Una sigla importante, quella della versione "cattiva" della "156", che raccoglie l'eredità delle mitiche "Giulia Sprint GT" alleggerite degli anni '60. Per verificare se la "156 GTA" fosse all'altezza delle progenitrici, l'abbiamo provata sui tornanti della statale dello Stelvio e sulla nostra pista di Vairano.

Le forme non si discostano molto da quelle del modello d'origine: unici elementi distintivi, i paraurti con profili aerodinamici, i fianchi allargati e le bandelle sottoporta. Dentro, si apprezzano soprattutto i sedili molto avvolgenti e rivestiti di pelle.

Non appena si gira la chiave di avviamento, la tonalità del motore lascia chiaramente intendere cosa sia lecito attendersi dal V6 di 3.2 litri (184 kW-250 CV): già a basso regime risponde prontamente ai comandi dell'acceleratore; oltre i 3500 giri, poi, la reazione diventa fulminea. La disponibilità del propulsore sembra inesauribile e lo "0-100" in sette secondi lo conferma ampiamente.

Il cambio ha un'escursione della leva non proprio da auto sportiva, ma la precisione degli innesti e la docilità a farsi strapazzare compensano largamente questa caratteristica. Un po' meno perdonabile, la frizione, veramente molto pesante.

Le sospensioni anteriori, pur adeguate alle maggiori prestazioni della vettura, conservano l'efficace schema a quadrilatero che consente precisione di guida e prontezza di risposta. Altri punti d'eccellenza della "156 GTA", lo sterzo, millimetrico, e l'impianto frenante, ottimo e resistente alla fatica.

Tra i difetti, il prezzo di listino molto elevato e i consumi non certo morigerati, soprattutto se ci si diverte a far salire rapidamente l'ago del contagiri.