Scenari
Chi si rivede
Silk-Faw, il fantasma della Motor Valley: debiti, Cina e la S9 di Walter de Silva coperta di polvere
Siamo tornati a Reggio Emilia per toccare con mano quel che rimane della disastrosa avventura promossa da Jonathan Krane
Silk-Faw. Chi si ricorda di questa azienda e del suo progetto automobilistico? Ad alzare la mano saranno ben pochi. A Reggio Emilia, qualcuno in più, visto che ogni tanto la vicenda della fallimentare joint venture tra la statunitense Silk EV e la cinese Faw fa capolino nella cronaca locale. Del resto, a più di quattro anni dalla nostra inchiesta sull'iniziativa promossa da Jonathan Krane ("Il mistero dei cinesi scomparsi", fascicolo di ottobre 2022), che aveva l'ambizione di costruire supercar innovative nella Motor Valley, questa storia ha lasciato dietro di sé quasi soltanto debiti e strascichi giudiziari. Se torniamo a parlarne è perché abbiamo avuto l'opportunità di toccare (letteramente) con mano la sua unica eredità a quattro ruote: la S9, ferma in un angolo di un capannone e ricoperta di polvere.
È il caso, però, di fare un riepilogo dei fatti. Il progetto, a ben vedere, parte con i giusti presupposti e, soprattutto, con una strategia logica e razionale: prendere il meglio dell'intellighenzia automobilistica italiana (manager, designer, ingegneri) e integrarlo in un mix di competenze gestionali americane e fondi cinesi. Tutto parte nell'aprile del 2020, quando Silk EV e Faw annunciano l'accordo di joint venture per produrre vetture di alta gamma in Emilia-Romagna. Seguono intese con le autorità locali e, ciò che più colpisce, incarichi a grandi nomi dell'automobile italiana. Ne bastano alcuni per comprendere l'ambizione di Krane: Walter De Silva, Amedeo Felisa, Roberto Fedeli.