Italiana di nome, cinese di fatto, la dr4 altro non è che una versione riveduta e corretta della Refine S3 prodotta dalla cinese Jac, con cui la Casa molisana ha stretto un accordo simile a quello già in essere con la connazionale Chery. A Isernia si sono limitati a ridisegnare il frontale e la coda, applicare i loro loghi e mettere mano agli interni. Partiamo da qui: la selleria di pelle con cuciture in contrasto si presenta bene. I sedili sono comodi e sostengono efficacemente il corpo. E la plancia, dal design piuttosto complesso, è anch'essa realizzata con una certa cura. Al centro spicca lo schermo da 8 pollici del sistema multimediale, in realtà più scenografico che efficace, visto che si limita a una radio, senza informazioni Rds, e a un Bluetooth dal funzionamento piuttosto approssimativo. Sotto ci sono i comandi per accedere ai vari menu e, più in basso, quelli della climatizzazione. La posizione di guida è turistica: si sta seduti più in alto che su una normale berlina, con il volante (regolabile solo in altezza) parecchio inclinato in avanti. Di spazio ce n'è davvero tanto; davanti, ovviamente, e anche dietro, dov'è possibile ospitare tre passeggeri con un livello di confort più che accettabile. Semmai è il bagagliaio a deludere un po', la presenza del serbatoio Gpl, infatti, limita la capacità di carico della vettura.