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Volvo XC60Al volante della D5 da 235 CV

 

Un portafoglio clienti di tutto rispetto (in nove anni la prima generazione ha sfiorato il traguardo del milione di unità vendute) e un primato, quello della Suv premium di taglia media più venduta in Europa, da difendere con i denti: per presentarsi all’altezza del non facile compito la XC60 s’appoggia alla piattaforma delle Volvo più grandi, quella della XC90 insomma (qui il nostro Diario di bordo). Rispetto alla quale mostra uno stile più fluido, oltre ovviamente a dimensioni più consone ai gusti europei.

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Vita a bordo. Il punto di seduta è alto ma non troppo, sicché non c’è bisogno di arrampicarsi per entrare, e non si rischia di sporcarsi urtando il brancardo quand’è il momento di abbandonare un abitacolo che con la succitata sorella maggiore condivide parecchio, dall’impostazione generale a molti elementi della componentistica. Ne esce un ambiente spettacolare, a cominciare dalla plancia, forte di rivestimenti ugualmente apprezzabili alla vista e al tatto. Così come da prima della classe appaiono i sedili, per eleganza delle forme e qualità di supporto e contenimento. A separarli c’è un tunnel quanto mai voluminoso, altrettanto elegante nell’esecuzione ma ancora un po’ provvisorio nell’assemblaggio, a testimonianza della gioventù produttiva delle vetture disponibili per questo primo test: in concessionaria la XC60 arriverà soltanto a estate inoltrata, con prezzi superiori di circa 4 mila euro rispetto al modello attuale, a pari motorizzazione e allestimento.

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Come va. Il primo contatto è con la D5, forte della variante più potente (235 CV) del due litri turbodiesel svedese. Che si rivela capace di garantire una risposta pronta e decisa, accompagnata da una sonorità molto attenuata: il primo tassello di un quadro di confort che di sicuro rappresenta la miglior dote della Suv Volvo. L’isolamento dall’esterno è altrettanto curato (col contributo fra l’altro dei cristalli laterali accoppiati) sicché l’ambiente di bordo risulta ovattato, indipendentemente dall’andatura: marcia silenziosa dunque, e spazio per apprezzare le virtù del sontuoso impianto audio firmato Bowers & Wilkins.

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A completare il pacchetto ci pensano le buone qualità di assorbimento sullo sconnesso, anche in presenza dei generosi pneumatici da 20”, previsti in opzione e proposti nella circostanza: l’assetto è piuttosto morbido, col rovescio della medaglia di un inserimento in curva non proprio fulminante. D’altronde, il già citato ricorso alla piattaforma della sorella maggiore si traduce in una stazza piuttosto elevata, superiore di circa 80 kg a quella della vettura che va a rimpiazzare, che finisce inevitabilmente per riflettersi sulla maneggevolezza, anche se nei cambi di direzione si apprezza uno sterzo più reattivo, rispetto alla XC90. Va detto comunque che, una volta stabilizzato l’assetto di curva, l’appoggio è gradevolmente sincero, e che nel passaggio dalla modalità Confort alla Dynamic la vettura recupera in scioltezza di comportamento più di quanto vada sacrificato in morbidezza.

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Sistemi di assistenza alla guida. Come già accennato, la risposta del propulsore appare più che sufficiente per far fronte alla mole e sostenere il ritmo, mentre il suo impeccabile accoppiamento con l’automatico a otto rapporti assicura una marcia fluida in ogni circostanza. Con l’eventuale, tranquillizzante supporto del Pilot Assist, il sistema di assistenza alla guida attivo da 0 a 130 orari, per l’occasione affinato nelle risposte ma qui proposto soltanto in opzione. Da rimandare invece ai test in pista, com’è ovvio, la verifica operativa delle immancabili primizie in tema di dispositivi di sicurezza, che debuttano assieme alla XC60: l’intervento attivo dello sterzo nel controllo corsia (anche su indicazione del sensore angolo cieco), nella frenata automatica (fino a 100 orari) e nell’evitamento del veicolo proveniente in senso opposto, operativo da 60 a 140 orari.

Da Barcellona, Massimo Nascimbene