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Cancellate le gare di Bahrain e Arabia Saudita

Davide Reinato
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Formula 1 - Cancellate le gare di Bahrain e Arabia Saudita

La Formula 1 ha ufficialmente cancellato i Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita dal calendario 2026 a causa del conflitto in Medio Oriente. Dopo Suzuka, il Mondiale si fermerà fino a Miami, aprendo una pausa imprevista di quattro settimane che avrà conseguenze molto più profonde di quelle suggerite dalla semplice sottrazione di due weekend. Cambiano i riferimenti per i controlli FIA sulle power unit, si allungano i tempi per gli aggiornamenti aerodinamici e si riduce il chilometraggio stagionale dei motori. Sullo sfondo resta anche il danno economico, con una quota di introiti che le squadre non incasseranno.

Le alternative studiate

L’ipotesi più immediata era quella di restare a Suzuka per un secondo fine settimana consecutivo. Una soluzione apparentemente comoda, ma solo sulla carta. Per il promotore locale sarebbe stato molto complicato assorbire i costi di una gara supplementare organizzata con così poco preavviso, e anche per le squadre una trasferta di due settimane non pianificata avrebbe creato problemi evidenti, sia sul fronte logistico sia su quello della gestione del personale.

Si è guardato anche all’Europa, ma il quadro non migliorava. In quel caso il nodo non sarebbe stato soltanto commerciale o organizzativo: per diversi team mancavano ancora i mezzi via terra e le hospitality necessari per anticipare una trasferta europea. I programmi logistici, infatti, prevedevano la piena disponibilità di quel materiale solo verso l’ultima settimana di maggio, in tempo per Monaco. Anticipare tutto avrebbe significato stravolgere una macchina organizzativa già tirata al limite.

La pausa influenza il fronte tecnico

La cancellazione dei due appuntamenti mediorientali non costringe soltanto ad avere un buco nel calendario. Cambia anche il modo in cui i team leggeranno la prima parte della stagione. Sakhir, in particolare, era il punto scelto da molte squadre per introdurre i primi pacchetti d’aggiornamento sostanziosi. Con una pausa così lunga tra Suzuka e Miami, diversi team hanno deciso di congelare la produzione di componenti inizialmente previste per il Bahrain e di prolungare invece il lavoro di studio in galleria del vento.

Il riflesso forse meno visibile, ma molto pesante, riguarda le power unit. Nel weekend di Shanghai si è parlato dell’ADUO, una delle novità regolamentari del 2026. Il sistema prevede che alla sesta, dodicesima e diciottesima gara la FIA valuti la potenza dei motori termici, concedendo ai costruttori che si trovino ad almeno il 2% dal propulsore di riferimento la possibilità di usufruire di sviluppo aggiuntivo e di ore extra al banco prova.

Nel calendario originario, la sesta gara sarebbe stata Miami. Con la cancellazione di Bahrain e Jeddah, il conteggio slitta invece fino a Monaco. Da qui nasce la richiesta, avanzata da alcuni motoristi e destinata a essere discussa a breve, di rivedere la tempistica e spostare il primo controllo FIA dopo il weekend di Montréal. È uno di quei dettagli che sembrano tecnici solo in superficie: in realtà possono incidere parecchio sugli equilibri della stagione, soprattutto in un anno in cui il peso della power unit è tornato centrale.

Se c’è un aspetto favorevole per i team, riguarda il chilometraggio. Con due weekend in meno, le tre power unit consentite dal regolamento dovranno coprire una distanza inferiore rispetto a quella prevista inizialmente. La stima passa da 18.000 a 16.500 chilometri. È un alleggerimento non marginale, perché in un campionato così tirato ogni margine di affidabilità in più può trasformarsi in libertà strategica nella gestione dei componenti.

Il conto economico resta pesante

Poi c’è la parte che nessuno ama raccontare ma che, puntualmente, decide molti ragionamenti interni: i soldi. Due Gran Premi cancellati significano anche meno introiti da redistribuire. Non è stata comunicata una cifra ufficiale, perché la ripartizione dipende dalla posizione di ciascun team nella complessa architettura del Patto della Concordia, ma le stime parlano di una perdita compresa tra 3,5 e 8 milioni di euro per squadra.

Certo, una parte verrà assorbita dalle minori spese operative dovute a due trasferte in meno. Ma il saldo non è neutro, soprattutto per le strutture che vivono in modo più sensibile ogni variazione del flusso economico stagionale. Per i top team è un fastidio. Per chi sta più indietro, può diventare un problema vero.

Qatar e Abu Dhabi? È ancora presto

Per il momento sarebbe forzato spingersi oltre e mettere già in discussione anche Qatar e Abu Dhabi, che restano lontane nel calendario e oggi non sono oggetto di alcuna decisione formale. Ma sarebbe altrettanto ingenuo far finta che il tema non esista. La cancellazione di Bahrain e Jeddah è arrivata per ragioni di sicurezza e logistica legate a un conflitto che, secondo il quadro attuale, potrebbe protrarsi per mesi; nelle ultime settimane il Golfo ha già dovuto fare i conti con sospensioni di eventi sportivi, chiusure dello spazio aereo e persino episodi che hanno coinvolto l’area di Dubai, snodo centrale per i collegamenti della regione. Per questo, anche se oggi parlare di altre due gare a rischio sarebbe prematuro, l’idea che il finale di stagione possa trovarsi davanti a nuovi dubbi non è affatto impossibile.

Stefano Domenicali, presidente e ceo della Formula 1, ha dichiarato: "Sebbene sia stata una decisione difficile da prendere, in questa fase è quella giusta, vista l'attuale situazione in Medio Oriente. Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare la FIA e i nostri straordinari promotori per il loro sostegno e la loro totale comprensione. Non vediamo l'ora di poter tornare da loro, non appena le circostanze ce lo consentiranno".