Kia Stonic, il restyling le dà carattere ma il vero gioiellino resta il motore
Prove su strada

Kia Stonic

Kia Stonic, il restyling le dà carattere ma il vero gioiellino resta il motore

Il tre cilindri turbo 1.0 e lo sfruttamento degli spazi interni sono le doti migliori. Da affinare il comportamento dinamico nelle situazioni limite

di Lorenzo Facchinetti | foto di Massimiliano Serra |

Si dice spesso che la bellezza sia negli occhi di chi guarda, e in parte è vero. Ma nel design industriale esistono chiari principi – proporzioni, armonia, coerenza – che tendono a essere riconosciuti da tutti. Più un'auto riesce ad avvicinarsi a questi canoni, maggiori saranno le probabilità di successo. Perché diciamolo chiaro: se una macchina è bella, quasi sempre il cuore avrà la meglio sulla testa. Un esempio è la Jeep Avenger, senza dubbio un buon prodotto, ma prima di tutto azzeccata dal punto di vista stilistico. E difatti è saldamente in testa alla classifica della B-Suv più vendute. Mentre un outsider che da oggi potrebbe anch'essa far leva proprio sull'aspetto esteriore è la Kia Stonic, sul mercato dal 2017 ma mai con un ruolo da protagonista. Adesso, con il pesante restyling che la allinea alle più recenti Kia, i suoi contenuti, già solidi prima, potranno essere valorizzati. 

Oltre al riuscito maquillage estetico, la Stonic si rinnova pure all'interno, sempre prendendo spunto da ciò che è stato introdotto da poco in gamma: doppio schermo ricurvo per strumenti e infotainment, nuovo volante multifunzione a due razze e sistemi di assistenza aggiornati. La gamma ruota attorno a un unico propulsore, il noto 1.0 T-GDi a 3 cilindri, che può essere puramente termico (100 cavalli, prezzi da 22.800 euro), oppure mild hybrid (115 cavalli) con cambio a 6 marce (come l'esemplare del test, 26.250 euro in allestimento intermedio Style) oppure automatico a doppia frizione. 

Proprio questo millino, turbo a iniezione diretta, con distribuzione a 4 valvole e catena, è l'aspetto che mi ha convinto maggiormente della Stonic. Non che straveda per questo frazionamento, sia chiaro, ma fra tutti – visto che il "tre" è la norma fra le B-Suv – quello coreano è uno dei più riusciti. Non patisce troppo le vibrazioni tipiche di questo layout, è piuttosto silenzioso e, soprattutto, ha una finestra d'utilizzo estesa: pronto ed elastico ai bassi regimi, se c'è da allungare non si tira indietro, frullando fiero fino a quota 6.500. E i numeri rilevati sottoscrivono questa brillantezza.

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