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Reichman e Szafnauer: "Il ritorno in Formula 1, un momento storico"

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Reichman e Szafnauer: "Il ritorno in Formula 1, un momento storico"
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Scorrendo l’elenco dei 10 team che stanno per scendere in pista per il Mondiale 2021 di Formula 1 ci s’imbatte in un nome di quelli che fanno sobbalzare: Aston Martin. Non è una grande novità, direte voi: si sa da tempo di questo ritorno, la grancassa ha iniziato a battere soprattutto con l’annuncio dell’ingaggio di Vettel e il logo della Casa campeggiava da diverse stagioni sulle ali della Red Bull, con la quale è stata attiva una partnership fino al termine dello scorso campionato. Eppure, c’è del fascino in quelle due parole. Che va al di là delle eleganti sportive stradali e della solita retorica su James Bond, che supera anche le difficoltà economiche di un’azienda che neppure un mago della finanza e delle ristrutturazioni come Andrea Bonomi, con il suo fondo Investindustrial, era riuscito a risolvere. Nel capitale, ora, c’è Lawrence Stroll, imprenditore canadese dalle spalle larghe che, dopo aver acquisito una Force India sull’orlo del tracollo, ne ha fatto non solo la squadra in cui far correre il figlio Lance, ma anche un team in grado di competere per le prime posizioni sulla griglia e di vincere nel 2020 una gara con Perez (pur tra le mille polemiche per l’utilizzo di un clone della Mercedes 2019, i risultati rimangono).

Lunga tradizione. Ora che la Racing Point è diventata ufficialmente Aston Martin, la memoria va a un passato glorioso, molto legato alle competizioni: in fondo, già nella prima parte del nome il brand rievoca la corsa in salita inglese nella quale il fondatore Lionel Martin voleva primeggiare. E già nel 1922 l’Aston Martin debuttava in un Grand Prix, quello di Francia, disputato il 15 luglio di quell’anno a Strasburgo. Era l’inizio di una lunga storia d’amore tra la Casa inglese e il motorsport, culminata negli anni 50 con la vittoria della DBR1 di Carroll Shelby e Roy Salvadori alla 24 Ore di Le Mans del 1959 e nel successo nel campionato mondiale Sport Prototipi dello stesso anno. Meno brillante è stata, invece, la presenza dell’azienda in Formula 1, limitata agli anni ’59 e ’60, nei quali Shelby, Salvadori e Maurice Trintignant portarono sporadicamente in gara le monoposto DBR4 e DBR5, ottenendo come migliori risultati un paio di sesti posti (sempre con Salvadori). Un legame con il passato sottolineato con l’adozione sull’AMR21 di Vettel e Stroll di una livrea che riprende lo storico racing green delle Aston Martin da corsa di ieri.

L’emozione del ritorno. A salutare questo momento storico, in una tavola rotonda riservata a un numero limitato di giornalisti (per l’Italia, soltanto a Quattroruote), è stato per primo Marek Reichman, vicepresidente esecutivo e chief creative officer dell’Aston Martin, che non ha lesinato di manifestare il proprio entusiasmo per il ritorno del brand nella categoria principe delle corse. “Sono passati circa sessant’anni dalla nostra ultima presenza in Formula 1”, ha ricordato, “e in questo periodo abbiamo ottenuto eccellenti risultati nelle corse GT, delle quali siamo campioni del mondo in carica (nella categoria GTE Pro del Wec, ndr), avendo vinto anche la classe nella 24 Ore di Le Mans del 2020: non c’era quindi momento migliore per tornare in quella che, oltre che costituire l’apice delle corse, è anche una piattaforma preziosa per la sperimentazione, grazie alle affinità con auto come la Valkyrie, la vettura stradale più vicina alla F.1 che esista oggi. Del resto, la factory del team di F.1 di Silverstone è a soli 40 minuti di distanza dalla sede di Gaydon, dove nascono le nostre auto sportive”.

A questo punto, la parola passa per l’intervista a Otmar Szafnauer, team principal della squadra Aston Martin di Formula 1.

Che cosa pensa della trasformazione del team da Racing Point in Aston Martin?
Siamo orgogliosi di portare un brand così iconico in Formula 1: siamo 500 persone che lavorano perché la macchina sia competitiva, disegnandola e sviluppandola per raggiungere il massimo livello, con target ambiziosi per il 2021 e per le stagioni successive.

Sebastian Vettel, il vostro nuovo pilota, arriva da un anno difficile: avrà bisogno di sostegno psicologico?
Non penso che Sebastian abbia dimenticato come si va forte in F.1: a volte, nella carriera di un pilota, ci sono momenti difficili, fisici e piscologici, ma non credo che sia così per lui, all’età di 33 anni. Nei nostri rapporti ci sono rispetto, onestà e integrità; è un gran lavoratore, ha intatte le sue ambizioni e, nel giro di un mese e mezzo, è già a suo agio con il team. Sono quindi sicuro che vedremo Sebastian al top. Abbiamo passato del tempo insieme, per rendere la vettura ergonomica per lui, e ha svolto dei run al simulatore, per farci capire come gli piace la macchina. Ci porta una grande esperienza, maturata in top team come Red Bull e Ferrari, e per questo teniamo in gran considerazione i suoi suggerimenti. Lo conosco da tanto tempo e una delle ragioni per cui lo abbiamo voluto è proprio il suo essere competitivo: è un “pure racer”, con intatto il desiderio di vincere.

