Caro carburanti
Targhe alterne, limiti più bassi in autostrada, GPL per cucinare: sono queste le risposte alla crisi energetica?
L’automobilista finisce al centro delle misure anti‑caro carburante proposte dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che ha elaborato un decalogo per ridurre i consumi di petrolio. L’obiettivo dell’organizzazione intergovernativa autonoma fondata nel 1974 a Parigi è abbattere l’uso di greggio e alleggerire la pressione sui portafogli delle famiglie, messa a dura prova dalle tensioni in Medio Oriente.
Letto però dal punto di vista di chi si muove ogni giorno in auto, molte delle 10 proposte appaiono problematiche, in particolare quelle che riguardano le targhe alterne, i limiti di velocità più bassi e un uso ridotto del GPL per chi guida una bifuel.
Targhe alterne nelle grandi città
Secondo l’AIE, razionare la circolazione dei veicoli a giorni alterni nelle grandi città ridurrebbe la congestione del traffico, con un risparmio nazionale stimato tra l’1% e il 5% del petrolio usato dalle auto. L’Agenzia stessa riconosce che l’efficacia può essere limitata se la misura non è supportata da eccezioni mirate (car pooling, taxi, servizi di ride‑hailing) o se applicata in modo non coordinato con i servizi di trasporto pubblico.
In realtà, questa soluzione rischia di scaricare il peso della crisi sugli automobilisti, senza offrire alternative strutturali e paralizzando la mobilità di chi non dispone di mezzi pubblici efficienti. Una misura che finirebbe per penalizzare soprattutto le fasce più deboli: chi ha un reddito elevato può magari permettersi un’elettrica esentata, mentre il pendolare con un’unica auto datata rischierebbe di restare a piedi.
Ridurre i limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h
Imporre alle auto di viaggiare più lentamente in autostrada ridurrebbe il consumo di petrolio di un singolo conducente del 5%-10%, calcola l’AIE. Per i mezzi pesanti, il risparmio stimato sarebbe intorno al 5%.
Il risparmio teorico, però, si scontra con l’allungamento dei tempi di percorrenza e con i costi logistici per le imprese. Un limite più basso, se non accompagnato da una fluidità perfetta del traffico, rischia di accentuare l’effetto fisarmonica, con frenate e ripartenze continue che fanno aumentare i consumi reali. Un rallentamento forzato della rete autostradale potrebbe inoltre congestionare i nodi critici, aumentando le code e, di conseguenza, le emissioni complessive, penalizzando ulteriormente la produttività in una fase economica già fragile.
Dirottare il GPL dai trasporti alla cucina
La tesi dell’AIE è che limitare l’uso di GPL delle auto bifuel, dirottandolo verso usi prioritari come la cucina - vitale per 2,3 miliardi di persone in Asia - potrebbe aiutare a gestire eventuali carenze di fornitura. In Italia, però, il GPL è impiegato quasi per metà nei trasporti (circa 45–50%) e per oltre il 40% negli usi civili, che comprendono riscaldamento, acqua calda e cottura dei cibi. Dirottarlo dall’autotrazione alla cucina, quindi, non significa spostare una quota marginale, ma intervenire su una delle principali destinazioni del carburante.
Per gli automobilisti, la (difficile) attuazione di una simile raccomandazione avrebbe ricadute economiche immediate: chi guida una bifuel sarebbe costretto a utilizzare solo la benzina, con rifornimenti più frequenti a causa della ridotta capacità del serbatoio. Peraltro, proprio in una fase storica in cui il GPL sta diventando una sorta di carburante rifugio. La misura rischia inoltre di ignorare gli investimenti tecnologici fatti dai consumatori, penalizzando chi ha scelto una mobilità più economica e a minore impatto ambientale.
Altre idee
L’AIE avanza infine altre raccomandazioni: lavorare da casa fino a tre giorni a settimana ridurrebbe il consumo nazionale di petrolio delle auto del 2%-6%, mentre car pooling e guida efficiente potrebbero tagliare la domanda di carburante del 5%-8%. Importante anche evitare i viaggi aerei quando esistono alternative.
Infine, l'Agenzia sottolinea come i governi possano intervenire subito per mitigare l’impatto dei rincari energetici sulle bollette dei consumatori, citando l’esperienza del 2022. L’analisi punta però anche a una strategia di lungo periodo: il rapporto suggerisce riforme profonde per rafforzare la sicurezza energetica. Ed è questo, probabilmente, l’aspetto più condivisibile del piano.