Ricardo Rodriguez
La storia di Ricardo Rodriguez de la Vega è, purtroppo, molto breve. Insieme al fratello Pedro, rappresentano ancora oggi – a diversi decenni dalla loro scomparsa – una fonte di grande ispirazione per intere generazioni di appassionati di motorsport messicani.
Baby prodigio. Ricardo e Pedro Rodriguez hanno due anni di differenza e crescono praticamente insieme. La loro è una famiglia benestante e il papà è un facoltoso uomo d’affari che asseconda le passioni dei figli, a partire da quella del ciclismo, passando per le moto e, infine, quella per le auto da corsa. Ricardo ha un talento naturale al volante e debutta in una gara a Riverside, vincendo immediatamente a bordo della Porsche 550 RS regalata dal padre. Dopo quella gara, tutti lo identificavano come il “pilota bambino”. L’anno seguente tenta anche di partecipare alla 24 Ore di Le Mans insieme al fratello, ma la sua iscrizione viene rifiutata perché considerato troppo giovane per una gara di quel livello. Un po’ deluso, ritenta l’anno seguente. Ma il capolavoro lo segna quando – appena diciottenne – corre sulla Ferrari 250 TR59 della NART, in coppia con André Pilette. Conquista un secondo posto storico e diventa così il più giovane pilota salito sul podio alla grande classica francese.
Dritto in Formula 1. Quel podio a Le Mans contribuisce a far guadagnare a Ricardo un invito per mettersi al volante di una delle vetture della Scuderia Ferrari in F.1, al Gran Premio d’Italia del 1961. Un’opportunità che il giovane pilota messicano non si lascia sfuggire. Ancora una volta, il bambino pilota lascia tutti a bocca aperta conquistando la seconda posizione nelle qualifiche, appena un decimo dietro Von Trips e otto decimi davanti al futuro campione di quell’anno, Phil Hill. In gara, però, il sogno svanisce con un problema tecnico alla vettura. Sembrava l’inizio di una strepitosa carriera per il giovanissimo Ricardo Rodriguez, ma il destino aveva in serbo ben altro per lui. Nel 1962, dopo uno sfortunato inizio, si mette in luce conquistando il quarto posto al Gran Premio del Belgio e poi un sesto posto al Nurburgring. Prende parte anche al GP di Pau – gara extra campionato – dove taglia il traguardo in seconda posizione. Ma in quel difficile anno, la Ferrari decide di non partecipare alle ultime due gare finali negli Stati Uniti e in Sud Africa, saltando anche il GP del Messico che non avrebbe assegnato punti iridati. Ma Ricardo Rodriguez sogna il colpaccio casalingo e così si accorda con la Lotus per correre in Messico, sul nuovo circuito di Magdalena-Mixhuca.
L’incidente fatale. Durante le prove del Gran Premio del Messico, subito dopo aver visto Surtees eclissare il suo miglior tempo in classifica, Ricardo si lancia in pista per cercare di migliorarsi ulteriormente. Purtroppo, però, non finirà mai quel giro. All’altezza della Peraltada, la sua vettura finisce rovinosamente fuori e il giovane messicano muore poco dopo. Restano tanti dubbi sulle cause di quell’incidente: alcuni parlano di un guasto tecnico, altri di un errore umano. L’unica certezza è che il 1° novembre 1962, il motorsport perde uno dei suoi più brillanti e giovani talenti, appena ventenne. Oggi, quello stesso circuito, è dedicato proprio alla memoria di Ricardo e Pedro – gli Hermanos Rodriguez – divenuti (davvero troppo presto) leggenda.