Il cinema ha spesso reso le auto dei miti e le auto hanno spesso trasformato pellicole di ben poca consistenza in grandi successi. Basti pensare a film come “Bullit”: non è certo da considerare un capolavoro se non per l'interpretazione di Steve McQueen e per alcune scene di inseguimenti per le strade di San Francisco, dove la protagonista è una Ford Mustang GT390 Fastback del 1968. È da allora che la capostipite di tutte le muscle car statunitensi è entrata nella leggenda dell'automobilismo. Il mito, però, è destinato a scomparire. E la colpa, non certo il merito, è della crescente propensione dei costruttori, americani e no, ad abbandonare i propulsori endotermici ad altissime prestazioni per concentrare tutte le attenzioni sull'elettrico. Del resto, le muscle car pagano le conseguenze della loro stessa natura: hanno motori sovradimensionati e carrozzerie esagerate, fanno letteralmente tanto rumore e, soprattutto, hanno consumi elevati. Non a caso, la prima, vera crisi l'hanno affrontata pochi anni dopo la loro apparizione sul mercato con la crisi petrolifera degli anni 70 del secolo scorso.  

Esagerate per natura. Eppure, sono subito tornate in auge, a dimostrazione di come la loro stessa esistenza sia connaturata con un certo modo di vivere di una parte degli americani: tutto all'insegna di quella esagerazione che gli europei non riescono a comprendere e, in alcuni casi, a digerire. Ora, invece, la loro fine è segnata perché con l'elettrificazione sarà quasi impossibile replicare tutte le loro caratteristiche distintive, a partire da quel rombo tipico di veicoli con cubature mostruose e soluzioni meccaniche solitamente sfruttate nelle competizioni. È un destino ormai segnato, per quanto non sia dietro l’angolo, ovviamente. Sulle strade, non solo americane, continueranno a circolare indisturbate per diversi anni, ma saranno sempre di meno e sicuramente meno benvenute di quanto non lo siano oggi.

Storia di una leggenda. Eppure la loro non è certo una vita lunga se confrontate con le sportive di stampo europeo. Le muscle car nascono, infatti, quando nel Vecchio Continente erano già entrate nelle leggenda delle competizioni automobilistiche marchi come la Bugatti, l'Alfa Romeo, la Ferrari o la Mercedes. La data di nascita è il 17 aprile del 1964, quando la Ford toglie i veli alla prima Mustang. Voluta espressamente dall'allora dirigente dell'Ovale Blu, Lee Jacocca e disegnata da David Ash e Joseph Oros, monta un motore V8 da 2,8 litri e 105 cavalli, poca cosa rispetto alle cubature o alle potenze degli anni successivi. Nonostante fosse ispirata alle supercar europee, aveva una sua specifica identità americana grazie alle sue linee squadrate e aggressive. Sin da subito è un successo: la Ford prevede di venderne in un anno 100 mila esemplari ma già nel primo mese raccoglie 22 mila ordini e in due anni ne sforna 1,5 milioni. D'altro canto la Mustang nasce nel pieno del boom economico del dopoguerra quando l'ottimismo era a livelli tali per cui per gli americani non c'erano limiti invalicabili da superare. Neanche il cielo lo era e infatti è in quel periodo che gli Stati Uniti organizzano lo sbarco sulla Luna. 

Il tocco di Shelby. A ogni modo, la Mustang diventa la muscle car per eccellenza grazie a un altro mito dell'automobilismo come Carrol Shelby, che mette mano alla “cavalleria” e lancia prima la GT350 e poi la GT500 con il propulsore 428 Cobra Jet, un mostro - almeno per l’epoca - da ben 340 cavalli. La pony car dell’Ovale blu entra così nel mito e, come tutti i grandi miti, trova sulla strada degli agguerriti nemici: nel 1966 arriva sul mercato la Dodge Charger e l'anno dopo la Chevrolet Camaro. Con il loro arrivo nasce una triade che caratterizzerà una corsa continua all'aumento delle cubature, delle prestazioni e delle volumetrie all'insegna di un'esagerata manifestazione della più pura identità automobilistica americana. Il tuning spinto ai massimi livelli - e non si tratta solo di sistemi Nos o compressori volumetrici - alza ancor più su l'asticella, mentre il cinema aggiunge un ulteriore tocco di esagerazione. Un esempio, per quanto unico nel suo genere, è legato alla saga di “Fast & Furious”. Nei suoi tanti capitoli la protagonista è una Dodge Charger del 1968 ed è sulla base di questo mostro da 900 cavalli che è stato sviluppato un esemplare unico dotato di un motore Hemi da 9.4 litri di cilindrata e qualcosa come 2.250 cavalli. Ne esiste solo un esemplare al mondo, ma la Casa americana ha voluto cavalcare[BF1] il successo della saga lanciando sul mercato, al modico prezzo di oltre 32 mila dollari, un apposito propulsore riservato a gare tipicamente americane come le Drag Race: è l'Hemi Hellephant, un V8 da 7 litri e 1.000 cavalli.

