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Le grandi interviste
Jean Todt, il padrone del vapore

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Jean Todt, il padrone del vapore
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Restiamo sul tema Formula 1 con la nostra rassegna Le grandi interviste e dopo Lewis Hamilton passiamo all'attuale presidente della Fia, Jean Todt. Abbiamo infatti deciso di riproporvi integralmente i testi degli esclusivi colloqui che i nostri giornalisti hanno avuto negli scorsi anni con personaggi di spicco del mondo dell'auto per rendere più interessanti questi giorni di isolamento. In questo caso torniamo al 2010 (l'intervista è sul numero di marzo), quando l'ex direttore di Quattroruote Carlo Cavicchi ha incontrato alla sede della Fia a Parigi Jean Todt, che gli ha parlato di diversi temi legati al mondo del motorpsort.

Nato a Pierrefort, nella regione francese dell'Alvernia-Rodano-Alpi, il 25 febbraio 1946, Jean Todt ha corso diverse gare da pilota prima di diventare navigatore di rally. La carriera da copilota inizia nel 1966 e nei quindici anni successivi si siede al fianco di grandi campioni come Rauno Aaltonen, Hannu Mikkola, Timo Mäkinen e Guy Fréquelin, con cui diventa vicecampione del mondo di rally nel 1981 facendo conquistare alla Peugeot il titolo costruttori. Nell'82 passa dall'altra parte della barricata e si dedica alla gestione sportiva del team Peugeot Talbot Sport. L'arrivo in Ferrari risale al 1993, quando Luca Cordero di Montezemolo lo nomina direttore generale della Scuderia: è il primo straniero nella storia di Maranello a prendere le redini del team italiano. Dal 2004 diventa direttore generale del Cavallino e con il ritiro dalla Formula 1 di Michael Schumacher assume il ruolo di amministratore delegato della Scuderia Ferrari. Nel 2009 viene eletto presidente della Fia.



Il trono della Federazione internazionale dell’automobile è una poltrona in pelle marrone su cui siede un uomo nei cui occhi è passato quasi mezzo secolo di corse. Oltre l’ufficio c’è una vista tra le più belle del mondo: Place de la Concorde, l’Arco di Trionfo, Parigi. Fuori nevica e c’è pure il sole: davvero Jean Todt non si fa mancare niente. Quarant’anni fa aveva abbandonato ogni velleità di guidare auto da corsa ed era già un affermato copilota di rally. Oggi affronta la sua ultima sfida professionale, per certi aspetti la più difficile, se mai ci può essere qualcosa di difficile per uno che nel tempo ha sempre vinto tutto, che è sempre stato il numero uno: oltre che di sport, deve occuparsi di mobilità perché la sicurezza sulle strade e il futuro dell’auto di tutti i giorni sono problemi complessi e di grande attualità. Nel suo nuovo ufficio non ci sono quadri alle pareti, e l’unica foto presente lo ritrae assieme alle persone più care: la bella fidanzata Michelle, il figlio Nicolas e Michael Schumacher. Sarebbe un perfetto buen retiro dove rilassarsi piacevolmente, se i telefoni non strimpellassero in continuazione. Ed è tra uno squillo e l’altro che ha preso forma questa chiacchierata con Quattroruote.

Quanto è nelle possibilità di un presidente della Fia far tornare la F.1 lo sport più bello del mondo?
Io penso che la F.1 sia sempre una magnifica disciplina. Detto questo, i tempi sono cambiati; pertanto io, e tutto il gruppo di cui faccio parte, abbiamo il dovere di adeguare la F.1 ai tempi attuali. Dunque, dovremo ridurre i costi, anche se non si deve dimenticare che la F.1 costerà sempre troppo: quindi migliorare lo spettacolo e poi ingegnarci per implementare nuove tecnologie.

Si era finalmente tornati alle qualifiche vere, a serbatoi vuoti, invece la Federazione ha ceduto alle richieste dei team, con i piloti più veloci costretti a partire con le stesse gomme già usate per fare i tempi, col risultato che le tattiche torneranno ad avere il sopravvento. Non è un peccato?
Io sono molto favorevole al riguardo. Il rischio, con le nuove regole, è di avere ancora meno sorpassi che in passato per il semplice motivo che – con le qualifiche senza benzina, quindi tutti allo stesso livello – si arriverebbe a lavorare per due giorni soltanto per mettere le macchine più veloci davanti alle altre. Dopo di che, con il pieno di benzina, il rischio è di assistere a un trenino di auto, una in fila all’altra. Allora, per cercare qualche cosa di diverso, senza interventi troppo artificiali, meglio sfruttare i due tipi di gomme che sono disponibili, soft e dure. Alcune squadre, per essere più avanti sulla griglia, sceglieranno le gomme soft ma, con il carico di benzina, dopo pochi giri alzeranno i loro tempi. Al contrario altre squadre, più concentrate sulla gara, metteranno gomme più conservative, quindi non partiranno in pole, ma strada facendo recupereranno terreno a tutto vantaggio dello spettacolo in pista.

2020-Jean-Todt-02

Tredici squadre sono una benedizione per lo spettacolo, ma ci saranno davvero 26 piloti al via?
Questo non lo posso giurare, e aggiungo anche che al momento sono molto perplesso. Spero, comunque, che sia davvero così, almeno che lo sia in corso di stagione.

