Mobilità a Milano: monopattini ok, ma l'auto non va penalizzata - Quattroruote.it

Tutto ciò che serve per muoversi agilmente in città: dalle biciclette elettriche agli scooter, dai monopattini ai mezzi in sharing. Quattroruote e Dueruote uniscono le proprie competenze per offrire una guida alla mobilità urbana nell’era Covid.

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Monopattini ok, ma l'auto non va penalizzata

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Monopattini ok, ma l'auto non va penalizzata
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Tra tentativi di ripartenza e timori di un nuovo lockdown, una cosa è certa: ci si muoverà poco, e prevalentemente a piedi. Sì, perché il sistema del trasporto pubblico è tutto meno che pronto a sorreggere un (anche parziale) ritorno alla normalità. I motivi, purtroppo, abbondano: il mix disponibile di metropolitane e treni non convince nemmeno i passeggeri costretti a usarli; le nuove corsie ciclabili che si sono mangiate la metà delle strade, cancellando centinaia di posti auto, sono poco sicure, quando non molto pericolose, anche a detta dei pochi che le impegnano; la mancata apertura di aree di parcheggio supplementari ai bordi della città costringe chi viene da fuori Milano ad arrivare alla meta in auto; soldi per acquistare nuovi treni e bus per rinforzare le flotte e rispondere così alla domanda di trasporto non ce ne sono. Tante cause, una conseguenza comune: sulle spalle del singolo si scarica l'onere di arrangiarsi. Tocca, infatti, al cittadino arrovellarsi e selezionare il mezzo più sicuro con il quale raggiungere il posto di lavoro, portare i figli a scuola, arrivare all'università, all'interno di un arco di scelte tutt'altro che flessibile o attrezzato. Il tanto temuto – dalla giunta – ricorso all'abitacolo della propria automobile, anche alla luce delle infinite e maldestre modifiche stradali volte a penalizzarne l'uso, ne esce persino incentivato. Lo conferma anche l'indagine commissionata dall'Autorità dei trasporti: "Indipendentemente dall'intensità d'uso dei mezzi, lo spostamento a piedi e l'utilizzo dell'autovettura personale sono le modalità di trasporto preferite dalla maggior parte degli intervistati; seguono la bicicletta e il trasporto pubblico".

Quali velostazioni? Alla medesima previsione sono arrivati anche i ricercatori dell'Università Bicocca, che hanno analizzato il bisogno di mobilità nella loro "micro zona" (neanche tanto micro, visto che si parla di 40 mila persone in movimento). Se prima del Covid solo il 20% ricorreva all'auto, in questo periodo la percentuale sfiorerebbe il 70: appena il 10% si è detto pronto a pedalare o andare a piedi. Spostamenti che, in precedenza, avvenivano con i mezzi pubblici. La ricerca esamina anche l'urgenza di custodia per le biciclette, rubate a dozzine ogni giorno: ma le velostazioni, immaginabili in corrispondenza delle fermate della metropolitana e del Passante, sono state totalmente ignorate dagli uffici del traffico che, per la "mobilità dolce", hanno invece ridotto a carruggi le carreggiate delle principali arterie cittadine, mandandole sistematicamente in tilt. Nemmeno i 6 mila monopattini in sharing riversati su Milano potranno fare la differenza. Senza adeguate infrastrutture e chiarezza normativa, intanto, ne va già della sicurezza stradale, come dimostrano i primi dati diffusi dall'Azienda regionale emergenza e urgenza: da giugno a fine agosto sono stati più di 600 gli incidenti registrati con bici e monopattini. In realtà, sono molti di più, visto che il totale si riferisce esclusivamente ai casi che hanno richiesto l'intervento di un'ambulanza. Non può andare tanto meglio sui mezzi pubblici, dove è saltato persino il distanziamento sociale, fattore che continua invece a condizionare profondamente ogni altro momento della vita sotto la Madonnina in tempi di Covid-19.

Finestrini e distanziamento. L'attesa Conferenza unificata sul trasporto pubblico d'inizio settembre, indetta soltanto due settimane prima della riapertura delle scuole per rispondere all'incapacità strutturale delle aziende di tpl di gestire la più che prevedibile domanda, avrebbe risolto il problema con un colpo di spugna, ammettendo sorprendentemente a bordo di ogni autobus passeggeri per l'80% della capienza massima. Abituati alle task force di esperti e a misure preventive di natura militare, le nuove linee guida che autorizzano a viaggiare con una saturazione apparentemente azzardata metterebbero il sorriso se non fossimo al centro di una pandemia. Infatti, si limitano all'obbligo di collocare qualche flacone di gel disinfettante a bordo di ogni mezzo pubblico, mentre i necessari ricambi d'aria sarebbero ora e improvvisamente "assicurati dagli impianti di climatizzazione presenti sui mezzi e dalle aperture delle porte durante le fermate. Per i tram di vecchia generazione sarà possibile anche l'apertura permanente dei finestrini...". I "potranno" e i "sarà possibile" si sprecano: "Al fine di aumentare il riempimento dei mezzi le aziende di trasporto potranno installare separazioni rimovibili tra i sedili: è in corso un accordo tra Mit-Inail e l'Istituto italiano di tecnologia per individuare il materiale idoneo". Vi pare tardi? Fra le azioni volte a contenere la pandemia, ci sarebbe anche un "servizio d'ordine" da effettuare a bordo, così come alle fermate più frequentate. Ma l'unico soggetto preposto è, ancora, l'autista del mezzo, chiamato a vigilare e a regolare gli accessi e i limiti di capienza. C'è da scommettere che, non sempre e soltanto nelle ore di punta, l'assalto ai mezzi ricorderà piuttosto da vicino quello alle diligenze nel Far West.

Chiedi aiuto alle macchine. Diamo ancora la parola alla Conferenza unificata sul trasporto pubblico: «Per aumentare le corse dei mezzi, soprattutto durante le ore di punta, possono essere destinate ai servizi di linea anche le autovetture a uso di terzi attraverso procedure semplificate per l'affidamento dei servizi». Traduzione: dopo che abbiamo scientemente creato incagli e punti critici per far posto a ciclabili poco usate ma perfette per paralizzare il traffico, per integrare l'insufficienza di bus, tram e metrò è possibile chiedere aiuto alle auto, nel caso, taxi e servizi affini. I soldi e i voucher per le vetture che "potranno essere" utilizzate sui percorsi dei mezzi pubblici sono già disponibili. Ma occorre ben altro: "Il fondo di risarcimento da 900 milioni di euro previsto dal governo per il trasporto pubblico non basta a risolvere i problemi", sostiene Andrea Gibelli, presidente di Asstra, l'associazione delle aziende pubbliche del trasporto locale. "Mancano 800 milioni e quanto previsto copre i budget fino al 31 luglio. Il rischio per le aziende del trasporto è di andare in default e non poter più erogare i servizi". Ci manca solo questo...

(articolo ripreso dall'inserto Nordovest di Quattroruote di ottobre 2020)

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