Viabilità

Ciclabili e isole pedonali
I Comuni e la mobilità sostenibile: tanti divieti e poche colonnine

Ciclabili e isole pedonali
I Comuni e la mobilità sostenibile: tanti divieti e poche colonnine
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Motus-E, l’associazione che raccoglie i principali attori della mobilità elettrica, in collaborazione con la onlus Class (Comitato per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile), ha mappato le azioni intraprese dalle amministrazioni locali in favore della mobilità sostenibile, sintetizzata in un report che traccia un quadro molto variegato. All’indagine ha partecipato circa il 20% di tutti i Comuni italiani con più di 20 mila abitanti, soglia scelta per la loro maggiore capacità di spesa che consente di intraprendere azioni concrete con più facilità. Tra i 112 Comuni che hanno risposto al questionario, il 58,9% si trovava nelle regioni del Nord, il 17% in quelle del Sud, il 15,2 al Centro e l’8,9% nelle isole; Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno coperto il 47,3% del campione.

Gli interventi attuati. La prima parte della ricerca ha riguardato le iniziative messe in atto in favore della mobilità sostenibile e ha visto emergere nettamente (per l’86%) la creazione di piste ciclopedonali urbane ed extraurbane (50%); spiccano anche la creazione di parcheggi riservati ai veicoli elettrici (48%), la realizzazione di isole pedonali o di aree a ridotto passaggio di veicoli (46%), l’introduzione di facilitazioni per i veicoli elettrici (46%) e l’acquisto o il noleggio di veicoli elettrici per la pubblica amministrazione stessa (45%). Agli ultimi posti, invece, si trovano la creazione di servizi di taxi elettrico (2%), l’attivazione di zone per il trasporto merci a emissioni zero (2%) e, fatto più grave, l’installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici (12%), che dovrebbe invece costituire una priorità assoluta, se davvero si crede nella transizione ecologica. Anche la sola adozione di un regolamento per l’installazione dei punti di ricarica non ha suscitato grande interesse nel corso del 2021, avendo riguardato soltanto il 26% del campione. In generale, commentano gli estensori del rapporto, tutti i Comuni hanno intrapreso delle iniziative, ma dalle risposte al questionario e dalle interviste emerge una “carenza di strategia e di pianificazione sistemica nelle attività volte a favorire la mobilità sostenibile”.

Le iniziative future. Quasi tutti i Comuni hanno intenzione di mettere prossimamente in atto azioni in questa direzione e soltanto il 3% non ne ha ancora pianificate. I progetti riguardano in maggioranza la realizzazione di infrastrutture, come la solita creazione o estensione delle piste ciclabili in ambito urbano (per il 65% del campione) ed extraurbano (43%); acquistano però peso l’intenzione di acquistare o noleggiare veicoli elettrici al servizio della pubblica amministrazione (52%), i programmi di divulgazione della cultura della mobilità sostenibile (51%) e l’idea di realizzare finalmente dei regolamenti per l’installazione di colonnine di ricarica (41%). Scarso (13%), invece, l’interesse per la creazione di zone cittadine a basse o nulle emissioni (Ztl/Lez).

Le limitazioni al traffico. Gran parte dei Comuni (il 77%) ha creato sul proprio territorio almeno una Ztl, ma nel 37% dei casi possono accedervi veicoli con tutti i tipi di alimentazione, quanto meno se utilizzati da residenti oppure soltanto in certe fasce orarie; il 24% ha riservato delle porzioni di territorio ai veicoli elettrici, il 14% a quelli ibridi, il 3% a quelli a metano o con classe di emissioni almeno Euro 4. In generale, a questo proposito si nota come le politiche delle amministrazioni locali siano piuttosto differenti. Attuano le Ztl o le Lez quasi tutti i Comuni con più di 150 mila abitanti, mentre quelli con meno di 20 mila lo fanno molto più raramente. La diversità di approccio deriva probabilmente anche dalla maggiore necessità dei grandi centri di contrastare l’inquinamento atmosferico. I Comuni più piccoli e a vocazione turistica adottano spesso limitazioni alla circolazione esclusivamente nel periodo estivo. In ogni caso, il 72% delle amministrazioni sondate non prevede di creare o modificare in futuro le proprie Ztl e Lez in seguito alla maggiore diffusione di veicoli elettrici; chi lo farà, introdurrà un accesso gratuito per i mezzi a batteria, riservando il pagamento (o introducendo un blocco) per quelli endotermici.

Le colonnine. Il 93% dei Comuni ha installato dei punti di ricarica per i veicoli elettrici sul proprio territorio, ma la maggior parte lo ha fatto in misura molto modesta, da una infrastruttura a 10, mentre soltanto l’1% ne ha installati più di 100 (il 24,1% da 11 a 30, il 9,8% da 31 a 50). Da notare che il 7% del campione è completamente privo di colonnine. Del resto, il 79% delle amministrazioni comunali partecipanti al sondaggio non ha ancora adottato le linee guide per l’installazione delle colonnine previste dal decreto semplificazioni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio del 2021, quindi quasi un anno fa. In generale, comunque, il numero delle colonnine cresce con l’aumentare della popolazione presente nel territorio comunale.

COMMENTI

  • fino a quando che la mobilità privata in città è di per sé inquinamento, che sia elettrica o a nafta... sarà inutile discutere. In città con metro e tram. Al limite (perché ci sono esigenze speciali) accesso a pagamento (e la cifra include la sosta) o con autovetture condivise (in italiano: car sharing)