I motori bifuel possono essere alimentati con due tipi di carburante diversi, per esempio la benzina e il Gpl. Quest’ultimo, il cui acronimo sta per gas di petrolio liquefatto, è costituito principalmente da propano e butano, prodotti del processo di raffinazione del petrolio. Da molti anni usato in campo automobilistico, il Gpl passa dallo stato gassoso a quello liquido quando viene compresso a una pressione di 4-5 bar; può così essere immagazzinato in semplici serbatoi toroidali dal peso contenuto, che trovano posto in quelli che di solito sono gli alloggiamenti della ruota di scorta delle vetture. Per essere utilizzato con il Gpl, un motore a benzina può aver bisogno di qualche adeguamento, non tanto per garantirne il funzionamento, ma l’affidabilità nel tempo: il gas, infatti, sollecita maggiormente le sedi delle valvole, che di solito vengono rinforzate. In caso di montaggio a posteriori, si può provvedere al bisogno iniettando nei cilindri, nelle condizioni d’uso più impegnative, una piccola quantità di benzina insieme con il gas. Nell’uso pratico, il Gpl non offre problemi: anche quando il gas si esaurisce, un commutatore consente (anche automaticamente) di passare alla benzina e di proseguire il viaggio. Oggi, inoltre, il calo delle prestazioni con il Gpl è quasi impercettibile: anzi, nei motori turbo si può godere addirittura di una maggiore potenza. Il serbatoio dev’essere controllato a ogni revisione dell’auto e va sostituito dopo 10 anni dalla sua installazione.

Per chi è adatto

Le auto a Gpl sono interessanti soprattutto per chi è intenzionato a contenere i costi di utilizzo del proprio mezzo di trasporto, visto che la spesa per il carburante si riduce di più del 40% rispetto a quella della benzina. Inoltre, le emissioni sono inferiori e questo fa sì che, talvolta, le auto a Gpl siano esentate dalle limitazioni alla circolazione. Bisogna fare, però, attenzione a due aspetti rilevanti. Il primo riguarda la quantità delle stazioni di servizio presenti sul territorio, che sono solo circa 4 mila su un totale di impianti che supera i 20 mila e non sono distribuite in maniera uniforme in tutte le zone del Paese. Il secondo deriva da una caratteristica del gas: essendo più pesante dell’aria, in caso di perdite ristagna a livello del suolo. Questo fa sì che, in Italia, sia consentito parcheggiare le vetture a Gpl soltanto fino al primo piano interrato delle rimesse sotterranee (se, quindi, disponete di un box a livelli inferiori, non potrete ricoverarvi la vettura).

Il futuro

Oggi che i problemi del passato delle vetture a Gpl (come l’ancor più scarsa disponibilità di distributori e qualche carenza in termini di affidabilità) sono di fatto superati, il destino delle auto a gas sembra essere messo a rischio dalla diffusione dell’elettrificazione. E l’uso di un prodotto che comunque è un derivato del petrolio si scontra con il generale clima di ostilità nei confronti dell’impiego di combustibili fossili. La sorte delle auto a Gpl è, quindi, incerta.

COMMENTI

  • per una ventina di anni (poi saranno tutte elettriche) ci sarebbe il biometano, non viene in mente? Fatto dai rifiuti?E si puo' anche parcheggiare nei sottosuoli
  • Il GPL è usato per riscaldamento con bomboloni interrati dove non è presente gas metano.Tutt'al più,ce ne sarà in eccesso se le vetture a GPL saranno sempre meno.
  • Per quanto ne sò il gas si ricava dalla raffinazione del petrolio. Dall'ultima fase di raffinazione si ricava bitume e combustibile per navi. Ritengo che finchè le navi bruceranno derivati dal petrolio e si farà bitume il gas non dovrebbe mancare non essendo nell'ultima fase di raffinazione.
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  • Il gpl è consigliabile in abbondanza, ma le raffinerie sono in diminuzione costante.
  • La diffusione del GPL terminerà (se terminerà) insieme a quella della benzina. Qualora (come probabile) non saranno più reperibili le auto nuove con tale alimentazione, la trasformazione in after market (al contrario del Metano) resta estremamente semplice e poco invasiva anche se non pensata in origine nel progetto....