Guerra all'automobile
La vergogna di Milano
Come alcuni di voi sapranno, Quattroruote ha sede nell'hinterland milanese. Per questo, siamo particolarmente attenti alle politiche dell'amministrazione Pisapia. Che da tempo ha lanciato una guerra santa contro l'automobile, vista come il simbolo stesso del male. Appoggiato da due ineffabili assessori, Maran e Granelli, il sindaco ha deciso che la priorità, in una città alle prese con ben altri problemi, è prendersela con gli automobilisti. Ha introdotto il balzello dei 5 euro per entrare in centro. Ha ridotto i marciapiedi, in ossequio a spesso sbandierate e mai precisate norme europee. Ha inventato piste ciclabili criticate dagli stessi ciclisti. Ha tolto parcheggi ovunque, evidentemente convinto che le automobili spariscano come nei cartoni animati, facendo "puf". Ha riempito le strade cittadine, quelle a tre corsie, di autovelox del tutto inutili: o meglio servono a riempire le magre casse del Comune. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come ha scritto Il Sole 24 Ore, Milano è la città che fa più multe in Italia: 170,5 euro di sanzioni per patentato l'anno. Chiamato in causa, lo stesso Pisapia ha cercato di giustificare i 132 milioni e spiccioli incassati dal proprio Comune vaneggiando d’investimenti su “piste ciclabili e mobilità alternativa”.
Il fatto. Ieri è andata in scena l'ennesima vergogna alla milanese. Nelle 662 pagine del Documento di programmazione, qualcuno aveva inserito una frasetta che avrebbe fatto pagare i 5 euro del ticket Area C anche a Gpl, metano e ibride, finora esenti. Un consigliere se n'è accorto ed è esploso il bailamme. L'assessore al commercio D'Alfonso, per difendere la norma, ha detto testualmente: "Il numero di questi veicoli è particolarmente basso e l’effetto sulle casse è marginale. Nella logica di Area C non è prevalente la tutela ambientale, ma la riduzione del traffico". In pratica, il contrario di quanto sempre detto dalla giunta Pisapia per dare una parvenza di coerenza a un'iniziativa contestatissima. Peggio la toppa del buco, insomma. Il sindaco s'è precipitato in Consiglio per cercare di raddrizzare la situazione, vista la levata di scudi dell'opposizione. E infine la frasetta è stata tolta, innestata in fretta e furia la marcia indietro.
Automobilisti come Bancomat. Ora, proprietari di ibride e auto a gas sono salvi (per ora). Ma quello che è successo ieri è vergognoso. È stata la testimonianza di come la seconda città d'Italia non soltanto abbia verso i problemi del traffico un approccio prettamente ideologico, nel più totale disprezzo delle valutazioni pragmatiche, ma soprattutto ammanti di virtuosi significati scelte che sono in realtà brutalmente economiche. Sarebbe il caso che chi amministra le nostre città dimostri una buona volta un minimo di onestà intellettuale e ammetta senza mezzi termini "Non abbiamo più una lira. L'unico modo di sopravvivere è di spremere il Bancomat più comodo in giro: l'automobilista". Non sarebbe una giustificazione. Ma almeno non si prenderebbe in giro la gente.
Gian Luca Pellegrini