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Sfreccia a 350 all'ora, ma è un ragazzo umile e sorridente. L'abbiamo intervistato a Misano, dopo la consegna della sua nuova Mercedes
È un ragazzo d'oro, Andrea Kimi Antonelli. L'avevo scritto un anno fa nella nostra prima intervista (la trovate su Quattroruote di aprile 2025) e lo ribadisco ora, dopo averlo incontrato in pista a Misano. Dove la Mercedes gli ha consegnato la sua nuova auto, una AMG GT. E proprio qui, ancora una volta, ha dimostrato umiltà, testa sulle spalle, capacità di farsi amare dal pubblico. Ha un sorriso per tutti, Kimi. Trova un attimo per i fan anche quando un attimo non ce l'ha. Vuole portare quel sorriso contagioso sulla bocca di tutti. E questo non è assolutamente scontato in un pilota di Formula 1. Ed è (anche) per questo che nella nostra intervista esclusiva non abbiamo parlato di Formula 1. Concentrandoci sul ragazzo – d'oro, appunto – che c'è dietro a quella visiera che sfreccia a 350 all'ora.
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Ti hanno appena consegnato una AMG GT, ma qual è stata la tua prima automobile? Qual è il primo ricordo che hai legato alle stradali?
Devo dire che per essere la prima auto sono stato molto fortunato, era la stessa che ho ricevuto oggi. Devo dire che è una macchina bellissima, semplice da guidare e anche particolarmente sicura. Non è soltanto una sportiva, ma è pure una vettura che puoi usare tutti i giorni. Ho bellissimi ricordi, legati alla AMG GT.
Guidi le auto più veloci al mondo in pista: che cosa si prova a passare da una macchina da corsa a una stradale, pur sportiva?
Con le stradali mi rilasso molto. Con le Formula 1 pensi ad andare più forte che puoi, cerchi di guidare il più velocemente possibile. Mentre con una stradale, e soprattutto con una macchina come questa che comunque è adatta all'uso quotidiano, devo dire che guidando, appunto, mi rilasso molto. Anzi, me la riesco anche a godere tantissimo, quando vado in giro su strada, perché lo trovo anche un modo per sciogliere la tensione dopo i weekend di gara.
Che cos'è per te il limite?
Il limite? Il limite per me è il cielo. Alla fine in Formula 1 credo che il limite sia il cielo. Ovviamente, l'obiettivo a livello di pilota è cercare di avvicinarsi sempre di più a quel limite e certe volte cercare addirittura di sorpassarlo, quasi per sbloccare un nuovo livello, per alzare questa asticella. Devo dire che è una cosa molto affascinante: noi piloti cerchiamo di raggiungere quel livello di perfezione. Anche se credo che, alla fine, la perfezione non sia mai raggiungibile, perché si potrà sempre fare meglio. Però avvicinarsi sempre di più a quella perfezione, a quel limite e, anzi, cercare anche di toccarlo è una cosa davvero stimolante, che comunque io cerco sempre di inseguire.
E come fai per trovarlo in pista?
In pista cerco soprattutto di guidare la macchina molto istintivamente e di divertirmi il più possibile. Queste sono le cose che mi aiutano ad avvicinarmi sempre di più al limite: correre senza alcun pensiero, non aver paura di sbagliare. Ma anche guidare rilassato, evitare di essere teso. Sono tutti dettagli che mi aiutano a cercare di estrarre la massima performance e a sfruttare fino in fondo ogni componente.
L'ultima volta che ti abbiamo intervistato ci hai fatto emozionare con un concetto: lo stato di grazia quando guidi. Ce lo racconti?
Sì, credo che sia uno dei momenti più belli quando guidi un'automobile da corsa. È come se tu fossi in una bolla dentro la quale ci sei soltanto tu, la macchina e la pista: non c'è nient'altro. Io la descrivo come una delle sensazioni più belle in assoluto, perché praticamente guidi in maniera autonoma, è come se mettessi l'autopilota e utilizzi soltanto l'istinto. Molte volte non ti accorgi di nulla: tutto ti viene in modo naturale e non ti rendi neppure conto di quello che stai facendo, né di come lo stai facendo. Mi è capitato di essere in questo stato e, in quel momento, di ricevere un team radio: per un attimo ti fa tornare alla realtà, interrompendo quel momento magico. È come essere in un sogno, dove sai che guidi la tua macchina e che la guidi in modo istintivo, senza pensieri. E quello è veramente il momento in cui diventi tutt'uno con la macchina: è come se le stessi parlando, come se riuscissi a instaurare una conversazione con lei. Riesci a sfruttare fino al limite il grip, in ogni curva sei capace di dare il massimo e tutto avviene in modo naturale, facile. Non è facile ovviamente entrare in questa zona, in questo stato di grazia, perché ci vuole comunque tanta concentrazione e bisogna anche avere grande fiducia nelle proprie capacità e pure in quelle dell'automobile. Ma quando entri in quell'incanto, provi una delle sensazioni più belle al volante.
Hai iniziato a correre da piccolissimo: ti ricordi la prima volta su una Formula?
