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Milano 2030
Il consiglio approva il Piano Aria Clima: guerra all’auto e parcheggi dimezzati

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Il consiglio approva il Piano Aria Clima: guerra all’auto e parcheggi dimezzati
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Il consiglio comunale di Milano ha approvato il Piano Aria Clima, lo strumento volto a ridisegnare completamente l'attuale configurazione del capoluogo lombardo attraverso diverse iniziative e azioni. L'obiettivo finale è porre le basi per rendere la città "carbon neutral" entro il 2050.

Le priorità. Il piano prevede “cinque ambiti di azione, 25 target e 49 azioni” per combattere l'inquinamento atmosferico e contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Intento lodevole che, però, nasconde l'ennesima crociata contro l'auto e ancor più contro la libertà di movimento. Basta pensare ad alcune delle indicazioni previste nell'Ambito 1, denominato “Slow Milano, una città che si muove in modo fluido, flessibile e sostenibile”: nel passaggio, si punta a “trasformare entro il 2050 la mobilità personale in mobilità attiva (città ciclopedonale), intermodale e basata su un approccio Mobility as a Service". Per raggiungere tale fine, i mezzi da implementare entro il 2030 (testuali) sono il dimezzamento della mobilità personale motorizzata e della superficie dei parcheggi su strada, nonché l’istituzione di una Zero Emission Zone e di un’area pilota carbon neutral con mobilità personale attiva. A tal proposito, si punta a privilegiare soluzioni "in verticale", ma senza fornire alternative a chi non è nelle condizioni di trovare un compromesso tra il possesso dell'auto e il parcheggio. 

Nuove limitazioni, tasse e soglie chilometriche. In alcune parti dell'enorme documentazione messa a disposizione dalla giunta comunale, si fanno riferimenti anche a nuove tasse per i veicoli di maggior dimensione, così come a sistemi analoghi al Move-In attivo in tutta la Lombardia ma con finalità di blocco degli eventuali possessori di auto non a norma: a tal proposito, si parla esplicitamente di “una soglia chilometrica massima annua, stabilita in relazione alla classe di appartenenza e contabilizzata mediante apparati di monitoraggio satellitare”. Se non bastasse, sono previsti “interventi a favore della riduzione del traffico e della velocità” nelle zone ad alta densità abitativa (zone 30, Zone a traffico pedonale privilegiato, urbanistica tattica e nel lungo periodo “Città 30”), nonché “una rimodulazione delle vigenti regole per l'accesso e la circolazione” nell'Area B con “l’estensione delle regole di limitazione della circolazione a ulteriori classi veicolari per le quali attualmente non sono pianificati divieti”: il futuro sarà, in sostanza, dei “veicoli a motore a zero emissioni”, ossia le auto e i mezzi elettrici. E l'Area B potrebbe anche essere replicata in altre zone della città visto che si prevede la “realizzazione di una o più aree pilota ‘Carbon Neutral’". Le alternative per gli spostamenti individuali sono le due ruote di qualsiasi natura: moto, bici o monopattini, supportati dalla realizzazione di piste ciclabili. Tante sono quelle già realizzate: peccato che siano poco utilizzate e che il restringimento delle carreggiate stradali abbia comportato, soprattutto in alcune aree, un aumento esponenziale della congestione del traffico. Con l'ovvia conseguenza di un incremento dell'inquinamento.

Il messaggio. Alla fine, l'obiettivo del piano sembra quello di limitare il più possibile gli spostamenti non solo con iniziative a favore della mobilità ciclopedonale, ma pure promuovendo lo smart working e incentivando "servizi di prossimità e di servizi alimentari e alla persona a domicilio”. In teoria, come auspicato in un’intervista al Corriere della Sera dal sindaco Giuseppe Sala, le persone potranno trovare tutto a pochi passi da casa e in soli 15 minuti. Tuttavia, il messaggio sembra più quel "stay-at-home" tanto in voga durante i periodi di lockdown: peccato che l’indicazione sia il frutto di un lavoro iniziato oltre due anni fa e non prenda in considerazione le conseguenze della pandemia sui nuovi stili di vita e i modi di lavorare che potrebbero svuotare - già lo stanno facendo - le grandi città in tutta Italia: anche per questo, si parla sempre di più di "south-working", ovvero il trasferimento di migliaia di persone nelle città del Mezzogiorno che grazie alla possibilità di utilizzare il lavoro agile possono godere di un minor costo della vita e della vicinanza dei loro affetti familiari. 

