Rina, la barchetta italiana che nasce da un ricordo
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Rina, la barchetta italiana che nasce da un ricordo

Si chiama come la nonna di José Mignatta, ha un V8 americano (davanti) e il carbonio tutto intorno

di Nicolò Minerbi |

Eravamo quattro amici al bar… Una bocciofila, per la precisione. E gli amici in realtà erano tre, quelli della Automobili Mignatta: José (Mignatta, appunto), Davide (Dessì) e Nunzio (Annunziata). Il primo, nella vita di tutti i giorni, è uno che dà filo (di carbonio) da torcere ai concorrenti: dietro alla sigla made in Italy più apprezzata per questo materiale, JM, c'è proprio lui. Il secondo è un designer, oltre che di linee, anche di cerchi. Che si chiudono (non preoccupatevi, poi capirete). Il terzo è l'uomo del marketing, che a questo team sabaudo porta in dote il guizzo della sua mediterraneità d'oltremanica (visto che fa la spola tra qui e l'Inghilterra). E pensare che tutto questo, un anno fa, non c'era ancora. E non ci sarebbe mai stato se a José, a furia di realizzare i sogni degli altri, non fosse venuto un dubbio. «Non è che nel cassetto, magari, un sogno ce l'ho anch'io?». La risposta? È stata no. Anzi, ma. Perché dentro al cassetto un sogno non c'era, ma un ricordo sì. Quello di sua nonna, Rina appunto (classe 1922). Più che una donna, un simbolo. Di tutti quelli che nel dopoguerra hanno fatto grande l'Italia. Gente capace di realizzare anche i sogni che non aveva, tanto andava forte. Insomma, se c'è stato il boom, un motivo c'era.

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