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Blocchi del traffico
Milano e l'autunno caldo di Area B: di chiaro c'è solo lo stop alle diesel Euro 5

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Milano e l'autunno caldo di Area B: di chiaro c'è solo lo stop alle diesel Euro 5
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Gioele Dix, attore di primissimo piano, divenne popolare, anni fa, con il personaggio dell’automobilista inc… ato, figlio di una satira esasperata, ma non più di tanto, sul guidatore italiano medio alle prese con i consueti problemi del traffico. Ma quanto sarebbe arrabbiato e confuso oggi il suo personaggio, se fosse un automobilista milanese? Di quelli che, sfortunati possessori di una diesel Euro 5 o di un’altra vettura a gasolio o benzina con la quale dal prossimo 1 ottobre, non potranno più circolare in città o entrarne e uscirne se non passando sotto le 188 telecamere della famigerata Area B. Ovvero, gli "occhi" che sorvegliano i confini cittadini e spediscono in automatico le multe a chi viene privato del diritto alla circolazione. Il problema, tuttavia, non sembra toccare più di tanto gli ineffabili amministratori. A giudicare, almeno, dal programma dei lavori annunciati per il Consiglio comunale, le cui sedute (previste nei pomeriggi del 27 e 28 luglio, discussioni sull’assestamento generale del bilancio finanziario e del suo equilibrio a parte), prevedono come ordine del giorno la decisione di “non concedere il patrocinio agli eventi che non rispettano gli obiettivi climatici del Comune” e di “utilizzare i proventi del Milano Motor Show per finanziare la realizzazione di piste ciclabili”.

Lotta continua. La guerra ideologica all’auto, quindi, trova nuovi terreni su cui esprimersi: conoscendo ormai bene gli orientamenti della giunta Sala, questo non sorprende. Quello che scandalizza, piuttosto, è che, a poco più di due mesi dall’entrata in vigore del provvedimento di divieto di utilizzo di centinaia di migliaia di auto di cittadini milanesi e lombardi, affogati nel “programma dei lavori” del Consiglio comunale, tra una mozione sulla gratuità dei musei, una sui doposcuola dei nidi e delle scuole d’infanzia e una sull’ex scuola materna di Chiaravalle (tutte tematiche legittime e importanti, per carità), compaiano, quasi in fondo alla lista, un ordine del giorno su “proposte provvedimento in ordine al progetto Move-In-accesso Area C” (per chi non lo conoscesse, si tratta della scatola nera che consente ai veicoli “banditi” che la montano poche migliaia di chilometri di utilizzo)” e una mozione in merito alla “proroga al provvedimento Area B” (che, in verità, non ha alcune speranza di venire approvata). Ora, tutto questo rientrerebbe nella piena normalità di un Consiglio comunale se i cittadini fossero adeguatamente e chiaramente informati in merito a quello che, fra una sessantina di giorni, sarà il destino di molte delle auto che utilizzano quotidianamente: così, però, non è.

Scarse informazioni. Quello che c’è di chiaro, infatti, sui siti del Comune di Milano dedicati all’Area B sono solo i divieti, presenti e futuri. Quando, invece, si cerca di orientarsi tra le possibilità offerte per dilazionare nel tempo la necessità di sostituire la propria auto, in un momento di notoria difficoltà (le macchine non ci sono, hanno consegne lunghissime e, per molti, sono troppo costose), la fumosità delle informazioni rende il compito arduo. Prendiamo, per esempio, la deroga concessa a chi “sottoscrive un contratto di acquisto, leasing o noleggio a lungo termine per un’auto nuova in sostituzione del veicolo soggetto al divieto entro il 14 settembre prossimo”, valida fino alla consegna del veicolo nuovo (e comunque non oltre il 30 settembre 2023): come farà, per esempio, l’automobilista a far valere il suo diritto basato su un “contratto di acquisto”? Dovrà tenerlo sempre in macchina, per esibirlo a un agente della polizia locale che lo dovesse fermare per un controllo? Lo dovrà sventolare davanti alle telecamere, che lo sanzioneranno comunque al momento dell’illegittimo accesso nell’area B? Dovrà poi farsi annullare l’eventuale multa negli uffici della polizia locale o fare ricorso, con tutto quello che ne consegue, al giudice di pace? Perché di tutto questo non si dà chiara e immediata informazione, quando ormai (stanti le chiusure agostane) di tempo per recarsi in concessionaria a sottoscrivere un acquisto che, per la sua importanza e rilevanza economica dev’essere ben ponderato, ne è rimasto invece ben poco? E, ancora: la deroga vale anche per l’acquisto di un’auto usata Euro 6? Con quale tipo di contratto? E se la si volesse comprare da un privato, che magari non la può consegnare immediatamente perché a sua volta sta aspettando un’altra auto? In questi casi non esiste alcun contratto: servirà una scrittura privata? Domande senza risposta, che abbiamo inoltrato al Comune, dal quale attendiamo chiarimenti (che divulgheremo immediatamente).

Gli altri casi. Ma non è tutto. La nebbia avvolge anche le modalità precise di calcolo del bonus di “giorni di circolazione anche non consecutivo da fruire in un arco di tempo delimitato”, concessi ai proprietari delle auto condannate alla sparizione. E il funzionamento della “scatola nera” Move-In (qui, tra i tanti link, un esempio della complessità dell’operazione, che non sempre vale la fatica che richiede), a proposito della quale, nelle dozzine di pagine internet Comune e Regione danno indicazioni sparse e frammentate che, alla fine, suscitano ancora più domande in chi, a ottobre, finirà per essere appiedato. Insomma, di qui a poche settimane a Milano si rischia il caos. Sulla pelle di decine di migliaia di persone. Che, per inciso, magari avrebbero anche i requisiti per beneficiare degli incentivi annunciati dalla giunta in favore dell’acquisto di auto meno inquinanti. Ma che devono aspettare un bando, ovviamente non ancora emesso.

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