E i trasporti? Nel piano, non sono peraltro menzionati nuovi progetti di potenziamento dei mezzi pubblici, né per le metropolitane né per la rete ferroviaria, ma solo “gli interventi infrastrutturali già previsti negli strumenti di pianificazione”. Inoltre, si parla esclusivamente (e in maniera generica) di accordi con enti sovracomunali per migliorare “il trasporto gravitante su Milano” tramite l’integrazione delle politiche urbane con quelle extraurbane, oppure di “miglioramento a scala regionale del trasporto ferroviario”. O ancora, di rafforzare le aree di sosta di interscambio o di implementazione del car pooling. Non è arrivata alcuna indicazione precisa neanche sulla gestione del trasporto merci, destinato a un aumento esponenziale con il boom dell'e-commerce.  Per ora bisogna fare affidamento sulle dichiarazioni dell'assessore alla mobilità, Marco Granelli, che durante la discussione del piano in consiglio ha parlato di nuovi percorsi ciclabili e un aumento delle metropolitane e delle tranvie fino ad arrivare a sfiorare i 200 chilometri entro il 2030 e superare i 250 nei 15 anni successivi. Dei costi, però, non si parla, così come di progetti e soprattutto di tempi, che in Italia sono spesso oltremodo allungati da burocrazia e scelte politiche. A Milano la linea 5 ha aperto prima della 4 e doveva essere conclusa già nel 2015. I primi lavori risalgono al 2008 e la fine dell’opera è prevista per il 2023. 

Gli altri interventi. Il piano prevede ulteriori interventi che riguardano altri aspetti della vita quotidiana dei cittadini milanesi e che in alcuni casi vanno effettivamente a cercare di ridurre le maggiori fonti di inquinamento atmosferico, per esempio i sistemi di riscaldamento e l’agricoltura intensiva. Tra le priorità viene appositamente indicata la riqualificazione energetica degli edifici comunali, oppure l'eliminazione dei combustibili fossili a vantaggio di quelli privati. Utile, ai fini dell'obiettivo finale, è anche la promozione tra i cittadini di stili di vita “consapevoli”, come un minor uso di acqua e la riduzione dei rifiuti.  Tuttavia, come detto, manca una strategia onnicomprensiva che vada includere tanti altri ambiti della mobilità per una città che, per conformazione e inefficienze di sistema, paga una grave congestione da traffico.

I prossimi passaggi. In ogni caso, il piano è solo un documento programmatico e non devono stupire le carenze di stime di costo o di finanziamenti: del resto tutta la documentazione, bollata dalle opposizioni come "un'enciclopedia di buoni propositi", "assolutamente "astratta", "ideologica" o frutto di un "ambientalismo da ricchi", dovrà essere sottoposta ai pareri e alle osservazioni di cittadini, associazioni di categorie e altri rappresentanti della società civile per poi tornare a Palazzo Marino per un via libera definitivo difficile da ottenere per l'attuale amministrazione. Inoltre, a gennaio scatterà il cosiddetto semestre bianco che precede le elezioni comunali: salvo nuovi problemi generati dalla pandemia, il voto si dovrebbe svolgere tra maggio e giugno prossimi. Anche per questo motivo, le opposizioni hanno fortemente criticato l'attuale sindaco Giuseppe Sala: un piano così importante per le sue conseguenze sul futuro di Milano è stato presentato nel momento forse meno propizio e con un'accelerazione probabilmente eccessiva rispetto all'evoluzione dell’attuale contesto. Inoltre, diversi pareri invitano alla prudenza: dai tecnici, per esempio, sono arrivate raccomandazioni per "effettuare, nella fase attuativa della misura di riduzione dei parcheggi esposti alla radiazione solare, un’attenta analisi degli interventi in relazione all’evoluzione in corso degli scenari di mobilità, oltre che alla valutazione dei fabbisogni complessivi di sosta in città e della relativa riorganizzazione”. Ancor più esplicita è stata la Regione Lombardia, per cui gli interventi sui parcheggi sono “una misura dall’esito incerto, in relazione alla quale è precisato che deve essere pianificata rispetto alla valutazione dei fabbisogni complessivi di sosta in città e della relativa riorganizzazione, affinché siano ridotte situazioni di incremento locale della congestione del traffico”. Per questo, Palazzo Lombardia ha raccomandato “un’attenta analisi di tali interventi anche alla luce dell’evoluzione in corso degli scenari di mobilità”. I quali, è bene ribadirlo, prevedono un crescente ricorso alla mobilità individuale a motore. E non certo la sua limitazione. 

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