Riciclo
Black mass: il tesoro nascosto delle batterie che l’Europa deve saper sfruttare
I rischi della competitività europea
Il regolamento sulle batterie ha introdotto obblighi di riciclaggio per quelle esauste e quote di contenuto riciclato nelle nuove, ma, prosegue Colapinto, «la transizione potrebbe essere costosa e rischia di minare la competitività dei produttori di batterie europei: non ha molto senso negare la nostra black mass ai cinesi, se poi consegniamo loro il mercato dei prodotti finiti». Concorda Alessandro Danesi di Seval, tra i leader nella triturazione di batterie: «Fino a oggi la black mass europea è stata esportata soprattutto in Oriente. In particolare, la Cina ha una capacità di trattamento consolidata rispetto alla quale noi siamo indietro di almeno cinque anni».
Il crollo dei prezzi e i costi operativi
Il problema è che con la chiusura dei canali cinesi e filippini, le aziende europee riescono a piazzare la black mass solo a imprese che riconoscono un quinto del prezzo. Ciò non basta a coprire i costi operativi e, visto che sono i produttori a farsi carico delle perdite, si rischia che queste vengano scaricate sul prezzo finale, riducendo ulteriormente la competitività rispetto alle batterie asiatiche.
Dazi e sussidi: una strategia per il futuro
Quindi la Cina vince sempre? Non è detto. «Disporre di sbocchi asiatici per la black mass», conclude Colapinto, «potrebbe aiutarci a consolidare la nostra capacità di raccolta e triturazione e a far crescere il trattamento chimico per estrarre i minerali». Farlo in Europa costerà di più, ma il gap potrebbe essere compensato applicando dazi alle batterie d'importazione, per poi reinvestire quel denaro per sovvenzionare l'intero settore del recupero materie prime.