Bosch ConnectedWorld A Berlino si parla di auto nel cloud

Roberto Boni da Berlino, Roberto Boni
Bosch ConnectedWorld
A Berlino si parla di auto nel cloud
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Internet ci ha cambiato la vita, prima attraverso la navigazione del web con i PC, poi con gli smartphone e i tablet. Ma è solo l’inizio: adesso è la volta dell'Internet of things, IoT in breve. Tradotto, significa che anche gli oggetti più diversi, come le lavatrici, i trapani o una macchina utensile, possono essere connessi e scambiare informazioni. La Bosch, storica azienda tedesca che si sta trasformando da produttore di parti e sistemi a fornitore di servizi, ci crede parecchio, tanto da organizzare per il sesto anno consecutivo una conferenza a Berlino, il Bosch ConnectedWorld, che il 15 e il 16 maggio ha richiamato circa 5.000 partecipanti e 80 espositori in uno spazio di 14.000 metri quadri ricavato nell’edificio di una ex stazione ferroviaria. Tra i 150 relatori, oltre all’amministratore delegato della Bosch Volkmar Denner - secondo cui l’IoT è uno dei fattori del cambiamento globale e uno dei pilastri della strategia dell’azienda - spiccavano vari pezzi grossi della Bosch stessa, di diverse società terze e pure del mondo automotive, tra cui Nick Rogers, direttore ingegneria di prodotto della Jaguar Land Rover e Alejandro Agag, il boss della Formula E. Rimarchevole, poi, la partecipazione di Tim Berners Lee, nientemeno che l’inventore della Rete.

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Aggiornamenti via Rete per tutte. Ma, per restare al campo a noi più congeniale, ovvero le automobili, come cambieranno con l’IoT? Come prima cosa si diffonderà la possibilità di inviare dati sul funzionamento della vettura e si potranno ricevere aggiornamenti software delle centraline. Non si tratta di una novità assoluta: le Tesla (e non solo) lo fanno da tempo. La grande disponibilità di informazioni sull’uso delle vetture permetterà alle Case di progettare in modo più mirato i nuovi modelli e la diffusione degli update via internet consentirà di aggiornare anche le auto che non si rivolgono alla rete di assistenza ufficiale per la manutenzione ordinaria. Pure molte altre attività comuni potranno essere facilitate grazie all’IoT, come ricaricare una vettura elettrica o pagare un parcheggio: nel primo caso, grazie a un’app per smartphone la pianificazione della ricarica può essere facilmente associata a una pausa del viaggio per il pranzo e pure il pagamento dell’energia può essere gestito senza problemi. Quando si sosta in un silos, invece, la vettura verrà riconosciuta sia all'ingresso sia all'uscita e la sosta verrà addebitata automaticamente, come già oggi si fa in certi casi col Telepass.

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L’informazione è sicurezza. La connettività tra auto e infrastruttura è pure una premessa per la diminuzione degli incidenti stradali, grazie a sistemi avanzati di assistenza alla guida che possono integrare le informazioni ottenute dai sensori di bordo, quali telecamere e radar, con quelle ricevute da altre vetture nei dintorni o da altre fonti che forniscono le condizioni del traffico o lo stato delle strade. A questo proposito però, Dirk Hoheisel, membro del consiglio di amministrazione e responsabile per la guida autonoma, ribadisce che la base per il funzionamento degli Adas è la sensoristica di bordo e le informazioni ricevute dall’esterno possono integrare quelle ricavate con radar e telecamere, ma non sostituirle. Anche perché il livello di affidabilità di tali dati potrebbe non essere uniforme. E, riguardo la guida autonoma, Hoheisel ritiene che la legislazione debba fissare dei requisiti sulle prestazioni dei sistemi e non sul tipo di hardware necessario. Hardware che diventa assai costoso passando dal “facile” Livello 2 di guida assistita (in cui il conducente è sempre responsabile e deve mantenere l’attenzione su ciò che succede) al Livello 3, con il quale, in certe condizioni, si può distogliere lo sguardo dalla strada. E se questo (alto) standard di guida automatizzata potrà essere praticabile tra qualche anno sulle vetture private, quelli più impegnativi, ovvero il 4 e il 5, che di fatto rendono l’auto in grado di guidare da sola, secondo il tecnico della Bosch saranno - almeno in una prima fase - economicamente compatibili soltanto su veicoli destinati esclusivamente al trasporto professionale di persone e di cose.

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Mobilità come servizio. Per questo, proprio i Robotaxi saranno i mezzi di trasporto più sofisticati del futuro: Markus Heinz, membro del board e responsabile vendite del settore Mobility Solutions, ne ha descritto il funzionamento e l’apporto della Bosch, che va dall’hardware, ovvero i motori elettrici, ai sensori che consentono di “vedere” l’ambiente circostante fino al software di gestione, basato sull’intelligenza artificiale, che permette di ottimizzare i tragitti in base alle richieste dei passeggeri. E, sempre pensando ai prossimi anni, l’azienda di Stoccarda parla di automobili Pace, acronimo che sta per Personalized, Automated, Connected ed Electrified. Una visione diversa dalla più comune, che prevede la condivisione dei veicoli. Invece, qui si parla di personalizzazione non tanto, o non solo, della vettura in sé, ma più in generale della mobilità personale, che è vista come un servizio fornito con mezzi diversi secondo il momento e le necessità, per realizzarlo nel modo più efficiente ed ecocompatibile.

Diesel pulito come il benzina. Tornando a un tema caldo e più tangibile, Marcus Heinz ha sottolineato come le più moderne tecnologie Bosch consentano di ridurre drasticamente le emissioni di ossidi di azoto del diesel a livelli molto più bassi di quelli ammessi e pari a quelli dei motori a benzina. Mantenendo rispetto a questi un vantaggio sulla quantità di CO2 emessa, che è da sempre una prerogativa dei propulsori a gasolio.

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