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Land Rover DiscoverySul banco di prova dei tracciati off-road - VIDEO

 

Dopo 27 anni, siamo arrivati alla quinta generazione, ma non è la Discovery 5. Si chiama semplicemente Land Rover Discovery. Un'auto che, sul finire degli anni 80, era nata per colmare le distanze tra gli unici due modelli allora in gamma (la Defender e la Range Rover) e che ancor oggi mantiene immutate le sue qualità fuoristradistiche. Ed è in onore di queste ultime che il primo incontro, in anteprima, si svolge in maniera diversa dal solito. Non prevede neppure un centimetro d'asfalto. Al suo posto, soltanto pietre, guadi, pendenze e tanto, tantissimo fango. Un percorso che più british non si può: siamo infatti nel cuore della Scozia, nelle campagne tra Edimburgo e Inverness, con esemplari di preserie ancora in parte camuffati.

Guado da record. Già con i 180 cavalli del due litri turbodiesel della famiglia Ingenium, questa Land Rover se la cava molto bene e la cosa si spiega in maniera semplice: l'85% della vettura è realizzato di alluminio, dettaglio che ha portato un dimagrimento di addirittura 480 chili rispetto alle antenate. Ma, tra quelli dichiarati, è un altro il dato che impressiona più di tutti, capace di fornire, in un certo senso, la reale misura delle qualità da off-roader della Discovery. Si tratta della capacità di guado, di ben 90 centimetri: praticamente impossibile trovare rivali che siano in grado di fare meglio.

Fa tutto da sola. Quando un'impostazione meccanica di vaglia incontra dispositivi elettronici di assistenza alla guida che non sai bene se siano più numerosi o efficaci, viene facile immaginare che il successo sia dietro l'angolo. Mai dare nulla per scontato, per carità, ma con la Discovery è così, in effetti: anche nei passaggi più impervi, a tratti l'auto sembra fare tutto da sola. Una volta che hai impostato la traiettoria, puoi persino dimenticarti i pedali, perché all'andatura pensa l'ATPC (All Terrain Progress Control), che con totale maestria gestisce la trazione esibendosi nella difficile arte di danzare intorno ai limiti dell'aderenza. Sul tunnel, poi, la manopola del Terrain Response è ormai una tradizione. Con un unico gesto si sceglie tra le cinque posizioni disponibili e l'intera meccanica (con particolare riferimento ai settaggi dei dispositivi elettronici) si predispone al meglio per la situazione con la quale si è alle prese. Sulla Discovery debutta il Terrain Response 2, la cui novità più importante consiste nella presenza della posizione Auto. All'atto pratico, significa che la vettura è capace di riconoscere in maniera autonoma la gran parte delle circostanze e che vale la pena di selezionare manualmente le diverse modalità soltanto quando si affrontano percorsi specialistici come il nostro.

Su strada promette bene. In condizioni particolari come queste è difficile, anzi impossibile, dare un giudizio anche soltanto sommario sulle qualità stradali. Quello che si può dire con certezza, però, è che la Discovery, in effetti, restituisce un'inedita sensazione di leggerezza, potenziale indizio di un'inaspettata capacità di gestire l'alta aderenza tipica dell'asfalto. Se così fosse, non sarebbe un pregio da sottovalutare, perché questa sport utility, per quanto orgogliosa delle sue qualità fuoristradistiche, nel mondo reale trascorrerà più tempo a viaggiare che a guadare fiumi. In questo senso, basta dare un'occhiata all'abitacolo, che prevede sette posti e una splendida capacità di riconfigurarsi. Giusto per dire, i sedili possono essere spostati e ripiegati tramite una app che trasforma il vostro smartphone in una sorta di telecomando. E poi c'è il confort, che è davvero di livello assoluto: in questo percorso off-road, la Discovery ha digerito buche che somigliavano a voragini.

Da Pitlochry (Scozia), Alessio Viola