La nuova famiglia Mustang. Ora con l'elettrificazione non si parla più di cavalli, se non indirettamente. A farla da padroni sono i kilowatt, che spesso vengono convertiti in cavalli vapore per una questione di puro e semplice confronto. Per la Mustang i kilowatt sono già oggi una realtà. La Ford ha deciso di replicare uno dei tratti distintivi della sua prima muscle car, ossia l'ampia disponibilità di versioni e allestimenti (nei primi anni erano disponibili tre diverse carrozzerie e 11 combinazioni di motori e cambi), per creare una nuova famiglia di veicoli puramente elettrici. Così sono arrivate prima la crossover a batteria Mustang Mach-E, poi la sua versione ad altre prestazioni GT. E per il futuro sono pronte altre sorprese, visto che a Dearborn, per dimostrare le potenzialità dell’elettrificazione, stanno testando una dragster a batteria, la Mustang Cobra Jet 1.400, accreditata dell'equivalente di oltre 1.500 cavalli. Peccato che il rombo delle vecchie Mustang non possa certo essere compensato con i sibili del propulsore elettrico, ma gli appassionati possono comunque accontentarsi del rumore delle versioni endotermiche ancora in commercio, magari quello della Shelby 1.000 del 2016. Per quanto tempo rimarrà sul mercato ancora non si sa. Di certo per la Ford l'addio ai motori a scoppio è ormai dietro l'angolo. In Europa la data di phase-out è stata fissata per il 2030 e la Ford ha anche firmato un accordo, alla Cop26 di Glasgow, per lo stop alle endotermiche entro il 2040. 

Addio alle "vecchie maniere". Dunque, la Mustang tradizionale avrà ancora qualche anno di vita grazie anche all'arrivo di una versione ibrida verso la metà del decennio, mentre per la sua concorrente più agguerrita, la Camaro, la fine sembra già vicina. Conferme ufficiali non ce ne sono, ma a quanto pare la produzione dell'attuale generazione (la sesta) sarà terminata nel 2024 per lasciare spazio, nel giro di un anno, a un'erede del tutto diversa: si parla genericamente di una berlina elettrica ad alte prestazioni.
Non dissimile sarà il percorso che intende intraprendere la Dodge. Infatti, per l'amministratore delegato, Tim Kuniskis, i modelli sovralimentati sono ormai arrivati agli ultimi giorni della loro esistenza e pertanto le muscle car Charger e Challenger sono destinate ad adottare la piattaforma elettrica Stla Large del gruppo Stellantis. Kuniskis ha anche promesso per l'anno prossimo la presentazione di un prototipo in grado di anticipare, nelle forme e nei contenuti, un modello a batteria da svelare già nel 2024. Di conseguenza, sono destinati a sparire i mostruosi propulsori della famiglia Hellcat come già avvenuto nel 2018 per le varianti Demon, mentre l'ormai famoso V8 Hemi non sembra avere ancora molta strada da percorrere. Dunque, quel lamento quasi viscerale dei modelli Dodge più pompati, che ha segnato la rinascita del marchio statunitense, è destinato a sparire dalle highway. Il destino è ormai segnato: le muscle car diventeranno dei pezzi da museo, ma rimarranno nell’immaginario collettivo con la loro aurea leggendaria. È il prezzo da pagare sull’altare della mobilità elettrica.