Non ci sono troppi circuiti noiosi in circolazione?
Si può tentare qualcosa per tornare alle piste vere? Fa tutto parte del lavoro che mi compete. Soprattutto bisogna guardare avanti senza dimenticare che la F.1 è composta da persone che non vorrebbero mai cambiare niente. Pertanto l’input dev’essere: ragazzi, dovete prepararvi a cambiare mentalità per ridurre i costi, migliorare lo spettacolo e implementare nuove tecnogie. Dentro questi concetti ci sta tutto.

Il pubblico si lamenta che il Circus è troppo distante dagli appassionati. Non sarebbe ora di riaprire i cancelli?
Certo che bisogna riavvicinare il pubblico, ma non soltanto quello: ci vuole più rispetto per tutti. Quando un team invita degli sponsor, degli amici, dei personaggi che contano, e questa gente spende tutto il tempo nel paddock dove non vede niente, senza che nemmeno ci sia una tribuna dove farli accomodare, non va bene. A suo tempo mi ero lamentato sia con gli organizzatori sia con il promotore, e adesso sono in condizione di poter far sentire con peso la mia voce, posso entrare nel vivo del problema.

Una volta gli assi della F.1 correvano anche in altre categorie. Per rilanciare lo sport automobilistico non sarebbe opportuno che accadesse ancora?
Purtroppo ci sono dei contratti da rispettare. Come potremmo dire a un pilota di una squadra di andare a correre per un’altra? I tempi sono cambiati, come i grandi interessi in ballo; però l’anno scorso Raikkonen ha avuto il coraggio di tenere la stessa tuta e di andare a correre con una Fiat…

Già, Raikkonen si è dato ai rally, Kubica ne ha corsi diversi negli ultimi mesi, Kovalainen ci sta pensando e Valentino Rossi se li sogna anche di notte. Perché tanti assi della velocità stanno innamorandosi delle corse su strada?
Penso che in F.1 e nella Moto Gp oggi ci sia una tale tensione da far sì che i piloti ogni tanto abbiano voglia di andarsi a prendere una boccata di aria fresca. Un po’ come accade a chi vive stressato tutta la settimana in una grande città e fugge nei fine settimana in campagna per ritemprarsi. Ecco, i rally, con il loro spirito libero, sono la... campagna dei piloti.

2020-Jean-Todt-07

Si dice sempre che non si vedono più i sorpassi perché i tecnici non sanno stilare regolamenti giusti. Come può la Fia risolvere il problema?
Io ho fatto presente dove voglio arrivare e mi attendo delle proposte dalla gente della F.1. Ho dato loro sei mesi di tempo e mi auguro di avere soddisfazione. In caso contrario, e sempre nella legalità, interverrò direttamente. Ma prima aspetto le risposte dal Circus.

La Ferrari spinge sempre per la terza macchina. Ci sarà un giorno in cui questo diventerà possibile?
La terza macchina vorrebbe dire che la F.1 è ancora in pericolo, significherebbe che mancano le squadre sullo schieramento. Se oggi ci sono 13 team con due vetture, fa già un totale di 26 piloti, il massimo possibile per i circuiti. Per una terza auto dovrebbero essere iscritte appena otto o nove squadre, davvero poche per un mondiale serio… Io piuttosto trovo ingiusto che i team debbano costruirsi in proprio i telai, una cosa che costa troppo per le organizzazioni più piccole: così come si possono fornire i motori si dovrebbero poter fornire anche i telai. Adesso il patto della Concordia lo impedisce, ma in futuro non è detto.

Quali sorprese sono in arrivo? Ci dovremo aspettare dalla nuova presidenza dei veri fuochi d’artificio?
Io sto ancora facendo l’inventario. Sono qui da poco più di tre mesi; però penso di aver già capito parecchio. Tant’è vero che ho già apportato delle prime modifiche applicative, così come ho già aperto seri campi di lavoro nelle più diverse discipline: rally, turismo, sport prototipi e F.1. Senza dimenticare che la Fia non è soltanto sport, ma anche la mobilità di tutti i giorni sulle strade. Presto avremo a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, una riunione molto importante per parlare di sicurezza stradale riguardo un programma molto ambizioso che coinvolge tutti gli automobilisti: ne approfitto, allora, per sottolineare che questo impegno lo considero prioritario per la mia presidenza”.

Insomma, dobbiamo aspettarci davvero un buon presidente...
Non tocca a me dirlo, semmai spetterà alla storia; ma posso garantire che sarò un presidente motivato, impegnato e con una grande volontà di fare.

COMMENTI

  • Molti temi toccati nell'intervista (evidentemente molto datata) sono ormai superati dagli eventi attuali. ...... Per quel che sta più a cuore a noi italiani, cioè il periodo trascorso a Maranello, pare che la sua assunzione più che da Montezemolo fosse stata caldeggiata dallo zio Bernie, il quale per il suo business del circus della F1 aveva assoluta necessità di recuperare una Ferrari competitiva risollevandola dalla situazione disastrosa dove si trovava. A tal proposito ricordo un aneddoto raccontato a posteriori, Todt appena assunto in rosso visitò la fabbrica della gestione sportiva (la GES), gli mostrarono così tutti i vari reparti, terminato il giro, lui che arrivava da analogo ruolo in PSA, chiese dove si trovasse il reparto "controllo qualità", ...... pare che in Ferrari gli risposero "cos'è il reparto controllo qualità???" ......
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