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Elezioni 2022
Tutto quello che i partiti promettono per l'auto e la mobilità

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Il 25 settembre si voterà per il rinnovo di un Parlamento "ristretto" (230 deputati e 115 senatori in meno rispetto alle camere attuali). E i politici, si sa, sono abituati a sparare cartucce a effetto fino a poche ore prima dell'apertura dei seggi. Leggendo i programmi ufficiali, quelli messi nero su bianco dalle coalizioni, emerge però una penuria di proposte. Quasi tutti sottolineano la necessità di agevolare la transizione, ma sul fronte della riduzione delle tasse automobilistiche nessuno si sbilancia. In qualche punto potrebbe celarsi l'abolizione del superbollo, ma esplicitamente questa misura non c'è. Si parla di più, invece, di trasporti e  infrastrutture. L'auto, insomma, resta un tabù. Anche se (quasi) tutti gli elettori ce l'hanno...

Enrico Letta

Partito Democratico - Italia democratica e progressista
Nel programma del Pd (nella foto sopra, il segretario Enrico Letta) la parola auto compare una volta sola, laddove si parla di riduzione della tassa automobilistica «in funzione degli obiettivi di progressivo azzeramento delle emissioni di CO2». Un'affermazione che sembra aprire al superamento di un bollo basato su potenza e classe di emissioni. Il centrosinistra, poi, si propone di «incentivare l'installazione di almeno 100 mila colonnine elettriche e di 30 mila punti di ricarica rapida entro il 2027». L'auto aleggia in altri passaggi, per esempio, dove si parla di «riduzione dei sussidi dannosi per l'ambiente», nel cui elenco rientra l'accisa per il gasolio, che quindi potrebbe aumentare. In un punto si parla di abolizione delle micro-tasse, tra le quali rientrerebbe anche il cosiddetto superbollo, mentre, con riferimento agli incentivi, si citano solo quelli fiscali «per sospingere, gentilmente, cittadini e imprese verso l'innovazione e la sostenibilità». Finora, però, ha fatto più rumore la disavventura di Letta con il bus elettrico scelto per la campagna elettorale: l'autonomia del mezzo, infatti, non è bastata a garantire nemmeno la prima tappa del tour del segretario, costringendolo a ripiegare su un'auto (sempre a batteria) per raggiungere Torino per tempo. La dimostrazione plastica, più o meno volontaria, dello stato delle cose.  

dx

Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Noi moderati
Nel documento del centrodestra (nella foto sopra, i leader Salvini, Berlusconi e Meloni), la parola auto non compare mai (peraltro da questo schieramento stiamo aspettando l'abolizione del bollo promessa – prima delle elezioni del 2008 – da Silvio Berlusconi entro il 2011). Sul fronte della viabilità si parla di «ammodernamento della rete infrastrutturale e realizzazione delle grandi opere». L'unica citata è il Ponte sullo Stretto, ma in un paragrafo sull'alta velocità ferroviaria. Il centrodestra sembra frenare sulla transizione – sottolineando che deve essere «sostenibile» –, ma spinge sulle fonti rinnovabili. Vi è un riferimento all'abolizione dei micro-tributi, tra i quali dovrebbe rientrare pure il superbollo, introdotto dal governo Berlusconi nel 2011. Su trasporti e mobilità, infine, s'intende «incentivare l'utilizzo del trasporto pubblico, promuovere e favorire politiche di mobilità urbana sostenibile».

centro

Azione, Italia viva
Dall'alleanza tra Italia Viva e Azione (nella foto sopra, Carlo Calenda e Matteo Renzi) è scaturito il documento più corposo, ma anche in questo schieramento l'auto è marginale. Si sottolinea che «l'Italia ha una flotta di veicoli per il trasporto su gomma più vecchia rispetto alla media UE». Da qui, la proposta di «ringiovanire il parco mezzi, ripristinando il super e iper-ammortamento al 130% e 140%», ma solo per le imprese del trasporto merci. Per i privati, invece, «per favorire l'acquisto di macchine ibride ed elettriche (…) bisognerà aumentare gli incentivi (…) e favorire l'installazione di punti ricarica pubblici urbani (sia stradali che privati) ed extraurbani per auto elettriche e ibride plug-in». Sul fronte strade si parla della necessità di «ridurre lo stress dell'infrastruttura autostradale» con lo sviluppo della «rete di trasporto intermodale delle merci». Per quanto riguarda le infrastrutture, l'obiettivo è «effettuare un'analisi dettagliata di quelle esistenti per avviare una manutenzione (...) basata su una prioritizzazione degli interventi».

5s

Movimento 5 stelle
Il programma M5S è il più sintetico tra i quattro presentati nelle settimane scorse dagli schieramenti che si fronteggeranno alle elezioni politiche del 25 settembre. L'unico accenno all'auto, però, è significativo, considerando che sono stati proprio i governi Conte (nella foto sopra) a introdurre (nel 2019) e a potenziare (nel 2020) gli incentivi: «Riduzione delle emissioni dei gas climalteranti attraverso la riconversione del parco auto privato circolante». C'è poi un riferimento indiretto all'auto laddove si parla genericamente di «smart road» e di un non meglio specificato «utilizzo agevolato dei mezzi ad alimentazione elettrica, a idrogeno e a combustibili alternativi originati da fonti rinnovabili». Che cosa si intenda con «utilizzo agevolato», però, non si sa: bonus economici? Tariffe ridotte per la ricarica? Trasporti pubblici o anche privati? E, a proposito di strade, il Movimento 5 Stelle scrive di «infrastrutture interconnesse e mobilità intermodale sicura, manutenzione ordinaria e straordinaria garantita, riduzione del gap infrastrutturale tra i territori». Infine, un accenno al trasporto pubblico con lo slogan «biglietto unico integrato».

L'agenda di Quattroruote
IN SOSPESO
Tra i punti che il nuovo Parlamento e il prossimo governo dovranno affrontare, alcuni stanno molto a cuore a Quattroruote. Il primo è una rimodulazione degli incentivi 2023 più orientata allo svecchiamento del parco circolante. È poi necessaria una riforma organica del Codice della strada, vecchio di trent'anni. È imprescindibile l'attuazione del piano colonnine contenuto nel Pnrr, ancora al palo, e va fatta la riforma delle concessioni autostradali e dei meccanismi che determinano i pedaggi. Sono poi improcrastinabili l'abolizione del superbollo, una riforma del bollo e una politica che permetta di abbassare le tariffe assicurative.



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