Le terre rare sono l’arma segreta della Cina. E l’Occidente ora paga il conto
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Le terre rare sono l’arma segreta della Cina. E l’Occidente ora paga il conto

Indispensabili per la transizione energetica, sono diventate un asset strategico: Pechino è monopolista globale, gli Usa provano ad accaparrarsele. E l'Europa? Tentenna

di Alessio Lana |

Missili, televisori, auto. Non c'è campo in cui le terre rare non trovino spazio. Anzi di più, non siano fondamentali. Questi 17 elementi che ricadono sotto l'etichetta di lantanidi (anche se due, tecnicamente, non ne fanno parte) in realtà non sono una novità assoluta né sono così rari. Scoperte nel '700 in Svezia (da qui il nome del più noto, lo scandio), sono tornate alla ribalta a partire dagli anni dopo la Seconda guerra mondiale grazie agli investimenti nel digitale e nell'aerospazio di Usa e Urss, per poi divenire, con la transizione energetica, una necessità globale. Le troviamo in tutto ciò che è elettronico, dagli smartphone all'intelligenza artificiale, ma anche in motori elettrici, batterie, pannelli fotovoltaici, turbine eoliche. Come raccontano Paolo Gila e Maurizio Mazziero in "Geopolitica delle terre rare" (Hoepli), sono così importanti da essere diventate un asset strategico e la Cina le sfrutta ampiamente a livello politico. Fin dagli anni 60, Pechino si è concentrata a scovarle, sfruttarle e raffinarle, convinta, a ragione, che sarebbero diventate l'oro del futuro. E l'Occidente l'ha lasciata fare: raffinare e purificare questi elementi che non si trovano mai in alte concentrazioni (per questo sono definiti "rari“) richiede procedimenti chimici altamente inquinanti e così Stati Uniti e UE hanno permesso che la Cina facesse il lavoro sporco per loro. Di più: hanno permesso che diventasse la monopolista globale. Così ora ci presenta il conto. 

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