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Curiosità

Questioni di stile

Quando i designer fanno flop - FOTO GALLERY

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SsangYong Rodius (2004). Anche se nel passato di grosse monovolume palesemente belle non ne sono esistite molte, questa certamente è andata nella direzione opposta. Un trattamento della terza luce laterale più conservativo l’avrebbe resa noiosa, ma accettabile.

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Subaru XT (1985). Negli anni ’80 le auto made in Japan erano il più delle volte banali, al punto da passare inosservate quando transitavano sulle nostre strade (rare, per via del contingentamento). Alla regola sfuggiva questa coupé. Nel senso che si notava eccome...

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Pontiac Aztek (2001). Non bastasse il frontale, che sembra la sovrapposizione dei musi di due auto diverse, anche fianchi e coda non scherzano: l’unico problema è stabilire se sono più barocchi o più pesanti, o le due cose assieme.

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Opel Corsa TR (1982). Pensando a quanto fosse armoniosa la prima Corsa, quella coda visibilmente posticcia ci sta proprio male. E dire che non era mancato lo sforzo di darle una sua autonomia stilistica: per esempio, abolendo le bombature sui parafanghi della due volumi.

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Zastava 101 (1971). Chiunque abbia fatto un weekend in Slovenia o in Croazia ne ha incrociata una: era la versione yugoslava, con portellone, della nostra 128. Solo che dietro le avevano “attaccato” la coda della Simca 1100.

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Maserati Karif (1988). Anche i ricchi piangono. Ovvero, quando avere un marchio nobile sul cofano non dà la garanzia di ottenere una bella silhouette. Dalla gemmazione pressoché infinita dell’originaria Biturbo uscì anche questo modello, non esattamente baciato dal successo.

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Lancia K Coupé (1996). Già la berlina, dovendosi confrontare con il mostro sacro Thema, non aveva acceso gli animi. Peggior sorte toccò alla coupé, ottenuta tagliando il pianale e cucendoci una coda complicata, che dava quasi l’impressione che l'auto fosse stata tamponata.

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Renault Avantime (2001). Per carità: coraggiosa, era coraggiosa. Il tentativo di mettere insieme una monovolume e una coupé era sicuramente un tema difficile, ma non impossibile. Della serie, l’alunno si impegna, ma con scarsi profitti.

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Volkswagen 412 (1972). Vi siete mai chiesti come mai la prima Golf sia stata da sempre osannata? Perché prima della Golf la Volkswagen faceva questa "cosa" qui. Motore posteriore del Maggiolino tirato fino a 1800, estetica che si commenta da sé.

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Fiat Oggi (1982). Le piccole tre volumi non sono mai venute bene a nessuno, questo è un dato di fatto. Certo, però, che l’idea di derivare dalla 147, versione brasiliana della 127 a fine carriera, una berlina classica è stata quantomeno rischiosa…

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Talbot Tagora (1980). A cavarcela con poco, si potrebbe fare la battuta: per forza che la Talbot è sparita. Ma pur con tutta la comprensione per i travagli industriali che ne accompagnarono la nascita in seno al Gruppo PSA, qualcosina in più era lecito attenderselo sul piano dello stile.

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FSO Polonez (1978). Quando c’era ancora la Cortina di ferro, la “Fiat polacca” ebbe l’idea di riabbigliare un vecchissimo pianale di origine 1300/1500 con una carrozzeria alla moda. Idea encomiabile, visto che nel blocco dell’Est la creatività era quel che era. Quanto al risultato…

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Seat Toledo (2004). Se la Renault Avantime era una monovolume-coupé, questa era una… monovolume e mezzo. In pratica, una Altea (che era una gradevole Mpv, al debutto) con un accenno di coda di cui non si è mai ben compresa l’utilità.

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Matra M530 (1967). Prima che arrivasse la Simca e la sostituisse con la Bagheera (quella coi tre posti affiancati) la francese Matra aveva in listino questa coupé, con motore V4 Ford e una linea quantomeno contorta e disarmonica.

