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Alfa Romeo
Imparato: "Ecco perché ho scelto ancora la F.1"

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Imparato: "Ecco perché ho scelto ancora la F.1"
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Ha dato un segnale ben preciso con la sua presenza a Silverstone alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna, Jean-Philippe Imparato. Lo ha dato pochi giorni dopo l’annuncio del rinnovo pluriennale della partnership tra il team Sauber e l’Alfa Romeo che, quindi, resterà nel Circus nelle prossime stagioni. Una decisione non scontata in partenza, ma attesa dagli appassionati, che vedono nelle monoposto guidate da Giovinazzi e Raikkonen un segnale importante di fiducia nel motorsport da parte del marchio del Biscione e, più in generale, del gruppo Stellantis. Ecco come Imparato, fresco di full immersion in uno dei paddock più nobili della F.1, ci ha spiegato la sua visione in un’intervista esclusiva.

Quando ha celebrato il compleanno dell’Alfa ad Arese ci aveva detto che la firma al rinnovo della partnership con la Sauber non l’aveva ancora apposta e che era alla ricerca di un giusto equilibrio tra investimenti e ritorni: pochi giorni dopo è arrivato l’annuncio della conferma. Come avete trovato il punto di equilibrio? Riducendo il budget o… aumentando i ritorni?
Per fare questa operazione in F.1 ho dovuto fare delle scelte, rinunciando ad altre cose che non si faranno più. Sono innamorato dei motori, delle barche, delle moto, ma a un certo punto bisogna scegliere e questo è dovuto al fatto che l’alfa Romeo sta trasformando il suo piano prodotto e il suo futuro, che devono essere finanziati. Abbiamo valutato che la F.1 è importante per l’Alfa Romeo e che è ragionevole in termini di spesa perché sono in corso cambiamenti epocali nella categoria, quindi che c’è una convergenza tra questo approccio al motorsport e le nostre idee. Per questo abbiamo confermato la scelta fatta in precedenza, proprio pochi giorni dopo l’incontro di Arese.

Oggi a Monza la Peugeot ha presentato la sua hypercar per Le Mans: ogni marchio del gruppo Stellantis presente nelle corse trova una categoria coerente con il proprio posizionamento? E perché per l’Alfa avete scelto, ormai da qualche anno, proprio la F.1?
Quando scelsi il Wec per la Peugeot non avevo idea di quello che sarebbe stato il mio futuro… Ma quando vedi la mappa di marchi di Stellantis e le loro scelte sportive, la coerenza si vede. Peugeot è legata al Wec da anni, non si è sorpresi nel vederla a Le Mans, suona ovvio; non si è neanche sorpresi dal vedere la DS in Formula E, essendo il marchio premium di Stellantis più elettrificato (e stanno facendo un superlavoro, stando sempre al posto giusto); per noi la F.1 era una scelta naturale. Quando sono arrivato a Silverstone, la prima cosa che mi hanno ricordato è che nel 1950 l’Alfa Romeo aveva vinto proprio qui la prima gara. Non c’è solo la Ferrari, ma esiste un’evidenza del legame tra l’Alfa Romeo e la F.1. L’Alfa Romeo è l’Italia, è la nobiltà sportiva italiana fin dalle sue origini, quindi per me il nesso è chiaro. Forse un giorno cambieremo disciplina, ma per il momento abbiamo deciso così.

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Qualcuno sostiene che, in fondo, queste sono solo operazioni di sponsorizzazione, che tra produzione di serie e F.1 non c’è alcuna relazione, è solo una questione di adesivi sulla carrozzeria delle monoposto: che ne pensa?
Il team ha lavorato davvero con noi sulla GTA e nel piano prodotto che abbiamo scritto c’è sempre, per tutte le macchine previste, la parola Quadrifoglio. Non si chiameranno per forza così, ma è un livello di performance di quel tipo. Si apre una pagina comune tra quello che si può pescare in Stellantis, il cui catalogo tecnologico è impressionante, e il lavoro congiunto con la Sauber: sono assolutamente sicuro che ci sia una strada per alimentare le Quadrifoglio del futuro con questa collaborazione. C’è un ponte tra di noi per sviluppare delle macchine di questo tipo oppure delle one-off o ancora delle fuoriserie. L’intenzione è di sfruttare al meglio questo investimento. Il nostro accordo è stato presentato con l’abbigliamento di un solo team: io non sono arrivato con la divisa corporate dell’Alfa e Vasseur (il team principal dell’Alfa Romeo Racing, ndr) con i suoi colori, ma con la stessa livrea di una cosa che si chiama squadra. Siamo integrati completamente in questa operazione ed è fondamentale perché, al di là della performance e dell’investimento, c’è dietro il pensiero che l’Alfa Romeo è un’unica tribù, con 200 club attivi da anni, e che in una tribù si deve fare squadra. Il messaggio che volevo dare era proprio questo.

