Gruppo Volkswagen
Blume sotto pressione: l’AD si gioca il futuro tra Cina e ritardi tecnologici
Gli ultimi mesi non sono stati facili per l’amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Oliver Blume. Dopo forti insistenze e pressioni da parte degli azionisti e dei sindacati, il manager tedesco ha dovuto accettare, obtorto collo, di lasciare il timone della Porsche per concentrarsi esclusivamente sul costruttore di Wolfsburg.
Peccato che ora Blume sia tornato nel mirino dei mercati, convinti che il dirigente - libero dalle incombenze di Zuffenhausen - debba finalmente portare a casa i risultati attesi, soprattutto sui dossier più delicati: Cina e progressi tecnologici. Un anno davvero decisivo.
Un anno decisivo
A riaccendere i riflettori su Blume è la Reuters, con un lungo approfondimento che raccoglie richieste e malumori di investitori e azionisti. In sintesi, l’ad dovrà quest’anno superare una prova cruciale: “dimostrare di poter arginare il declino in Cina e colmare il divario tecnologico con i rivali”, due aspetti considerati fondamentali per rilanciare Volkswagen. Blume ha lasciato la Porsche a Michael Leiters (nella foto sopra) ottenendo in cambio anche il rinnovo quinquennale del suo contratto al vertice del gruppo, un atto di fiducia delle famiglie Piëch e Porsche. Ma proprio per questo ora gli investitori pretendono risultati concreti e - come sottolinea l’agenzia - la loro pazienza “si sta esaurendo”.
Aumentano le pressioni: il nodo Cina
Le valutazioni della Reuters si basano su colloqui con sei azionisti, tra cui alcuni grandi fondi. Tutti concordano sul punto chiave: Blume deve dimostrare la solidità delle sue strategie. Lo ribadisce Marc Liebscher della SdK, che rappresenta 9.000 piccoli azionisti: “La pressione su di lui è enorme. Il margine di errore ormai è ridotto ai minimi termini.”
Il primo dossier è la Cina, dove Volkswagen ha perso progressivamente il suo primato sotto i colpi di concorrenti come BYD e Geely. Non tutto è responsabilità di Blume, che ha varato la nuova strategia “in Cina per la Cina”, puntando su prodotti più allineati alle esigenze locali. Per Moritz Kronenberg di Union Investment, uno dei primi 20 soci del gruppo, “quanto fatto finora è promettente”, ma restano rischi soprattutto nel caso in cui VW volesse aumentare le esportazioni di auto e componenti prodotti in Cina. In quel caso i sindacati tornerebbero sul piede di guerra, una prospettiva — ricorda Hendrik Schmidt di DWS, tra i primi 10 azionisti — vista negativamente dal mercato per le possibili ripercussioni sulle attività operative.
Ritardi tecnologici e Rivian
Le difficoltà in Cina riflettono anche i ritardi tecnologici di Volkswagen. Liebscher è netto: “Tra poco saranno 20 anni dall’avvento dell’iPhone. È sconcertante, persino scioccante, che Volkswagen non sia ancora in grado di sviluppare autonomamente un software competitivo.”
Blume ha provato a invertire la rotta investendo nella Rivian (nella foto sopra il pick-up R1T) e nella sua architettura “zonale” di nuova generazione. Ma anche questa mossa è finita sotto osservazione. Kronenberg definisce la partnership “l’aspetto più fragile” della strategia e ribadisce che la partita tecnologica è decisiva per il successo nel mercato occidentale, soprattutto considerando i problemi interni di Cariad.
Blume rischia davvero il posto?
Non sorprende, quindi, che gli eredi delle famiglie fondatrici — provati dalle pesanti perdite degli ultimi anni sia su Volkswagen che su Porsche — stiano monitorando da vicino i progressi di Blume. Secondo un portavoce della Porsche Automobil Holding, azionista di maggioranza, il CEO ha finora dimostrato di saper guidare l’azienda in un contesto complesso, ma ora è “importante proseguire con coerenza nell’attuazione delle strategie”.
In altre parole, il recente rinnovo del contratto non garantisce affatto l’immunità: basti ricordare che il predecessore Herbert Diess fu licenziato a metà mandato. E come osserva Schmidt, Blume è certamente in grado di gestire i rapporti con le famiglie Piëch e Porsche, ma “questo non lo esonera dall’obbligo di soddisfare le loro richieste”.