Il marchio è più che noto, ma forse non tutti sanno che la Lamborghini appartiene ormai alla Audi. E la "Gallardo" è il frutto di questo nuovo corso, come confermano le caratteristiche del telaio, un moderno space frame di alluminio sviluppato con gli ingegneri di Ingolstadt, leader in questo tipo di realizzazioni.

Per la Casa di Sant'Agata, le porte che si aprono verso l'alto sono quasi un marchio di fabbrica, ma per la nuova Lambo si è preferito restare sul classico, a tutto vantaggio dell'accessibilità e di un uso quotidiano della vettura. D'altra parte, l'obiettivo era chiaro fin dall'inizio: insidiare la Ferrari "360 Modena", sia per le prestazioni sia per la facilità d'utilizzo.

Dietro le spalle di pilota e passeggero batte il cuore della "Gallardo": un dieci cilindri, cinquemila di cilindrata, che sviluppa 368 kW-500 CV a 7800 giri (coppia di 510 Nm a 4500 giri). Una potenza straordinaria che, grazie alla trazione integrale, viene scaricata a terra tutta d'un fiato, come confermano i 4,2 secondi rilevati sullo "0-100".

Un aiuto viene anche dal cambio robotizzato, un optional che rende tutto più semplice: il pedale della frizione sparisce e per inserire le marce bastano piccoli movimenti sui due bilancieri dietro il volante. Più ci si dà dentro, più le cambiate sono rapide: quando l'ago del contagiri è vicino alla zona rossa, i passaggi di marcia sono fulminei, persino brutali. Una brutalità, però, della quale nessun appassionato si lamenta.

Tutto ciò, senza trascurare le doti dinamiche: da una curva all'altra, la "Gallardo" si dimostra sempre molto docile e obbedisce ai comandi del pilota con grande puntualità. Il merito è pure dello sterzo, la cui precisione permette di impostare le traiettorie in maniera millimetrica. Sulla nostra pista di Vairano c'è mancato poco che la Lambo facesse segnare il nuovo record sul giro: per poco meno di quattro decimi di secondo è rimasta dietro alla Porsche "911 GT2", imbattuta dal 2002.