Prove su strada
Porsche 911 Turbo S: 1.200 km in 24 ore per capire la supercar più completa
Milano-Stoccarda e ritorno con la 911 più potente, che ora prevede il T-Hybrid
Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con le supercar: grande goduria in pista o lungo una bella strada guidata, ma per tutto il resto soltanto ansia e timori. Quelli che nascono dall'avere troppi occhi addosso, dalle forme estreme della carrozzeria che non restituiscono bene ciò che hai attorno, dalla paura di perdere per strada carbonio a ogni rampa o tombino. Senza contare i compromessi in viaggio: confort talvolta modesto, spazio per riporre le proprie cose ridotto all'osso.
Tutte così, tranne una: la 911. Sarà che le linee morbide e i suoi occhi rotondi mi hanno sempre rassicurato, che i comandi lì dove li vorresti mi mettono pace; che ci vai in giro dappertutto, bello sereno, come se fosse una Golf qualsiasi. Con la sottile differenza che la Turbo S in questione, stando alla sua carta d'identità, è pacificamente eleggibile come supercar. E altre così duttili e versatili, sinceramente, non mi sovvengono.