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Nissan Micra C+C (2005). Quello delle coupé-cabrio, con hardtop rigido ripiegabile, è sempre stato un tema difficile, perché impone code alte nelle quali ospitare l’ingombrante cinematismo del tetto. Ecco un esempio efficace di queste difficoltà.

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AMC Pacer (1975). Bizzarro tentativo di fare un’americana compatta in pieni anni Settanta: larga come le “solite” berline yankee ma corta, alta e arrotondata, con motori a sei cilindri di quattro litri di media.

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Zundapp Janus (1957). Strutturalmente ricalcava l’idea dell’Isetta (e della a sua volta derivata BMW 600) nella porta frontale, qui raddoppiata perché ce n’era una anche in coda. Davanti e dietro era praticamente identica: bisognava concentrarsi per capire da che parte entrare per raggiungere il volante.

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Reliant Robin Mk3 (1999). Fino all’inizio del millennio in Gran Bretagna avevano un loro mercato le "three wheeler". A parte una stabilità quantomeno aleatoria (ma questo è un altro discorso) anche le risultanze estetiche erano assai modeste.

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Chevrolet HHR (2006). Sorta di clone della Chrysler PT Cruiser, seguiva il filone delle “finte” neo rétro, cioè di carrozzerie che si ispiravano in modo generico ad auto del passato. Nel 2007 venne organizzato un lancio per la stampa europea durante il quale vennero comunicati i prezzi per l’Italia, anche se da noi non fu mai importata.

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Triumph TR7 (1975). Negli anni ’50 e ’60 la Triumph firmò alcune tra le più desiderabili coupé e roadster europee. Peccato che abbia chiuso il cerchio (e… la saracinesca) con questa sportiva di dubbio gusto. Non era decisamente un periodo facile, per le auto inglesi.

Se, come suggerisce la saggezza popolare, non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace, un testo come quello che state per leggere può essere interpretato in mille modi a seconda delle sensibilità e del gusto individuali. Perché stavolta parliamo delle automobili esteticamente meno riuscite degli ultimi decenni e siamo certi che chiunque di voi avrà da concordare, smentire, aggiungere o eliminare qualcosa rispetto alla nostra lista. Senza la presunzione di essere dogmatici, vi spieghiamo quantomeno come abbiamo composto la selezione. 

L’estetica non è tutto. Innanzitutto, non è una graduatoria, ma segue un ordine volutamente casuale nei tempi, nei generi e nei nomi. Abbiamo evitato di inserire modelli attualmente in vendita, perché crediamo che a stili discutibili occorra il più delle volte farci l’occhio e sia ingiusto e prematuro cantare il de profundis di una linea prima di averla lasciata sedimentare. Inoltre, abbiamo elencato solo vetture la cui scarsa avvenenza ci sia apparsa fine a se stessa e non fosse il seguito anche di soluzioni funzionali. Un esempio: secondo un'opinione diffusa, la Fiat Multipla del 1998 non andrebbe annoverata tra i capolavori di stile, ma le sue oggettive stranezze rispondevano a esigenze pratiche innegabili (sei posti su due file e molto spazio per la testa). Analogamente, non abbiamo voluto mescolare vetture dai destini difficili con valutazioni meramente estetiche. L'Alfa Romeo Arna del 1983 fu un azzardo sul piano industriale e un autogol su quello dell’immagine, però esteticamente non era disastrosa: era solo una banale figlia dei suoi tempi. Il che è tutto un altro discorso.

Il vostro giudizio. Quale, tra quelle elencate, secondo voi è la più brutta? Ne avete in mente altre che avrebbero dovuto rientare nella gallery? Bene, in fondo il nostro scopo era anche questo: stimolarvi, provocarvi anche un po'. Fateci sapere qual è la più brutta per voi.

Marco Visani