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Eugenio Amos
Alla Silk Way in vista della Dakar

Eugenio Amos
Alla Silk Way in vista della Dakar
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Molti lo conoscono per la sua Delta Futurista, restomod di alto profilo della leggendaria Lancia Delta Integrale che ha portato alla ribalta la sua Automobili Amos: ma Eugenio Amos, classe 1985, è anche, o forse prima di tutto, pilota. Un driver che, dopo aver ottenuto lusinghieri risultati in pista (nel 2011 si è imposto nel Supertrofeo Lamborghini, ma il suo curriculum vede partecipazioni e successi in molte altre categorie, dal Ferrari Challenge alle Blancpain Series GT3), si è innamorato dei rally-raid. Nei quali si sta cimentando con successo, come dimostra il settimo posto assoluto conquistato di recente in Kazakistan. Il suo mezzo, però, non è più come in passato un prototipo della classe T1, ma un side-by-side (T4), veicolo difficile da inquadrare: biposto con telaio tubolare, trazione integrale e massa molto contenuta, risulta qualcosa molto più di un quad e un po’ meno di un’auto. Abbiamo intercettato Amos poco prima della partenza per la sua prossima gara, la Silk Way, in programma dall'1 all’11 luglio e valida per la Cross-Country Rallies World Cup.

Il suo prossimo impegno è la partecipazione alla Silk Way: che cosa si aspetta da questa gara? 
L’ho già disputata nel 2017: all’epoca era molto più lunga, perché partiva da Mosca e arrivava a Xian, in Cina, sulla vera Via della Seta. Ora, però, le gare sono più corte rispetto al passato e quest’anno faremo “soltanto” 5 mila chilometri, invece di 10 mila, con partenza da Omsk, in Russia, e arrivo a Ulan Bator, in Mongolia. Questo perché ora sono previste alcune tappe ad anello, che riducono la fatica per il personale dell’assistenza e della logistica che aspetta i concorrenti senza doversi spostare dal bivacco.

Farà anche questa prova con un veicolo della classe side-by-side? 
Sì, perché è una categoria in forte crescita: è nata intorno al 2014-’15 per diversi motivi. Innanzitutto, per il successo che hanno iniziato a ottenere i modelli di serie, prima con Polaris, poi con Can-Am, Yamaha e altri costruttori; poi, perché questi mezzi sono molto più accessibili di tutto quello che fino ad allora era disponibile, dalle auto preparate ai prototipi. Accessibili sia dal punto di vista del budget, sia di fruibilità da parte dei piloti, perché, non avendo marce e frizione, risultano più facili da guidare anche per i driver senza grande esperienza. Così, questa classe ha attirato inizialmente gentleman e giovani; poi, con l’evoluzione tecnica dei veicoli diventati molto competitivi, sono arrivati anche piloti di primissimo piano. Nonostante una limitazione della velocità massima a 130 km/h, contro i 180 consentiti alle auto, su certi percorsi permettono di ottenere risultati importati anche per la classifica assoluta.

Vogliamo ricordarne le caratteristiche tecniche essenziali? 
All’inizio i motori erano dei propulsori aspirati che però consentivano prestazioni modeste, mentre ora, con i turbo, le cose sono cambiate: in generale, si tratta di tre cilindri 1.500 sovralimentati con circa 200 CV. La trazione è integrale e il peso di circa 900 kg, contro le oltre due tonnellate dei buggy della classe top, come il prototipo a telaio tubolare costruito in Francia e dotato di motore Chevrolet che usavo qualche anno fa.

Che programma ha per questa stagione? 
Il mio scopo è battermi per il titolo di categoria della Cross-Country Rallies World Cup: per questo, dopo la gara in Kazakistan e la Silk Way parteciperò ai rally del Marocco, di Abu Dhabi e di Hail, in Arabia Saudita. Quest’ultimo appuntamento servirà da preparazione per la Dakar 2022, che si svolgerà tre settimane dopo e alla quale prenderò parte.

Com’è andata la gara in Kazakistan? 
Molto bene, anche se non correvo da parecchio tempo. Sono arrivato molto motivato all'appuntamento, anche perché, per la prima volta, quest’anno sono riuscito a concretizzare un programma che mi consente di puntare al titolo Fia o, comunque, di ben figurare. Mi sono allenato molto, fisicamente e mentalmente, e ho trovato un navigatore italiano, Paolo Ceci, molto esperto, perché proveniente dal motociclismo (del resto, i migliori co-driver di oggi per questo tipo di gare sono ex piloti di moto, abituati a farsi da soli la navigazione). Ho anche trovato una delle squadre migliori con la quale affrontare il campionato, con un mix di nazionalità incredibile: le macchine, delle Can-Am costruita in Germania, sono gestite in Portogallo da un manager sudafricano che vive in Francia…

Serve una preparazione fisica specifica per questo tipo di gare? 
Io faccio tanta “cardio” e, più di recente, cerco di sviluppare anche il rafforzamento muscolare. La concorrenza, del resto, è molto agguerrita: al Silk Way saremo una dozzina di concorrenti nella categoria T4 e il più forte è l’americano Austin Jones. Spesso, però, anche i piloti locali sono molto competitivi.

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