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La patente ai tempi della realtà virtuale

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La patente ai tempi della realtà virtuale
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Realtà aumentata e virtuale debuttano nella autoscuole, mandando (forse) definitivamente in soffitta i motori sezionati esposti nelle vetrine. O, meglio, visori ottici 3D e app si affiancano a cilindri e pistoni, per coinvolgere nel modo più efficace i “millennials” cresciuti a pane e smartphone, per farli calare virtualmente negli incroci e spiegare nel modo migliore precedenze e regole del traffico. Anche le scuole guida e la didattica dei corsi per conseguire la patente si adeguano ai tempi e già da un po’ le novità non mancano. Da una decina d’anni, d’altra parte, gli esami di teoria si svolgono davanti al computer nelle sedi della Motorizzazione, mentre grafiche interattive e simulatori hanno già fatto la loro comparsa nelle aule. L’ultimo passo per la patente hi-tech è stato presentato da Guida e Vai, che raggruppa 400 autoscuole in Italia (su 7.000 esistenti). Il programma si chiama Matrix e promette un miglioramento dell'apprendimento fino al 30%, grazie a una formazione più interattiva e “immersiva” rispetto ai tradizionali simulatori di guida.

Lezioni “aumentate”. Il corso prevede che ogni allievo sia dotato di un visore ottico e di un Tagbook, il libro interattivo che integra la realtà aumentata. L'istruttore, a quel punto, comunica i codici agli studenti in una sorta di aula virtuale, scegliendo le situazioni da visualizzare nel visore stesso e nelle schede di realtà aumentata. A proposito di costi, argomento di una recente inchiesta di Quattroruote (dalla quale emergevano spese medie per conseguire la patente B variabili tra 690 e 1.250 euro tra Napoli, Roma e Milano), le scuole guida che adottano questi nuovi strumenti non prevedono rincari rispetto ai corsi “normali”.

E la Ford va nei licei. A proposito di strumenti innovativi per spiegare ai ragazzi come affrontare la strada, la Ford ha sviluppato vere e proprie “tute” (Drink driving suit, Drug driving suit e Hangover suit) in grado di simulare le alterazioni sensoriali e cognitive dovute all’assunzione di sostanze stupefacenti (realizzate in collaborazione con i ricercatori del Meyer-Hentschel Institute in Germania)  per un progetto dedicato agli studenti delle scuole superiori. La Drink driving suit simula gli effetti dell’alcol, rallenta i riflessi e annebbia i sensi, attraverso l’uso di fasciature semirigide per ginocchia e gomiti, abbinate a pesi asimmetrici che rendono difficile restare in equilibrio; inoltre una speciale maschera restringe il campo visivo e produce un’immagine sdoppiata (che abbiamo provato anche noi). La Drug driving suit simula stati allucinatori con l’utilizzo di cuffie e occhiali che producono riverberi colorati, mentre la hangover suit riproduce la sensazione di pesantezza corporea aggiungendo gilet, polsiere e cavigliere per un totale di 17 chilogrammi. In questo caso, effetti luminosi e acustici stimolano l’ipersensibilità tipica dell’emicrania, riproducendo spossatezza, vertigini e difficoltà di concentrazione. E anche le operazioni più semplici, come inserire la chiave di avviamento, diventano piuttosto complicate. Per il momento, il tour per far provare le tute è partito dai licei romani, ma l'iniziativa sarà estesa alle scuole di altre città nel 2018.

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