F1, Test Bahrain
McLaren davanti con Norris, Audi catalizza l'attenzione dei tecnici
La prima giornata di test in Bahrain si chiude con la McLaren davanti a tutti, ma come è giusto ricordare durante ogni sessione di prove, il singolo giro cronometrato dice meno di quanto sembri. Per onore di cronaca, Lando Norris ha firmato il miglior riferimento in 1’34”669 nella sessione pomeridiana, primo a scendere sotto il muro dell’1’35” su una pista finalmente più gommata dopo una mattinata passata alle prese fra sabbia e grip precario. Dietro di lui Max Verstappen, staccato di 129 millesimi con la sua Red Bull. Terzo Charles Leclerc con la Ferrari, a mezzo secondo.
Se si guarda al confronto con il passato, l’impressione è chiara: siamo ancora molto lontani dal vero potenziale delle monoposto 2026. La pole di Oscar Piastri lo scorso anno era stata un 1’29”841: oggi parliamo di circa cinque secondi in più, con mappature motore conservative, tanto carburante a bordo e programmi diversi tra squadra e squadra.
Ferrari: tanti giri e testa bassa
In casa Ferrari la giornata è stata costruita sull’accumulo di dati, più che sulla ricerca del giro secco. Leclerc ha chiuso terzo, ma il vero numero interessante è un altro: 80 giri per il monegasco, sommati ai 52 di Lewis Hamilton al mattino fanno oltre due gran premi sul tracciato di Sakhir.
La SF-26, almeno in questa fase, ha girato in configurazione base. L’obiettivo dichiarato è capire prima la piattaforma, poi iniziare a stratificarci sopra aggiornamenti mirati. Hamilton in questo senso è stato chiaro: “Con la vettura base stiamo ancora provando tante cose diverse, stiamo cercando di trovare la finestra in cui lavora meglio: come ottimizzare le gomme, il pacchetto aerodinamico, l’altezza da terra, il bilanciamento meccanico”.
La mattinata del sette volte iridato è stata tutt’altro che semplice: pista “green”, tanta sabbia, vento trasversale e persino un testacoda innocuo nelle prime ore di lavoro. In chiusura di turno Hamilton ha parlato di monoposto “con molto meno carico aerodinamico”, più corte e leggere, ma anche “più divertenti da guidare”, con un feeling che ha paragonato quasi a un rally per il modo in cui si muovono quando il retrotreno si slega.
Audi R26 molto diversa da Barcellona
Se c’era una vettura che tutti volevano vedere da vicino oggi, quella era l’Audi R26. Non tanto per i tempi – Nico Hulkenberg ha chiuso nono, a un decimo dall’Alpine di Gasly – quanto per il pacchetto aerodinamico completamente nuovo rispetto allo shakedown di Barcellona.
A Hinwil hanno portato un’interpretazione estremizzata del concetto “zero pod” lanciato dalla Mercedes nel 2022. Le bocche dei radiatori non sono più orizzontali e larghe, ma strette e verticali, aderenti al telaio. Il volume classico del sidepod, visto alla presentazione di Berlino, è stato letteralmente svuotato: lo spazio esterno è liberato spostando il cono antintrusione il più indietro possibile, come consentito dal regolamento. Da fuori si nota una fiancata che quasi scompare in corrispondenza degli specchietti, lasciando un canale pulito per l’aria diretta verso il retrotreno.
È una soluzione che va oltre quanto visto sulla Mercedes W13, sempre nella logica dell’effetto suolo, e che suggerisce un importante ripensamento del layout dei radiatori. Per ottenere una carrozzeria così rastremata, è verosimile che parte della massa radiante sia stata sagomata e collocata sopra il V6, con un packaging interno molto aggressivo. Il risultato è una fiancata sinuosa, dall’andamento inedito per una F1 moderna, quasi un omaggio – aggiornato al 2026 – a certe soluzioni a bocca verticale viste sulla Ferrari 640 di John Barnard nel 1989.
L’Audi oggi ha messo insieme 122 giri complessivi, segnale importante dopo i problemi emersi allo shakedown. Hulkenberg ha però causato una delle due bandiere rosse di giornata, fermandosi alla penultima curva a inizio sessione pomeridiana.
Power unit Ferrari, segnali incoraggianti
Dietro a Leclerc, la quarta posizione di Esteban Ocon con la Haas dà un altro indicatore utile sul chilometraggio delle power unit Ferrari. Il francese ha messo insieme 115 giri, risultando uno dei maratoneti di giornata, mentre il totale conseguito dai propulsori di Maranello sale a 354 giri se si sommano anche quelli della Cadillac di Valtteri Bottas e Sergio Perez. Il messicano ha chiuso 14°, il finlandese 16°, con in mezzo l’Audi di Gabriel Bortoleto.
Mercedes, profilo basso
In casa Mercedes-AMG Petronas il cronometro racconta una storia lontana dalla realtà: George Russell è sesto a quasi un secondo e mezzo da Norris, Andrea Kimi Antonelli è 11° a quasi tre secondi. Il giovane italiano è sceso in pista solo nel finale di sessione pomeridiana, complice un problema individuato sulla W17 che ha ritardato il programma.
La Mercedes sembra aver scelto un lavoro a basso profilo, verosimilmente orientato alla caratterizzazione del nuovo powertrain di Brixworth e a verifiche di base su raffreddamenti e gestione dell’energia. Nessun tentativo di tempo vero, nessuna ricerca del colpo a effetto. I riscontri arriveranno quando il team deciderà di alzare il livello delle mappature: per ora, l’impressione è quella di una squadra che preferisce nascondere le carte.
A centro gruppo
La Top 10 si chiude con Alexander Albon e la Williams, forte di 145 giri complessivi: uno dei chilometraggi più robusti del gruppo, tanto più significativo se si considera che la squadra ha saltato lo shakedown di Barcellona senza apparenti contraccolpi. Carlos Sainz, al mattino, ha chiuso 13° su pista decisamente più sporca.
Giornata a due facce per Racing Bulls: al mattino l’esordiente Arvid Lindblad ha completato 75 giri, praticamente un gran premio e mezzo, ma nel pomeriggio la VCARB03 non è più uscita dai box per un problema tecnico. Per Aston Martin la situazione è ancora più complicata: Lance Stroll ha chiuso con soli 36 giri, frenato da un guasto che ha interrotto il lavoro sulla nuova AMR26.
La Alpine ha vissuto una giornata difficile: oltre alla bandiera rossa causata da Franco Colapinto – fermo in pista al mattino per un problema tecnico e limitato a 28 giri – la squadra ha visto Pierre Gasly chiudere ottavo, in mezzo alla Ferrari di Hamilton e all’Audi di Hulkenberg.