Simon Carrier, inglese, laureato all’Università del Surrey, è chief designer della Toyota Yaris Wrc; nel suo passato c’è molto motorsport. La sua carriera è iniziata come esperto di galleria del vento per conto della Lola e della Lotus; si è poi occupato di telai, strutture e progettazione dell’architettura dei veicoli per conto della Ford e della Nissan, dedicandosi alle auto di quest’ultima (e della Reynard) per Le Mans. Nel mondo dei rally, ha lavorato dal 1997 al 2001 sulle Subaru Impreza del team Prodrive, poi è stato chief designer per la Ford M-Sport dal 2002 al 2007. Dal settembre del 2015 è chief designer della Toyota Gazoo Racing e, in particolare, della Yaris Wrc 2017.
Quanto è cambiata, rispetto ai primi esemplari che avete provato?
Lo sviluppo, rispetto ai prototipi che hanno iniziato a girare nell’aprile scorso, è continuo: è un processo ininterrotto di test e di miglioramento fin da allora, quindi è difficile che ogni parte della vettura sia rimasta la stessa.
Quali pensa che siano oggi i punti ancora deboli della vettura?
Non credo che ci sia alcun punto debole. Quando abbiamo iniziato a provare la macchina, siamo rimasti sorpresi di quanto fosse già veloce e affidabile: questo ha voluto dire disporre di una grande base da sviluppare.
Quanto tempo serve per sviluppare un’auto Wrc che parte da un foglio bianco?
Credo sia davvero difficile dire quanto tempo serva, perché non possiamo usare tutto il tempo necessario, ma solo quello che abbiamo realmente a disposizione… Di sicuro abbiamo avuto solo pochi mesi per provare. Questa è stata la sfida, ma siamo riusciti a mettere insieme la macchina piuttosto rapidamente per poterla testare su strada.
Pensa che la Yaris Wrc andrà meglio sulla terra o sull’asfalto?
Difficile dirlo, perché la macchina è interamente nuova e le regole sono cambiate. Anzi, tutte le macchine sono nuove e, al momento, è impossibile sapere dove potremmo essere più forti.
Che cambiamenti potrete fare tra una gara e l’altra, tra le prove su asfalto e quelle su terra?
Le sospensioni sono piuttosto diverse, hanno una differente escursione; i freni sono diversi, perché le ruote per l’asfalto sono differenti; l’aerodinamica è invece stabilita dalle regole del Wrc e dobbiamo usare lo stesso set-up su terra e asfalto.
Avete un pilota nuovo come Latvala, che ha appena firmato per la Toyota: potrebbe essere un problema o la sua professionalità gli permetterà di capire subito la macchina?
Per me, dal punto di vista del progettista, non è importante chi guiderà la macchina; noi realizziamo una vettura che possa andare bene con qualsiasi pilota. Poi, ogni driver potrà adattarla con un assetto più consono alle sue esigenze.
Ci sono differenze tra le due vetture per i due piloti?
Essenzialmente no, le macchine sono le stesse per entrambi i piloti. Durante lo sviluppo, i driver possono lavorare sulle loro preferenze di set-up, ma la base è identica.
Da Helsinki, Emilio Deleidi
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