Per vincere in F.1 ci vuole tantissima qualità: lei di recente di qualità ha parlato ai fornitori, dunque anche in questo ci può essere un’affinità tra il mondo delle corse e quello della produzione…
Assolutamente! Ho detto che voglio portare i fornitori a vedere che cosa si fa in F.1 in termini di precisione, efficienza, esigenze: ci sono tante cose che noi, come azienda, possiamo imparare dalla F.1. Ma ci sono anche tante cose che possiamo portare noi a un team di F.1, come organizzazione, logistica, spirito industriale. Quindi, c’è un legame assoluto tra qualità, eccellenza e risultati. Ho passato un messaggio un po’ forte sulla qualità, ma è fondamentale: non puoi pretendere di essere premium se non sei al massimo non solo come qualità di prodotto, ma anche come soddisfazione del cliente e servizio. E mi aiuta molto questo discorso di eccellenza per supportare l’Alfa Romeo che stiamo disegnando.

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La Formula 1 può aiutare a far vendere più Alfa Romeo stradali?  E, magari, tornare a venderne di più rispetto alla Cupra, sulla quale c’è stata una battuta recente…
Non lo so, non riesco a quantificare l’impatto sulle vendite: l’unica cosa che posso dire è che la F.1 alimenta, solidifica la considerazione del brand. Dà una forza che non si può valutare in termini di vendite, ma di solidità: poi, se fai le cose giuste, non svendi le macchine, rispetti i clienti, controlli i canali di vendita e il valore residuo delle tue auto, i risultati arrivano. Ed è quello che vogliamo fare.

Ha visto a Silverstone Stefano Domenicali, che sta disegnando il futuro della F.1: per lei è importante che, anche dal 2025 o ’26, nelle nuove power unit resti una componente termica, magari anche alimentata con carburanti sintetici?
Ho apprezzato molto i contatti che ho avuto con Vasseur e Domenicali, che sono nel business della F.1 da anni; Stefano sta disegnando la strategia per rendere la categoria carbon neutral. Questa è la posizione tendenziale: non so se avremo unità termiche, ibride, elettriche o a idrogeno e in quali tempi, ma le cose che mi sono piaciute sono due. La prima è la ricerca di efficienza delle power unit; la seconda, la volontà di raggiungere i giovani. Tante volte ho sentito dire che ai giovani la F.1 non interessa, ma ieri sono stato invaso dai messaggini dei miei figli che mi dicevano “saluta Raikkonen”, “hai visitato i box?” e così via. I ragazzini interessati alle corse ci sono, ma devono vedere più spettacolo. Quindi cose come la Qualifying Sprint sono molto interessanti a questo scopo. Vedo che questo mondo ha scelto la strada del futuro basandosi su questi due pilastri, la riduzione delle emissioni di CO2 e il coinvolgimento dei giovani. E io ho bisogno dei giovani per alimentare l’Alfa Romeo del futuro, nel momento in cui arrivo sul mercato con la Tonale che è un’auto più giovane e accessibile.

COMMENTI

  • L'Alfa Romeo è conosciuta ed amata soprattutto perché era l'auto di tutti i giorni che correva e vinceva. Chiunque si sedeva al volante immaginava di poter correre e vincere. La F1 attuale e futura ha poco da dividere con lo spirito storico del Quadrifoglio. Gli alfisti si vogliono confrontare con i matchi storici delle auto stradali e vogliono far conoscere cosa significa guidare un'Alfa Romeo. Questo marchio non è fatto per i grandi numeri di produzione ma per le grandi performance che può dare. La strada da seguire è quella intrapresa con la GTA, creando modelli più grandi e più piccoli ma portandoli in pista con piloti gentleman.
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  • Abbiamo un AD preparato, vedi quello che ha fatto in Peugeot, innamorato dell’Alfa Romeo. Questo nuovo corso per questo marchio storico e pieno di vittorie sportive, mi rende fiducioso per il presente e futuro. Ben vengano persone, anche di altri paesi, che ci mettono una grande volontà per ridare a AR quello che si merita. Compresa la sua partecipazione in F1, sperando nell’acquisizione di Sauber.
  • Sarò limitato io ma non capisco quale sia il rotorno generato dall'appiccicare un adesivo su una macchina che puntualmente arriva ultima. Se si vuole sottolineare il fatto di essere schiappe, bastano i dati di vendita
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  • Sarebbe stato interessante approfondire il discorso su cosa ha rinunciato per continuare ad appiccicare gli adesivi Alfa Romeo su una Sauber motorizzata Ferrari.
  • Per Alfa Romeo penso che il terreno ideale sia il campionato turismo o il DTM tedesco per competere direttamente con i grandi marchi tedeschi, l'auto c'è, ovvero la Giulia GTAm, bisogna ricostruire il mitico reparto corse e allora anche un prodotto eccellente tecnicamente come la Giulia avrebbe la sua giusta visibilità. La formula 1 fatta come questi ultimi anni non credo abbia grande senso e ritorno in termini commerciali, anche perché vende chi vince.
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  • Bello rimanerci ma guarda caso e' a scapito di altro. Di che cosa? Alfetta? Un Grande SUV? DTM? Questo CEO fa quello che puo' ma la strada per convicerci che Alfa vivra' e vivra' bene e' tutta in salita.
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