Pneumatici
Sailun e il maxi centro prove in Cina: la sfida ai big della gomma
850 campi da calcio: a tanto equivalgono i 6,08 milioni di metri quadri di quello che – a lavori ultimati – sarà uno dei più grandi centri prove per pneumatici e vetture al mondo. Al momento le aree di prova, inclusa quella dedicata ai test Adas per veicoli a guida autonoma, coprono più della metà della sua estensione, mentre la restante parte, incluso un anello di alta velocità da 400 km/h, dovrebbe essere completata entro tre anni. Utilizzo il condizionale perché siamo in Cina, e i tempi potrebbero – contrariamente a quanto accade dalle nostre parti – accorciarsi rispetto alle previsioni. All’ombra della Grande Muraglia la velocità con cui le cose accadono è impressionante.
Lo conferma la storia del maggiore azionista del nuovo centro prove nella provincia di Shandong: il gruppo Sailun, che ne detiene il 57% di proprietà, mentre fra gli altri principali shareholders c’è la casa automobilistica FAW. Sailun ha iniziato a costruire pneumatici nel 2003 e oggi è già il decimo produttore al mondo per fatturato, pari a 4,2 miliardi di euro. Nove stabilimenti, ventunomila dipendenti, centosei milioni di gomme per auto all’anno, ventisette milioni per bus e camion e oltre quattrocentoquarantasettemila tonnellate di prodotti per applicazioni speciali.
A caccia di performance
Alle nostre latitudini, soprattutto per i non addetti ai lavori, il marchio Sailun dirà ancora poco, vista la sua giovane età e l’assenza, per ora, di vetture europee omologate con queste coperture. I più attenti, però, ricorderanno il nostro servizio sul numero di novembre 2025, in cui abbiamo dato sfogo in pista ai 1.548 cavalli della cinese Xiaomi SU7, prima con pneumatici Sailun Podium Track PT01 di primo equipaggiamento, o meglio di quello che ne restava dopo che il suo proprietario, lo youtuber Kainian Liu, l’ha spremuta al Nürburgring per circa 150 km, per passare poi a delle Pirelli PZero Trofeo RS nuove di zecca, che la Xiaomi offre nel pacchetto racing. Fra i due set ballavano solo poco più di due secondi sul nostro circuito. (guarda qui il video).
Tutto nasce nei laboratori
Nei giorni scorsi sono volato in Cina proprio per conoscere meglio la singolare storia del gruppo Sailun, che affonda le sue radici nella Qingdao University of Science and Technology (Qust), con quattromila docenti e oltre quarantamila studenti. Qui le conoscenze e l’intuito del professor Yuan Zhongxue, dal 1990, si sono concentrate sullo studio dei processi costruttivi, per poi dar vita nel 2002 alla Mesnac, oggi fra le più grandi aziende al mondo nella realizzazione di macchinari per la produzione di gomme. Altra realtà del gruppo nata nei laboratori è la Ecombine, che sfrutta il processo di miscelazione dei componenti in fase liquida brevettato dall’EVE Rubber Research Institute, con l’obiettivo di creare mescole più omogenee e migliorare scorrevolezza, grip sul bagnato e resistenza all’usura. In Sailun la chiamano Liquid Gold Technology, riservata ai propri prodotti con il nome commerciale EcoPoint3.
Dalle auto ai mezzi da cava
Oltre alle fabbriche da milioni di gomme, nel mio giro d’Oriente ho visitato l’immenso impianto chimico Ecombine, da cui escono duecentomila tonnellate di mescole ogni anno destinate ai pneumatici per auto. Non poteva mancare un’occhiata agli stabilimenti Mesnac, incluso quello che realizza gli stampi, anche per marchi concorrenti. Dopo un paio d’ore di strada, eccomi alla Maxam, azienda dedicata alle ruote di mezzi agricoli e da cantiere, con diametri che possono arrivare a sessantatré pollici: parliamo di ruote da oltre 50.000 euro l’una per applicazioni molto specifiche, che fino a poco tempo fa erano appannaggio esclusivo di Michelin, Bridgestone e Goodyear.
Chi fa da sé… e vende agli altri
Al termine del ciclo produttivo c’è la parte di logistica dei magazzini e delle spedizioni. Qui torna in primo piano la strategia del gruppo già adottata per Mesnac: sviluppare una tecnologia per ottimizzare i propri processi e poi venderla anche agli altri. È il caso degli impianti di smistamento merci della Kengic, che arrivano a gestire ventimila pezzi all’ora, altro fiore all’occhiello del gruppo cinese. Dopo molte ore di visite e oltre millecinquecento chilometri di trasferimenti tra uno stabilimento e l’altro, mi è chiaro l’approccio di quest’azienda. E c’è da scommettere che con questi ritmi di crescita la sua posizione nella classifica dei produttori è destinata a cambiare. I big della gomma sono avvisati…