Sicurezza
Inchiesta
Bambini senza cintura o seggiolino, Roma e Milano sono una giungla fuorilegge ma nessuno interviene
Altissimo il numero di persone che lascia ancora figli e nipoti slegati nell'abitacolo, mettendoli a rischio. Impunemente
La buona notizia? Che i morti sulle strade italiane sono in diminuzione. La cattiva è che tra questi ci sono ancora troppi bambini. Secondo l'Asaps (Associazione amici della Polizia stradale), le vittime d'età compresa tra zero e 13 anni sono state 34 nel 2024, quasi tre al mese, di cui 20 a bordo di auto. Erano 50 in totale soltanto un anno prima.
Trend in calo anche qui, dunque, e numeri in assoluto non elevatissimi. Ma andate a raccontare la statistica a chi ha perduto un figlio o una figlia. E che spesso, oltre al dolore, si trova a fare i conti con il senso di colpa, magari per non avere assicurato correttamente, cioè con cinture e seggiolino, i piccoli presenti nell'abitacolo.
Sì, perché sbagliamo se crediamo che ormai tutti trasportino i propri figli o nipoti osservando le norme di legge, che prevedono – lo ricordiamo – che i bambini non soltanto indossino le cinture, come tutti gli occupanti di un'auto, ma usino gli appositi seggiolini e rialzini con schienale fino a quando non raggiungano il metro e cinquanta di altezza. Dati ufficiali non ce ne sono, poiché il Codice della strada parla genericamente di "sistemi di ritenuta" senza distinzione tra le cinture di sicurezza e i seggiolini. E quindi le relative violazioni finiscono tutte nel medesimo calderone. Noi, per avere un'indicazione tendenziale, abbiamo fatto una rapida indagine empirica nelle due città più grandi d'Italia, Roma e Milano, verificando le condizioni di trasporto dei minori nei pressi di alcune scuole primarie, in zone semicentrali e periferiche dove maggiore è il ricorso all'auto privata per il trasporto casa-scuola. Ebbene, ciò che è emerso ci ha lasciati di stucco. Chi porta in giro i bambini magari legati con la cintura, ma senza seggiolini, o addirittura liberi nell'abitacolo oppure in braccio a un genitore sul sedile anteriore, non costituisce una trascurabile minoranza di trasgressori, quasi fisiologica in ogni civiltà complessa, ma rappresenta circa la metà (un po' di più a Roma, un po' di meno a Milano) degli automobilisti interessati. Il tutto nell'assoluta indifferenza generale: un "liberi tutti" che non si consuma soltanto nel chiuso degli abitacoli, ma coinvolge inevitabilmente la responsabilità di società e istituzioni.