Q Storie
Denza Z9GT, 1.156 CV e tre motori: l’elettrica che sfida Porsche
Presentarsi nel territorio più esclusivo richiede coraggio. Anche qualcosa in più, se arrivi da lontano con ambizioni enormi, soluzioni tecniche sofisticate e la convinzione di poter (già) sedere al tavolo dei grandi
Non è mai bello prendere spunto da sé stessi, tanto più quando il soggetto è un altro e garbo imporrebbe di lasciare che entri in scena da solo. Con la Denza Z9GT, però, un breve preambolo autobiografico ci sta. Quasi necessario, perché una delle mie storie d'amore più grandi, automobilisticamente parlando, è stata la Porsche Taycan. Un amore forte, intenso, per certi versi sorprendente. Di certo inaspettato, perché le auto elettriche non è che lascino tiepidi soltanto gli altri. Spesso ci siamo in mezzo, a questi altri, e credevo quindi di essere immune alle EV. Certe emozioni non possono prescindere da cilindri, benzina, rumore, vibrazioni: lo pensavo e lo penso, ma la Taycan all'epoca mi si infilò sottopelle per come gestisce il suo rapporto con l'asfalto, per la capacità di essere maledettamente Porsche anche senza il becco di un pistone, per quel modo di interpretare l'elettrico senza la minima venatura ideologica. E la Z9GT la ricorda, eccome se la ricorda.
Non perché sia la stessa cosa. Non lo è, né vorrebbe esserlo. Ma perché dentro questa shooting brake enorme e potente – anzi potentissima, visto che i cavalli sono 1.156 – si ritrova l'idea di un'elettrica che non si presenta come futuro obbligatorio, ma come oggetto del desiderio. Da lì in avanti, la ricetta è tutt'altra: cambiano i toni, le ambizioni sono differenti ed è radicalmente diverso il modo in cui tutta questa potenza viene messa a terra e trasformata in racconto.
C'è poi un altro filo, sottile ma tenace, che lega quest'auto a Stoccarda. Una specie di astuzia della storia, per dirla con Hegel (sì, proprio lui, nientemeno: ho controllato e non compariva sulle nostre pagine dal novembre del 2019, un vuoto che mi pareva doveroso colmare). Denza nasce nel 2010 come joint venture paritetica tra BYD e Daimler: metà Cina elettrica, metà cultura premium teutonica. Un'intuizione quasi visionaria, per l'epoca, quando l'auto a batteria era ancora più promessa che industria. Poi, come spesso accade, la storia cambia traiettoria: nel 2021 Mercedes-Benz riduce la sua quota al 10%, lasciando agli orientali il controllo operativo, e dal 2024 esce del tutto. Oggi Denza è una creatura BYD a tutti gli effetti ma, in filigrana, porta ancora addosso qualcosa del momento in cui Shenzhen e Stoccarda provarono a immaginare insieme il futuro. Di quell'atto originario rimane la tensione tra premium e luxury: da un lato l'ambizione di entrare nell'arena che da decenni è territorio naturale di Audi, BMW e della stessa Mercedes, dall'altro il desiderio di spingersi ancora più in alto. E di lambire, magari, la Porsche. Non quella di oggi, con le sue difficoltà e le sue crepe industriali, ma quella degli ultimi 25 anni, virtualmente perfetta e apparentemente invincibile.