto, bicicletta in testa). A darne il triste annuncio, in un lapidario post su Facebook, è stata Nathalie Naim, un’attiva consigliera del I Municipio: “Ho avuto notizia dai responsabili degli uffici comunali preposti che l’ultima vettura adibita alla linea dei minibus elettrici 117 è stata per sempre messa in deposito, accanto agli altri 59 esemplari”. Una situazione confermata anche dall’Agenzia della mobilità capitolina, che sul suo sito annuncia che la linea 117 (collegava Monti, Celio, Trevi, Tridente, dall'ospedale San Giovanni a piazza del Popolo) non è attiva “per indisponibilità di vetture”. “Viene interrotto definitivamente l’eccellente servizio di trasporto pubblico elettrico che era costituito da cinque linee (117, 119, 119t, 125 e 116) che, grazie alle dimensioni e agli scarichi puliti, potevano percorrere i vicoli del centro storico trasportando soddisfattissimi residenti, lavoratori, studenti e turisti, ma anche malati bisognosi di cure, che ora rimangono senza alcuna alternativa se non ricorrere al mezzo privato”, ha aggiunto la Naim, sottolineando che giovedì, in Consiglio del Municipio, sarà presentato un atto con il quale si chiederà al Comune il ripristino del servizio. Solo oggi verso le ore 12, in una nota Atac ha fatto sapere di essere riuscita a riparare e a rimettere in strada l'ultimo Gulliver.  

Il declino. La piccola flotta green, che doveva essere il fiore all’occhiello del trasporto pubblico cittadino, giace parcheggiata in deposito da tempo. I Gulliver, che nel 2009 erano 60, sono spariti dalla strada uno dopo l’altro, man mano che le batterie si esaurivano. Quattroruote si era occupata della questione già a febbraio, ricostruendo il difficile rapporto tra l’Atac e la Tecnobus, l’azienda fornitrice del mezzo, che in principio si occupava anche della manutenzione. Al centro del braccio di ferro c’erano proprio le batterie: l’Atac ne lamentava il precoce deterioramento e la Tecnobus si difendeva puntando il dito contro le cattive condizioni del deposito che “non consentiva di gestire la ricarica secondo le prescrizioni del costruttore”, secondo quanto raccontato da Ciro Canfora, direttore commerciale di Tecnobus. Mala gestione o meno, il risultato è che oggi i mezzi più puliti della flotta sono spariti dalla circolazione, assieme ai percorsi che coprivano.

Manuela Boggia

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