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Porsche
Possibile ritorno in Formula 1 dal 2025

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Possibile ritorno in Formula 1 dal 2025
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Dell’ingresso del gruppo Volkswagen in Formula 1, con i brand Audi o Porsche, se n’è parlato spesso negli ultimi anni. Evidentemente le orbite dei due mondi devono essersi incrociate più volte, l’ultima delle quali fra il 2014 e il 2016, quando l’attuale ceo della F.1, Stefano Domenicali, è passato da Maranello a Ingolstadt in qualità di vice presidente delle nuove iniziative di business dei Quattro anelli: tradotto, si può serenamente supporre che la sua lunga esperienza al muretto servisse proprio per studiare un piano di fattibilità per un potenziale ingresso nel Circus con un marchio del gruppo, vanificato poi dal dieselgate.

Le nuove regole. Oggi però ci sono altri elementi che, messi assieme, alimentano nuovamente un possibile e reale interesse del gruppo, in particolare della Porsche, verso la massima categoria del motorsport. Tutto ruota attorno alla sostenibilità, con la F.1 stessa che ha già annunciato l’obiettivo di diventare carbon neutral dal 2030: dalla logistica dei viaggi al riciclaggio dei rifiuti negli autodromi, oltre a delle power unit più pulite. E sono proprio queste ultime a essere l’elemento più attrattivo, considerato che da tempo sono già sul tavolo discussioni per renderle più pulite e sostenibili - ecologicamente ed economicamente - con nuove regole che dovrebbero entrare in vigore nel 2025. Non è un mistero, infatti, che i motori turbo ibridi introdotti nel 2014 non piacciano a nessuno, ai team in primis, per via delle loro complessità e degli elevati costi di sviluppo. Renderli più semplici creerebbe interesse verso nuovi costruttori e, se ci fosse un elemento capace di rendere la tecnologia realmente veicolabile verso la produzione di serie, probabilmente vedremmo ancor più scuderie in gara.

eFuel al centro. I biocarburanti, che sono uno dei pilastri per la sostenibilità delle future power unit, potrebbero quindi essere la chiave di volta per stimolare nuovi ingressi. Lo scorso dicembre, la Fia ha consegnato i primi barili di eFuel ai produttori dei motori (Ferrari, Mercedes, Honda e Renault) per iniziare i primi test di validazione. E qui entra in ballo la Porsche, che proprio di recente ha manifestato una notevole attenzione verso queste soluzioni, alle quali molti altri costruttori stanno lavorando da tempo. Nella fattispecie, la Casa di Stoccarda circa un anno fa ha annunciato una partnership con Siemens Energy e altre società per dar vita a un progetto pilota in Cile (scelto per la grande quantità di sole e vento) per la produzione di eFuel, con una prima gittata di 130.000 litri già nel 2022, per poi arrivare a 550 milioni di litri nel 2026.

Il futuro non è solo elettrico. La Porsche, conscia del fatto che il futuro dell’automotive non può essere soltanto elettrico - nonché moralmente impegnata a tenere in vita i motori termici ad alte prestazioni - ha tutto l’interesse nell’investire in biocarburanti, come ha sottolineato anche Frank Walliser, capo della divisione Motorsport e GT, in occasione del lancio della 992 GT3. L’eFuel, secondo il manager tedesco, potrebbe consentire una riduzione dell’85% della CO2, portando il livello di emissioni di una vettura termica al pari a quello di un’elettrica (considerando il weel-to-wheel, dal pozzo alla ruota).

Le esperienze in F.1. Il gruppo tedesco, quindi, sta monitorando con attenzione l’evolversi delle discussioni sui nuovi regolamenti e, se come promesso i biocarburanti e la sostenibilità saranno al centro della rivoluzione della F.1 del futuro, potremo tornare a vedere il marchio di Stoccarda su una monoposto. Una Formula 1 appena accarezzata nel 1962, con la Porsche 804 che gareggiò soltanto quella stagione con scarso successo, e riabbracciata negli anni 80 con grande soddisfazione in veste di fornitore di motori, con il TAG Porsche progettato dall’ingegner Mezger che consentì alla McLaren di aggiudicarsi tre Mondiali Piloti (uno con Lauda e due con Prost) e due titoli Costruttori. Nel 1991 ci riprovarono motorizzando la Footwork di Alboreto e Caffi, ma con risultati disastrosi.

Team o fornitore? Ora, se tutti i tasselli combaceranno, sarà interessante scoprire con quali modalità il gruppo tedesco potrebbe fare il suo sbarco in Formula 1. La Porsche e l'Audi hanno una notevole potenza di fuoco nel motorsport, ma mettere in piedi una squadra da zero (o quasi) è un impegno piuttosto massiccio, anche se la F.1 dovesse davvero eliminare o ridurre, come ha lasciato intendere Domenicali, la fee di ingresso di 200 milioni di euro che ogni nuovo team deve sborsare per far parte del Circus. La strada più breve sarebbe quella di tornare a essere un engine supplier e in questo senso potrebbero esserci diverse alternative: una Red Bull che alla fine di quest’anno perderà la Honda (anche se gli austriaci continueranno a farsi in casa il propulsore giapponese fino al 2025), una Williams in cerca di identità e successi perduti (inoltre, l’attuale ceo Jost Capito è stato manager di lungo corso nel gruppo tedesco, anche a capo di Volkswagen Motorsport), oppure l’inglese neo motorizzata Mercedes per un rinnovato e suggestivo binomio McLaren-Porsche.  

COMMENTI

  • Quelli sul ritorno d'immagine legato alla tecnologia verde e ai biocarburanti sono tutti bei discorsi, però l'unica cosa che potrebbe consentire l'ingresso di nuovi motoristi è la garanzia di azzerare il know how passato e ripartire tutti alla pari nella competizione, finchè si continuerà con la formula attuale dove Mercedes (di riffa o di raffa) mantiene un vantaggio incolmabile per gli avversari, nessun CEO delibererà i milioni di dollari necessari al progetto F1 per poi fare la figura che ha fatto un colosso come Honda nei primi anni di nuova partecipazione al campionato.....
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