Ma ci sarà un numero uno in squadra, tra i piloti?
Tradizionalmente non abbiamo mai avuto un pilota numero uno e un pilota numero due, fin dai tempi in cui ho iniziato e in squadra gestivo Liuzzi e Sutil. Così è stato per tutti quelli che sono venuti dopo, come Perez, Hulkenberg e Ocon: li abbiamo sempre trattati alla pari.

La Force India, poi Racing Point, ha avuto in passato seri problemi economici: ritiene che ora ci siano basi solide per garantirle un futuro tranquillo?
Penso che da allora siano successe un paio di cose importanti: la distribuzione delle risorse finanziarie in Formula 1, con il nuovo Patto della Concordia, è cambiata ed è stato introdotto il cost cap, che scenderà ancora nei prossimi due anni. Poi, non dimentichiamo che oggi ci sono una solida proprietà e un brand ufficiale. Abbiamo grandi partner, che ci aiuteranno ad avere la stabilità economica necessaria per mantenere il team al vertice. Credo che i giorni della precarietà finanziaria per la squadra siano finiti.

Come avete speso i gettoni di sviluppo consentiti per quest’anno dal regolamento?
Sulla monoscocca: avevamo delle cose da sistemare rispetto all’anno scorso.

La Formula 1 riuscirà a gestire anche quest’anno il problema della pandemia?
Seguiremo le stesse regole stringenti, i protocolli Covid della Fia: continueremo così, perché è stato fatto un gran lavoro e, lo scorso anno, si sono riuscite a disputare 17 gare, tra luglio e dicembre. Se faremo esattamente le stesse cose, credo che si potranno correre i 23 Gran Premi previsti. La F.1 lavora a stretto contatto con i governi per essere sicuri che il personale possa viaggiare e raggiungere le piste. Possiamo godere delle stesse esenzioni previste per altri sport.

Secondo lei, quando arriverà il momento di smettere di sviluppare la vettura di quest’anno e concentrarsi su quella del 2022, che sarà molto diversa?
Succederà: è solo questione di quando e di quante risorse dedicarvi. Le regole per il 2022 sono così diverse da rendere indispensabile un buon bilanciamento tra lo sviluppo della macchina 2021 e le spese per quella del 2022, perché abbiamo una quantità limitata di tempo da utilizzare anche in galleria del vento e nelle simulazioni. Tutto quello che impieghi per la macchina di quest’anno, non lo puoi dedicare a quella del ’22: penso che sia critico capire quanto si vuole essere competitivi nel ’21, senza rischiare di restare indietro nella prossima stagione.

Che obbiettivi avete per questo campionato?
Vogliamo essere allo stesso punto in cui abbiamo finito quello del 2020, lottando per il podio con le migliori macchine della griglia, ma facendo punti con più continuità dell’anno scorso, per essere a fine anno in una posizione migliore.

Le monoposto di questa stagione saranno più lente rispetto a quelle dello scorso anno?
Sì, di sicuro: sappiamo quanta downforce abbiamo perso con le regole nuove, perché abbiamo un programma di lavoro in galleria del vento e una buona correlazione dei risultati sperimentali con quelli della pista. Abbiamo fatto grandi sforzi per cercare di recuperare parte del carico perso, ma la combinazione delle limitazioni aerodinamiche con le gomme nuove renderà le vetture più lente.

La Racing Point era team indipendente, ora è espressione di una casa costruttrice: questo la rende più attraente per gli sponsor?
Sì, certamente: il nostro scopo è attirare partner di alto livello e l’Aston Martin è un team che sta pianificando il futuro per fare meglio del passato: avremo una nuova factory, i cui lavori inizieranno il mese prossimo, stiamo crescendo assumendo personale di rango, vogliamo essere fra i primi tre team, lottando con costanza per il podio e vincendo più gare. Essere un team ufficiale, con un nome così prestigioso, ci aiuta ad attrarre nuovi partner: Cognizant è il title sponsor.

Che influenza può avere la Formula 1 sulle vostre auto stradali? Ci sarà un ampliamento della gamma?
A questa domanda risponde Marek Reichman:
Siamo molto focalizzati sul tema delle auto a motore centrale, iniziando con la Valkyrie e le sue derivate, quindi questo può portare a importanti cambiamenti nella nostra gamma, come si è visto di recente anche con la Suv DBX. Ci sarà un’espansione nel futuro e la relazione con la F.1 è parte importante dei piani della Casa.

Che peso ha la fine del rapporto con la Red Bull?
Ancora Marek Reichman:
Ogni cosa ha il suo tempo: abbiamo iniziato il nostro viaggio in un certo punto e finito in un altro, ma le conoscenze acquisite restano con noi. La Valkyrie sarà nelle mani dei clienti alla fine di quest’anno e un sacco di sviluppo della vettura è avvenuto dopo l’accordo iniziale; porteremo queste tecnologie sugli altri prodotti a motore centrale del futuro.

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