Sì, era il giorno del mio compleanno. Mio padre mi fece fare qualche giro perché stavano facendo un test con il team. Eravamo a Cremona e ricordo che è stato un momento speciale perché, alla fine, la monoposto è completamente diversa dal go-kart. Cambiano le misure. Anche il circuito sembra immenso quando si passa alla macchina. E la vettura stessa, in sé, è più grande. Hai molti più punti morti e pure la visuale è ridotta. È stato davvero speciale, soprattutto quel primo giro out, ero gasato. Sentire la potenza del motore, il grip...
Noi ti vediamo sempre molto pacato, ma c’è qualcosa che ogni tanto ti fa perdere le staffe?
A livello di guida, quando sento di non aver fatto il massimo, perché magari non mi sono preparato come dovevo, oppure quando non rispetto i piani: il mio obiettivo quando vado in pista è cercare di fare sempre il 100%, di riuscire a massimizzare ogni volta la performance. Però certe volte può capitare che non ci riesca. Quando sento che potevo far meglio, potevo prepararmi meglio o potevo comportarmi meglio in pista, ecco, quello mi fa un po' arrabbiare.
Oggi si parla tanto del fatto che i giovani sono molto lontani dall'auto. Secondo te è vero?
Per me non è così. Credo che la Formula 1 stia crescendo moltissimo e che un sacco di ragazzi si stiano avvicinando a questo sport meraviglioso. Penso che alla fine l'automobile, ma i motori in generale, attireranno sempre un sacco di persone, un sacco di ragazzi, anche perché questo è un mondo davvero speciale.
La tua auto dei sogni è del passato oppure è una supercar di oggi?
Mi piacciono molto le automobili moderne, ma mi sto avvicinando anche a quelle del passato perché ci sono storiche che sono davvero spettacolari. Quando andai a Stoccarda rimasi impressionato dal fascino di molte vetture storiche. Una delle macchine dei miei sogni è la Mercedes CLK GTR, la stradale derivata dal modello di Le Mans. Non sarà facile riuscire a ottenerla, ma la ritengo spettacolare.
Come gestisci la popolarità, che nel tuo caso è esplosa in maniera particolarmente rapida?
Cerco di godermela nel modo giusto: non mi voglio far trasportare. Però è comunque una cosa molto bella: se riesci a prenderla nel modo giusto, può veramente fare la differenza. Devo dire che a me piace rendere felici le persone, anche con un piccolo gesto. È una cosa che mi piace molto fare.
Se potessi tornare indietro nel tempo, quale consiglio daresti al Kimi esordiente?
Al Kimi dell'anno scorso direi in primis di non preoccuparsi, di non avere paura di sbagliare, di non pensare troppo al risultato finale, cosa che purtroppo facevo. Di focalizzarsi su quello che sta accadendo nel momento, di non pensare al futuro. E anche di cercare di divertirsi il più possibile, perché alla fine ho la fortuna di fare quello che amo e che ho sognato sin da quando ero piccolo e, quindi, è giusto che me la goda. Ovviamente, è un lavoro, una professione: gareggiare ai massimi livelli non è facile, perché richiede anche un sacco di sacrifici. Però alla fine faccio quello che amo, ho questa fortuna, ed è quindi la naturale conseguenza che mi riesca a divertire il più possibile quando guido la macchina.
Come ti vedi tra dieci anni?
In Formula 1, dopo aver vinto più di un campionato del mondo. E con tante vittorie. Al volante, ma pure nella vita privata.
Il giovane talento italiano ha ritirato la sua nuova AMG GT al Misano World Circuit, durante l'Aci Racing Weekend. Ad attenderlo, centinaia di tifosi, che dopo aver visto le varie gare di Formula Regional, TCR e GT Endurance si sono fermati sperando di riuscire a farsi un selfie con il pilota bolognese
Durante l'Aci Racing Weekend, la Mercedes ha consegnato a Kimi Antonelli la sua nuova macchina, una AMG GT 63 4Matic+ Coupé. Il colore scelto per questo esemplare è un rosso acceso, abbinato a cerchi neri con finitura diamantata. Sobri gli interni, con sedili sportivi di pelle nera e qualche accento rosso, come per esempio sulle cinture. Trattandosi di una vettura che il pilota bolognese utilizzerà su strada, questa due porte è totalmente identica a quella che qualsiasi automobilista può comprare in concessionaria. La meccanica è quindi di serie e prevede un motore V8 biturbo di 4.0 litri montato all'anteriore: in questa versione, l'M177 si differenzia per vari elementi specifici, soprattutto a livello di raffreddamento. Le turbine sono montate tra le bancate (il cosiddetto schema a V calda) e gli intercooler sono stati riposizionati, mentre il basamento ha un sistema di circolazione attiva dell'olio e una nuova coppa. Affinati anche i condotti di aspirazione e scarico, così da avere una migliore efficienza e prestazioni ancora più elevate.
Sulla sua AMG GT, Kimi ha a disposizione 585 cavalli e 800 Newtonmetro di coppia, erogati da 2.500 a 4.500 giri, che vengono scaricati a terra da un evoluto sistema di trazione integrale, abbinato a un cambio automatico a nove marce. Per archiviare lo 0-100 bastano 3,2 secondi, mentre la velocità massima è di 315 km/h. Punta alla quale non siamo riusciti ad avvicinarci in pista a Misano, dove ci siamo goduti qualche giro da passeggero con Kimi al volante.
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