Mobilità odierna
Non c'è più religione...
Non c'è dubbio: chiunque abbia un minimo a che fare con il traffico di tutti i giorni, nelle ore di punta ma non solo, ha ben presente che inferno sia districarsi fra auto, moto, camion e... pedoni, tutti rigorosamente in ritardo e quindi ben poco disposti a "rispettare il prossimo".
Decalogo. È forse per questo motivo che la Santa Sede ha deciso di pubblicare la "Pastorale per gli utenti della strada" nella quale è presente anche un decalogo per i potenziali viaggiatori. Una cinquantina di pagine in tutto, suddivise in quattro categorie: gli utenti della strada, quelli della ferrovia, le donne e i ragazzi di strada e le persone senza fissa dimora. E nel precisare quanto "anche un sorpasso spericolato possa provocare del male", il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Consiglio dei Migranti e promotore del documento, ci ha tenuto a ricordare l'altissimo numero delle vittime d'incidenti stradali nel XX secolo: un bollettino di guerra che conta 35 milioni di morti e un miliardo e mezzo di feriti.
Coscienza alla guida. Fra le indicazioni più significative della Pastorale, l'invito a guidare con correttezza, a convincere i giovani a non mettersi alla guida quando non sono in condizione di farlo, ad aiutare il prossimo in difficoltà e le famiglie delle vittime degli incidenti. "Ciascuno, nell'ambito delle proprie competenze - ha precisato il cardinal Martino - deve operare al fine di creare una coscienza generale per quel che riguarda la sicurezza stradale e promuovere un'adeguata educazione dei conducenti, dei viaggiatori e dei pedoni".
Polemiche. Appena diffusa la notizia sono subito scoppiate le polemiche. La stragrande maggioranza degli organi d'informazione si è lanciata a condannare il Vaticano e la Chiesa per la reiterata "ingerenza" in argomenti che non le competono. Permettetici, per una volta, di dissentire. Nessuno deve sentirsi obbligato a fare il segno della croce o a pregare prima di mettersi in viaggio. Ma non si può negare che per alcuni l'auto divenga "un'espressione di potere e di dominio" e che alla guida "si manifestino squilibri che favoriscono la regressione a forme di comportamento primitive", come si legge nel documento: è sufficiente assistere alle liti per il posteggio sotto casa o a quelle per una precedenza non data o, ancora, all'alto numero di pirati della strada e ai danni causati da guidatori ubriachi o drogati per rendersene conto. Alla luce di questi fatti, quotidianamente sotto gli occhi di tutti, la richiesta di diventare un po' più "religiosi" quando ci si mette al volante non pare poi così assurda...
Alessandro Carcano