Da icona del V8 a plug-in: un anno con Grand Cherokee 4xe
Prove su strada

Da icona del V8 a plug-in: un anno con Grand Cherokee 4xe

Nata in un’epoca di muscoli e pistoni, oggi si muove in un mondo piegato alle normative. Abbiamo misurato questa distanza in un test di 50 mila km

di Gian Luca Pellegrini | foto di Bin Jia |

Quando presentarono la Grand Cherokee, al Salone di Detroit del 1992, fecero le cose in grande. Misero il mitologico Bob Lutz al volante della nuova Suv, gli piazzarono accanto il sindaco e gli dissero di propellersi attraverso una gigantesca parete di vetro, facendolo irrompere sul palcoscenico davanti a centinaia di giornalisti arrivati da tutto il mondo. Eravamo in America, in America si facevano quelle cose lì e Detroit – intesa come capitale dell’auto – si poteva permettere certe cafonate. Quei tempi, ma soprattutto quegli atteggiamenti, sembrano appartenere a una stagione dell’industria automobilistica ormai irripetibile, e non solo perché il vecchio Bob – onusto di soldi e di gloria - si gode la collezione di auto d’epoca nella sua bella mansion a nord del Michigan e ha smesso di attraversare vetrate. Oggi certe presentazioni ai giornalisti non si fanno più - un po’ perché le Case piangono miseria (lo facevano anche quando straguadagnavano, va detto), un po’ perché i saloni sono roba del passato (come i giornalisti, si direbbe) e un po’ perché se uno presentasse una macchina sfondando una vetrata lo prenderebbero per scemo; soprattutto, delle Big Three è rimasta una pallida imitazione di ciò che furono. GM e Ford hanno trascorso gli ultimi anni inseguendo strategie spesso contraddittorie, oscillando tra mode manageriali, rivoluzioni tecnologiche e ripensamenti successivi, fino a perdere buona parte della storica capacità di indicare una direzione all’industria. La Chrysler, invece, ha seguito un destino diverso: dopo quella stagione creativa con i due Bob alla guida – Eaton e Lutz -, la sua storia è diventata una lunga sequenza di fusioni, separazioni, acquisizioni, salvataggi e cambi di proprietà fino all’approdo in FCA prima e Stellantis dopo.

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