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Jacky Ickx: Le Mans non è una gara, ma una storia sulla vita

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Jacky Ickx: Le Mans non è una gara, ma una storia sulla vita

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Jacky Ickx: Le Mans non è una gara, ma una storia sulla vita

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Jacky Ickx: Le Mans non è una gara, ma una storia sulla vita

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Ha corso e vinto ovunque. Sull’asfalto, nel fango, nella notte. E dove una strada non esisteva ancora, spesso è stato lui a immaginarla, disegnarla e dominarla. Jacky Ickx non appartiene soltanto alla storia dell’automobilismo: fa parte di quella rarissima categoria di uomini capaci di attraversare un’epoca intera restando sempre contemporanei. Sei vittorie alla 24 Ore di Le Mans, successi in Formula 1, nel Mondiale Endurance e persino alla Dakar. Ma soprattutto una visione quasi filosofica della corsa, del rischio e della libertà.

La 24 Ore di Le Mans: molto più di una semplice gara

Una chiacchierata, come con un vecchio amico, per parlare della gara per eccellenza: la 24 Ore di Le Mans e ciò che rappresenta oggi. La risposta diventa qualcosa di più profondo di una semplice intervista. “Non è una storia su Jacky Ickx”, dice con un sorriso accennato. “È una storia sulla vita”. Tutto, nelle sue parole, parte da qui. Dalla convinzione che la 24 Ore non sia soltanto una competizione automobilistica, ma uno dei luoghi simbolici del Novecento industriale e umano. Per Ickx, Le Mans è sopravvissuta perché ha saputo unire tecnologia, uomini, tragedie, pubblico e libertà. “La macchina ha cambiato il mondo”, racconta. “Ha dato all’uomo la libertà di andare dove voleva. E la corsa è stata un’opportunità straordinaria per svilupparne la tecnica”.

Il fascino intramontabile della Sarthe

Arriva poi il punto centrale, quello che spiega perché la Sarthe continui a esercitare un fascino unico rispetto a qualsiasi altra corsa. “Perché è una leggenda? Perché ci sono le storie. I piloti. Le macchine. Gli organizzatori. Ma soprattutto il pubblico. Quando hai trecentomila persone che vengono lì, capisci che quella gara appartiene davvero alla gente”. Nelle sue parole non c’è nostalgia. O almeno non nel senso romantico. Quando gli si chiede se il motorsport moderno abbia perso parte della magia di un tempo, Ickx rifiuta quasi il confronto. “Il mondo di ieri non assomiglia a quello di oggi. Non mi interessa dire se prima era meglio. È finito. Ogni epoca è diversa”.

Rischio, responsabilità e sicurezza

Anche sulla sicurezza evita ogni retorica. Lui, che contribuì simbolicamente a cambiare per sempre la celebre partenza di Le Mans attraversando lentamente la pista e allacciandosi le cinture prima di partire, preferisce parlare di responsabilità più che di eroismo. “Fare qualcosa di rischioso è una libertà. Ma certe cose erano semplicemente stupide”. Ricorda l’incidente mortale di John Woolfe nel 1969 come uno spartiacque definitivo. Non una battaglia ideologica, ma il momento in cui il motorsport comprese davvero che la sicurezza non era un dettaglio secondario. Eppure, nonostante tutto, la paura non sembra avere spazio nella sua testa. “Se pensi al rischio anche solo per un secondo, sei già battuto”.
Lo dice con una calma quasi disarmante. Non come una posa da uomo duro, ma come una spiegazione tecnica, mentale, esistenziale. Per lui guidare significava entrare in uno stato assoluto di concentrazione. Pensare alla paura equivaleva ad accettare la sconfitta.

Il leggendario ritorno della Ferrari con la 499P

Il discorso torna inevitabilmente a Ferrari. Al ritorno della 499P e alla vittoria arrivata cinquant’anni dopo l’ultima. “Nessuno si aspettava una cosa del genere. Ed è proprio questo che crea la leggenda”. Sorride mentre lo dice, consapevole che Le Mans vive anche di imprese quasi impossibili, di storie che sembrano troppo belle per essere reali.

Le Mans: storia, coraggio e passione

E forse è proprio questo il punto. Ascoltando Jacky Ickx si capisce che la 24 Ore non è soltanto una corsa lunga un giorno intero. È un posto dove da oltre cento anni continuano a incontrarsi industria, coraggio, memoria e passione popolare. Ed è probabilmente per questo che ancora oggi bastano due parole — Le Mans — per cambiare lo sguardo di chi l’ha vissuta davvero. Sembrano troppo belle per essere vere. E forse è proprio questo il punto. Ascoltando Jacky Ickx si capisce che la 24 Ore non è soltanto una corsa lunga un giorno intero. È un posto dove da oltre cento anni continuano a incontrarsi industria, coraggio, memoria e passione popolare. Ed è probabilmente per questo che ancora oggi bastano due parole — Le Mans — per cambiare lo sguardo di chi l’ha vissuta davvero.